Lavori pubblici ad Agerola dal  1807 al 1857. Parte prima: Acquedotti, fontane, strade e ponti.

Com’è noto,  Agerola passò a far parte della provincia di Napoli solo nel 1846. Precedentemente, nei secoli del Regno di Napoli e del Regno delle Due Sicilie, essa era parte di ciò che oggi chiamiamo Provincia di Salerno e che all’epoca si diceva Principato Citeriore o Citra, sempre con capoluogo in Salerno.

E’ per questo che alcuni antichi documenti  di amministrazione pubblica si trovano nell’Archivio di Stato di Salerno, lì rimasti dopo che la gran parte di simili “carte” furono trasferite (centralizzate) nell’Archivio di Stato di Napoli.

Della documentazione rimasta a Salerno fanno parte i faldoni (“buste”)  relativi alle  opere pubbliche comunali del periodo 1795 – 1861, un cui inventario dettagliato è stato curato da Anna Sole, Fancesca Aquino e Antonino Cantaluo (Archivio di Stato di Salerno).[1]

Trattasi di materiale catalogato sotto la voce  Deputazioni delle Opere Pubbliche,  sezione Opere Pubbliche Comunali. I faldoni dal 1119 al 1356 contengono i fascicoli relativi a opere pubbliche realizzate nei comuni del Principato Citra tra il 1806 e il 1860 [2]. In particolare, il faldone 1121, contenente i Fascicoli dal 1121.1 al 1121.46, (residui di un documentazione originariamente più ampia)  è quello che si riferisce a cose riguardanti Agerola.

Questo gruppo di documenti, opportunamente incrociato con le coetanee delibere che si conservano presso l’Archivio Storico Comunale di Agerola, possono rivelare allo studioso un interessantissimo spaccato delle vicende amministrative e sociali dell’Ottocento pre-unitario agerolese.

Mentre invito gli studenti universitari  a considerare tale materiale come base della loro ricerca di tesi, (così da poter anche partecipare al premio di laurea Studiare Agerola; ), io qui mi limito a fornire i i titoli di tutti i 46 fascicoli contenuti nel faldone 1121 (così come riportati nel citato lavoro degli archivisti  Sole, Aquino e Cantaluo), radunandoli per argomento e aggiungendovi qualche mia osservazione.

 

ACQUEDOTTI E FONTANE PUBBLICHE

Un buon numero di pratiche (12 considerando anche i. FF 21 e 40 che vedremo in altri paragrafi)  riguardano interventi di riparazione a pubblici acquedotti  e fontane pubbliche.  Ecco quelle che riguardano gli acquedotti:

F 1 -Riattazione dell’Acquedotto del casale di San Lazzaro.1808

F 5 -Riparazione dell’acquedotto che conduce l’acqua dalla sorgente posta nel luogo detto Pietra piena all’unica fontana del Casale di San Lazzaro. 1812 1813

F 10 -Riparazione dell’acquedotto che conduce l’acqua nel pubblico fonte del Casale di San Lazzaro danneggiato dalle piogge. 1814 1815

F 36 -Lavori di riparazione ai tre acquedotti di Bomerano,  Pianillo e San Lazzaro.1827

F 33 -Riattazione dei ponti che conducono l’acqua ai 4 fonti pubblici. 1824 1827

A proposito degli acquedotti (canali) il  Regolamento di polizia urbana e rurale di Agerola  del 1824, (riportato nell’appendice Fonti Storiche del volume “Comune di Agerola. Statuto” . Edizioni N. Longobardi 1992) così recitava: “… a niuno sarà lecito di rompere, o guastare li canali de’ fonti pubblici, o deviare l’acqua per usi privati o d’irrigazione, o rendere sporca l’acqua conducevole per mezzo di quelli, e non atta agli usi domestici: sotto la multa di carlini 29 per ogni trasgressore.

Come dimostra qualche avanzo che ancora sopravvive, e che andrebbe consolidato e valorizzato, i nostri acquedotti antichi  erano dei canali a pelo libero in muratura; avevano sezione rettangolare di pochi decimetri quadri, internamente rifiniti con intonaco idraulico, e copertura rimovibile onde permettere periodiche manutenzioni. Essi decorrenti per lo più a fior di terra o su bassi muretti .  Ma, per lo scavalcamento di solchi torrentizi, come fa intuire l’F33, vi erano anche tratti su ponticelli. I

Nel casale di Campora, alcune delle tante sorgentelle che esso possiede erano ( e sono) di proprietà privata, per cui vi erano anche dei brevi acquedotti privati a servizio delle comode dimore (“case palazziate”) delle famiglie più ricche.

Il resto della popolazione, se non disponeva di una cisterna  per la raccolta dell’acqua piovana annessa all’abitazione,  doveva quotidianamente andare a far scorta d’acqua presso le sorgenti o presso le pubbliche fontane.

 

 

Cartolina ded 1920 circa mostrante la piazza di Bomerano (si noti l’atmosfera da villaggio alpino) con la fontana pubblica del casale. L’inserto in basso a sinistra, tratto da una cartolina dello stesso periodo (collezione Michele Naclerio) permette di meglio apprezzare le forme della fontana.

Cartolina ded 1920 circa mostrante la piazza di Bomerano (si noti l’atmosfera da villaggio alpino) con la fontana pubblica del casale. L’inserto in basso a sinistra, tratto da una cartolina dello stesso periodo (collezione Michele Naclerio) permette di meglio apprezzare le forme della fontana.

 

Su queste ultime abbiamo i seguenti documenti:

F 15 -Lavori di riparazione al canale del pubblico fonte de Casale di Pianillo. 1817 1818

F 17 -Lavori di manutenzione al canale dell’unico fonte del Casale di Bomerano. 1818

F 24 -Riattazione della fontana di Bomerano e di altre opere pubbliche. 1822 1824

F 27 -Costruzione di quattro canali di fabbrica dalle sorgenti fino ai fonti pubblici e riattazione della strada del casale di San Lazzaro. 1823

F  39 -Domanda dei cittadini del villaggio di Bomerano per costruire a proprie spese un pezzo di acquedotto che conduce l’acqua nella pubblica piazza. 1828

Le fontane pubbliche erano solo 4, una per ciascuno dei casali formanti Agerola (Pianillo, Bomerano, Campora e San Lazzaro). L’unica che ancora sopravvive è quella di Pianillo , alloggiata sotto un fornice sottoposto al sagrato della parrocchiale di S. Pietro Apostolo.

 

         

 La fontana pubblica di Pianillo. Si notino i  due “cannoli” di  marmo, ottenuti  forando duegli spezzoni di colonnina di bifora, probabilmente  provenienti da una antica ristrutturazione della adiacente chiesa di S. Pietro (segnalata già nel XII secolo).


La fontana pubblica di Pianillo. Si notino i  due “cannoli” di  marmo, ottenuti  forando degli spezzoni di colonnina di bifora, probabilmente  provenienti da una antica ristrutturazione della adiacente chiesa di S. Pietro (segnalata già nel XII secolo).

 

 

 

Qui una botola in vetro sul sagrato  permette anche di vedere un pezzetto dell canale che portava alla fontana’- e alle vivine Martino – l’acqua della sorgente de La Calcara.

Apro qui una parentesi linguistica che ci riporta a quei secoli (ultimo l’Ottocento) in cui le fontane pubbliche erano importantissime. Nacque allora il termine  “fontaniere”  che è ancora di largo uso nel nostro dialetto per indicare l’idraulico. All’epoca era, invece, il “tecnico” addetto a manutenere le fontane pubbliche.

 

STRADE E PONTI

Ancora più numerosi di quelli relativi ad acquedotti e fontane sono i documenti che riguardano interventi su strade e ponti. Infrastrutture di primaria importanza alla cui efficienza prestava attenzione prioritaria anche il governo centrale del Regno. Ecco i titoli dei fascicoli  relativi ai ponti:

F 11 -Riattazione di un tratto di strada interna che conduce al mulino di Campora. 1815 1817

F18 -Sulla costruzione di un ponte nel luogo detto LaValle. 1818

F 21 -Riattazione del ponte di fabbrica che unisce le due contrade Ponte e Bomerano e del fonte che conduce le acque al Casale di Bomerano. 1820.

F 23 -Costruzione di due archi e di un pilastro del ponte denominato Lama Campanella. 1821 1824

F31– Riattazione dei ponti di San Bernardino e La Rossa. 1823 1825

F 28 -Riattazione del ponte di Bomerano e della strada di San Lazaro danneggiati dall’alluvione. 1823

F 38 -Costruzione di un ponte di fabbrica nel luogo detto Ponte di San Bernardino. 1827

F 41 -Costruzione di un ponte sul Torrente detto di San Bernardino.1828 1831

 

 

Il ponticello “a schiena d’asino” che scavalcava il Rio Penise in località La Vertina (strada bassa da Pianillo a Campora).

Il ponticello “a schiena d’asino” che scavalcava il Rio Penise in località La Vertina (strada bassa da Pianillo a Campora).

Il ponte citato nel F 21, sulla strada che da Bomerano (zona Villani) va a Ponte, è l’ancor oggi esistente Ponte di Sotto, così detto per distinguerlo da quello (pur’esso ancora esistente) che scavalca la stessa incisione torrentizia più a monte, collegando Bomerano con Pianillo. Allo stesso Ponte di Sotto credo che si riferisca il F 21, quando cita il ponte de La Rossa (una delle denominazioni usate per indicare il torrente che divide Bomerano da Pianillo e da Ponte).

Non riesco, invece, a localizzare il ponte a “La Valle” di cui al F 18 e il ponte a due arcate di Lama Campanella, di cui al F 23. Circa il ponte di S. Bernardino, cui si riferiscono i FF 31, 38 e 41, sappiam o che è quello col quale scavalca il Rio Penise la strada da Pianillo a San Lazzaro; ponte per antonomasia di Agerola, tanto da aver generato –nel tardo Medioevo –  l’espressione toponomastica A lo Ponte (oggi “fra zione Ponte”). I titoli dei FF 38 e 41 parlano di “costruzione”, ma dovette piuttosto trattarsi di restauro o consolidamento, visto che il titolo delF 31 – che è anteriore agli altri due FF – parla di “riattazione”. Che il ponte di S. Bernardino fosse a tre arcate già prima di questi interventi ottocenteschi lo dimostra anche il fatto che quel ponte a tre luci compare nello stemma seicentesco dei de Stefano, tra l’altro riprodotto in calce alla tela che decora il loro altare di famiglia nella chiesa di S. Nicola al Ponte. Un’ipotesi che lo studio dei citati fascicoli dovrà verificare è quella che furono i citati lavori di primo Ottocento a tompagnare la prima e la terza arcata, lasciando invece libera quella centrale.

Riguardo ai lavori pubblici effettuati su strade comunali, ecco i fascicoli  che offre la Busta 1121 decitato fondo dell’Archivio di Stato di Salerno:

F  6 -Costruzione della pubblica strada che dal villaggio di Campora va alla volta di San Lazaro fino alla cappella di San Michele Arcangelo. 1812 1813.

F 8 -Riattazione delle strade interne. 1813 1815

F 9 -Riattazione della strada esterna. 1814

F 12 -Lavori di sgombero della terra e delle pietre portate dall’alluvione sulla pubblica strada che conduce alla Chiesa Battesimale di San Martino.1816 1817

F 13 -Riattazione della strada che dal Ponte del Molino di Tobia Acampora porta al punto detto Li Fiori. 1816 1817

F 14 -Riattazione della strada del Casale di Campora che passa per il punto detto Crocella. 1817

F 19 -Lavori di riparazione della pubblica strada denominata la Pietra  che conduce alle due parrocchie di Santa Maria la Manna e di San Pietro Apostolo. 1819 1824

F 2 -Riattazione del tratto di strada pubblica che da Agerola porta ad Amalfi. 1810 1815

F 22 -Lavori di riparazione del tratto di strada pubblica detta Li Galli. 1820

F 28 -Riattazione del ponte di Bomerano e della strada di San Lazzaro danneggiati dall’alluvione. 1823

F 32 -Riattazione del tratto di strada pubblica denominato Casa Acampora. 1824

F 29 -Lavori di restauro alle strade che da Agerola conducono ad Amalfi, Gragnano e Castellammare. 1823

F 34 -Riattazione del tratto di strada pubblica detta Punta di San Lazzaro . 1826

F 35 -Riattazione in diversi tratti di strada pubblica del villaggio di San Lazzaro. 1826 1828

F 40 -Riattazione di diversi punti di strada e canali. 1828 1829

F 42 -Ricorso del parroco di Santa Maria della Manna, Ferdinando Cuomo per innovazioni e chiusura delle strade dette Petrariello e Santone. 1829

F 42 -Ricorso del parroco di Santa Maria della Manna, Ferdinando Cuomo per innovazioni e chiusura delle strade dette Petrariello e Santone. 1829

In tema di strade va innanzitutto precisato che nel periodo cui risalgono i documenti in esame Agerola non aveva certo le strade asfaltate cui sismo abituati oggi. E nemmeno vi erano ancora quelle “carrozzabili” larghe sei metri e a dolci pendenze che furono realizzate  in paese negli ultimi anni dell’Ottocento, dopo l’apertura della strada carrozzabile per Gragnano con traforo a quota 700 m sotto il Colle delle Palombelle (inaugurato nel 1885). Prima di ciò le strade interne erano commisurate a un traffico fatto solo di pedoni –  non di rado carichi di sacchi, sporte o fascine – nonché di muli che portavano anch’essi carichi talora ingombranti.

A darci un’idea di come erano quelle antiche strade contribuiscono i tratti ancora conservati qui e là, ma anche questa frase che traggo dal già citato Regolamento di polizia urbana e rurale  del 1824:

Le strade pubbliche saranno conservate nella larghezza di palmi 10 in diretto (sui tratti rettilinei) e nella voltata (nelle curve) di palmi 14…le braccia di strade che partono da strade pubbliche saranno della larghezza di palmi 8 in diretto e nella voltata di palmi 10 franche di siepi”.

 

 

 

Un tratto della millenaria mulattiera che collegava Agerola con Pino, Pimonte e Gragnano passando per la località Gemini e per il valico di Colle S. Angelo (circa 950 m di quota).

Un tratto della millenaria mulattiera che collegava Agerola con Pino, Pimonte e Gragnano passando per la località Gemini e per il valico di Colle S. Angelo (circa 950 m di quota).

Nei tratti subpianeggianti del territorio si trattava di strade in terra battuta o brecciolino a decorso liscio e poco o niente pendente, m prima o poi   lisce e  e per , ma dove si trattava di superare una gola, per non costruire ponti troppo alti  e costosi, si avevano tratti selciati e gradonati che scendevano e risalivano i fianchi vallivi. Ugualmente gradonati e rivestiti con scheggioni calcarei erano le mulattiere che si inerpicavano sui monti intorno all’altipiano agerolese (per poi scendere a Pimonte, Gragnano, Castellammare e Scala)  o che dall’altipiano scendevano verso i paesi rivieraschi della Costa d’Amalfi.

Passando allo specifico dei documenti in esame, noto che anche in tema di lavori stradali – similmente a quanto visto per il ponte di S. Bernardino – pare che nei titoli si abusi alquanto del termine “costruzione”, nel senso che l’antichità dei tracciati viari citati mi fa credere che si trattasse piuttosto di rifacimenti o di adeguamenti  a nuovi standard.

I FF 10, 12 e 28 ci fanno poi comprendere, già dal poco che dicono i titoli, quali fossero le cause di tanti interventi di sgombero e riparazione su strade e canalili: le piogge eccezionali  e la forza erosiva dei ruscellamenti  da esse innescati. Forza erosiva che a tratti aggrediva i pendii montuosi, scaricando poi detriti più a valle;  mentr, in altri casi aggrediva direttamente ei manufatti causando dissezioni e cedimenti.

Notizie di lavori pubblici resisi necessari per simili eventi eccezionali  si trovano anche nei faldoni dedicati ad altri comuni del Principato Citra, il che rende il fondo “Intendenza opere pubbliche” dell’Archivi di Stato di Salerno molto interessante per i climatologi e i geologi che lavorano alla ricostruzione  delle variazioni climatiche occorse in tempi storici (utili anche a predire gli scenari futuri) e alla comprensione di come i vari ambiti territoriali rispondono – in termini di crisi alluvionali – alle piogge eccezionali.

 

 

 

NOTE

1 – Disponibile come PDF su http://www.archiviodistatosalerno.beniculturali.it

2 – Sono gli anni in cui il Regno di Napoli conosce le grandi riforme politico-amministrative portate dai napoleonidi (trono Napoli a Giuseppe Bonaparte tra 1806 e 1808, poi a ), Gioacchino Murat fino al  1815) per poi conoscere la “restaurazione borbonica (re  Ferdinando fino al ’58 sul trono di quello che è ora detto Regno delle Due Sicilie; poi  suo figlio Francesco, fino alla conquista garibaldina)

 

 

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