Una traccia toponomastica medievale parla di una laura basiliana ad Agerola

Come uso spesso dire, i toponimi sono dei “monumenti verbali” che – proprio come i monumenti di tipo architettonico – sono lì a ricordarci fatti, cose e persone di un passato per altri versi scomparso, cancellato.

Caso emblematico, ad Agerola, è il toponimo medievale Laura, che troviamo citato in una scrittura notarile del 1292 [1] che, parlando di una divisione ereditaria di vari beni immobili siti a Caput de Pendulo (antico nome del casale di San Lazzaro) cita una selva situata ubi dicitur Supra lauram e confinante con beni della chiesa S. Marciano di Agerola e con beni della Canonica di Amalfi.

Per struttura, l’espressione Supra lauram ricorda le varie Sopra S. Martino, Sotto S. Martino, Sopra S. Pietro eccetera, che troviamo come nomi di luogo nel Regio catasto onciario di Agerola (1752) e parzialmente ancora in uso per denominare e ubicare un luogo prendendo a riferimento un sito limitrofo di posizione e nome già ben noti. Sono casi che troviamo solo in zone in declivio e, salvo rarissime eccezioni (ad es., Sopra le botteghelle), il sito di riferimento prescelto è quello di una chiesa. Gli avverbi di luogo “sopra” e “sotto” stanno rispettivamente a dire “a monte di” e “a valle di”.

Dunque il luogo del casale San Lazzaro che si denominava Supra lauram era sito lungo un fianco montuoso e si trovava a monte di una allora notoria località detta Laura o La  Laura.

Cos’erano le laure ?

Una laura (o lavra, dal greco Λαύρα) era una struttura monastica che – per così dire – si poneva a metà strada tra l’eremo (nel quale avevamo un monaco solitario) e il cenobio (nel quale vivevano raggruppati più monaci). Infatti, una laura prevedeva una chiesetta o oratorio comune dove si riunivano a pregare, sotto la guida spirituale di un sacerdote (l’igumeno), dei monaci ascetici che, per il resto della giornata, vivevano separati, ciascuno in un suo abituro isolato posto nei dintorni.

In Italia, soprattutto meridionale, abbiamo altri esempi di toponimi che denotano l’antica presenza di laure monastiche di tradizione greco-ortodossa (comunemente dette basiliane). Tra essi troviamo Lauria, nota cittadina presso Lagonegro, e Laura, località presso Paestum. Se essi sono pochi, rispetto al gran numero di lauree che sorsero da noi durante l’alto Medio Evo [2] lo si deve alla “cattolicizzazione” che si ebbe a partire dal Grande Scisma del 1054 e che gradualmente (con una azione in cui si impegnarono anche i nuovi sovrani normanni) fece o deperire o passare a benedettine le varie istituzioni monastiche e chiese che prima avevano seguito il rito greco ortodosso. Al proposito invito i lettori che non l’avessero ancora fatto a visitare la chiesa in grotta di S. Maria Olearia (tra Maiori e Capo d’Orso), coi suoi stupendi affreschi bizantini con scritte in greco. Rimanendo nell’ area del ducato d’Amalfi (che, ricordiamolo, fu nell’ orbita bizantina per quasi sei secoli); a proposito di cristianesimo di culto greco voglio ricordare anche che ad Amalfi abbiamo una chiesa chiamata S. Nicola dei Greci, che a Pogerola è stata di recente riscoperta una chiesa di S. Michele Arcangelo che ha impianto di tipo greco ortodosso e, infine, che i documenti d’epoca attestano come la chiesa di S. Trofimena di Minori fosse officiata da preti greci ancora nel XIV secolo. Anche la presenza del culto di S. Elia a Furore potrebbe avere a che fare con il passaggio ad Amalfi [3] del santo monaco Elia il Giovane (Enna, 822 – Salonicco, 903) fondatore, insieme a S. Saba, di tanti cenobi ortodossi in sud Italia.

Meteora. Uno dei monasteri.jpg

Uno dei sei monasteri rupestri (degli originari 24) che sono ancora funzionanti a Meteora (Tessaglia, Grecia settentrionale), area che l’ Unesco ha giustamente inserito nel Patrimonio dell’umanità.

Dov’era la laura di Agerola?

Rispondere a questa domanda è decisamente difficile, visto che sono da secoli scomparsi i toponimi Supra lauram (attestato) e Laura o La laura (ipotizzato per i motivi di cui sopra).

Tuttavia, possiamo considerare che, dovendo servire all’ascesi, quella laura fosse ubicata fuori dall’area abitata (nucleo iniziale di San Lazzaro). Possiamo inoltre considerare che risultavano particolarmente attrattivi quei contesti orografici caratterizzati da rupi con grotte e grotticelle, da potersi adibire a “celle” per i monaci eremitici, magari con l’aggiunta di un muro e una porta che le rendessero un poco più confortevoli e sicure. Anche la chiesetta ove riunirsi a pregare era di solito posta in zona rupestre.

In base a queste considerazioni, mi sembra che la zona maggiormente indiziata sia quella delle ripide scarpate rocciose che marginano San Lazzaro sui lati di confine con Amalfi e con Conca dei Marini.

Da non escludere affatto è l’ipotesi che la laura eremitica che stiamo cercando fosse ciò che diventò poi quel compatto monastero di S. Salvatore de Cospodi le cui affascinanti rovine (in attesa di urgentissimi interventi di consolidamento!) ci appaiono ancor oggi su una panoramicissima “cuspide” (da cui Cospidi) della scarpata che precipita dal M. Murillo verso la località Finestro, pertinenza di Vettica d’Amalfi.

 

Cospidi, Agerola. Vista dei ruderi.

I ruderi di Cospidi in un’inquadratura che fa apprezzare l’alta panoramicità del sito, ben visibile anche dal centro di Amalfi (foto da Fiengo et al., 1994)

 

convento di Cospidi Agerola

Pianta del piano terra dei ruderi di Cospidi con distinzione delle principali fasi edilizie (da Fiengo et al., 1994).

La più antica scrittura superstite che ci parli di questo alpestre luogo di culto risale all’anno 1092 [4] e menziona S. Salvatore come una ecclesia, non già come un monastero. Inoltre, non vi è nessuna prova documentale che Cospidi sia mai stata in mano ai Benedettini, mentre i Frati Minori Francescani vi giunsero agli inizi del XIV secolo, subentrando a un eremita [5]. Rimane pertanto possibile che, fino a tale subentro o poco prima, S. Salvatore di Cospidi sia stata solo una chiesa lauritica a servizio di un gruppo di monaci eremitici di culto greco.

Se davvero fosse stato così, allora la selvosa località Supra Lauram citata in quella scrittura del 1292 dalla quale siamo partiti dovrebbe porsi laddove indica l’asterisco della mappa che qui presento .

Ritaglio della carta dei toponimi medievali da me preparata per il volume di G. Gargano “Terra Agerula” (2016).

Ritaglio della carta dei toponimi medievali da me preparata per il volume di G. Gargano “Terra Agerula” (2016).

NOTE

1 – La scrittura può leggersi, in transunto, dentro un atto del 1330 che è pubblicato alle pagine 1023 e seguenti del volume II di J. Mazzoleni e R. Orefice “Il Codice Perris. Cartulario Amalfitano sec. X-XV” (Centro di Cultura e Storia Amalfitana, Fonti 1, I-IV, Amalfi 1985-1988).

2 –Periodo che vide convivere senza alcun problema comunità cristiane che officiavano il rito greco e altre che, invece, officiavano quello latino.

3 -Traggo la notizia dalla Vita di S. Elia di Enna, manoscritto in lingua greca del Trecento, presente presso la Biblioteca Nazionale di Napoli e ritenuto copia di uno scomparso manoscritto X secolo (G. Rossi Taibbi, “Vita di Sant’ Elia il Giovane”. Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neoellenici, 1962).

4 –La più antica scrittura superstite che ci parli di questo alpestre sito monastico risale all’anno 1092 (R. Filangieri “Codice Diplomatico Amalfitano”, Napoli 1917, vol I, pp. 141, e seg., documento LXXXVIII).

5 – Si veda al proposito la sintesi delle conoscenze storiche sul sito riportata in i G. Fiengo, G. Abbate e L. Guerriero, Il sito di Cospidi in Agerola e i ruderi del convento di San Francesco. Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, n. 7-8, 1994 pp. 9-71.

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