Quella strana finestra dell’antica Casa Comunale. Un enigma risolto

 

Nel 2011, mentre erano in corso lavori di restauro alla antica casa comunale, la rimozione dei vecchi intonaci fece affiorare, al piano terra della facciata, vari elementi che testimoniavano la storia dell’edificio. Tra essi, una finestra rimurata che appariva anomala per forma, dimensioni e posizione.

Per quanto non riuscissimo a capire quale fosse stata la sua antica funzione, ritenni che era una testimonianza di cui lasciare evidenza e riuscii a convincere il sindaco e la direzione lavori a non occluderla di nuovo completamente e a marcare sul nuovo intonaco un segno del suo perimetro.

Particolare della facciata dell’antica casa comunale di Agerola.La freccia indica la strana finestra di cui si occupa l’articolo.

Particolare della facciata dell’antica casa comunale di Agerola.La freccia indica la strana finestra di cui si occupa l’articolo.

 

Non sto a raccontarvi quante ipotesi ho fatto in questi anni circa l’epoca e il significato di quella strana finestra. Ma confesso che erano tutte errate e che – come spesso accade – alla spiegazione giusta sono giunto quasi per caso (serendipity) pochi giorni fa, mentre rileggevo i titoli di quei fascicoli dell’Archivio di Stato di Salerno (fondo Opere Pubbliche)  cui ho dedicato l’ultimo articolo da me pubblicato e alle quali ne dedicherò un altro a breve.

Mi riferisco al Fascicolo 1121. 4, che data all’anno 1812 e attesta che la Casa Comunale  ospitava all’epoca anche la Ruota de’ Proietti.

Di che si trattava? L’assonanza col termine proiettile, unita al fatto che al piano terra della Casa Comunale vi era anche un piccolo carcere, potrebbe indurre qualcuno a pensare a qualcosa di militaresco. Ma, come è facile verificare anche via ricerca in rete, il termine ‘proietto’ (aggettivo sostantivato) deriva dal latino proiectus e significa ‘abbandonato’. Dunque, la ruota de’ (dei) proietti altro non è che un equivalente di ‘ruota dei trovatelli’ o

‘ruota degli esposti’ [1].: dispositivo girevole in legno (sorta di bussola rotante cieca)

che, inserito lungo il perimetro di un edificio, tramite una finestrella, consentiva di depositare un neonato senza farsi vedere. Girano la ruota, era poi possibile prelevare il bimbo dall’interno, dove veniva accolto e accudito.

 

 

ruota-dei-proietti

L’ultimo doloroso bacio al neonato prima di lasciarlo per sempre. In basso a sinistra una “ruota dei proietti” Immagine tratta dal sito http://www.archivosgenbriand.com

Simili ruote furono istituite presso ospedali religiosi e monasteri a partire dal tardo secolo XII. Risale invece al periodo durante il quale il Regno di Napoli fu governato dai napoleonidi (Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat;1806 – 1815) l’apertura di ruote de’ proietti comunali, sulla scia del Decreto imperiale di Napoleone Bonaparte del 19 gennaio 1811 concernente l’infanzia abbandonata. [2].

Per quanto la cosa sia da approfondire, cercando altre informazioni tra le Delibere del Decurionato che si conservano nell’archivio storico del Comune, pare che Agerola fu nel novero dei Comuni che più prontamente aderirono alle nuove e civilissime disposizioni, dotandosi della sua Ruota de’ proietti a gestione laica [3]. Di ciò abbiamo prova non solo nel sopracitato fascicolo 1121.4 dell’Archivio di Stato di Salerno, ma anche in quella “strana finestra” sulla facciata dell’antica casa comunale che citavo a inizio articolo.

Alla conclusione che questa fosse l’apertura che dava accesso alla Ruota ci arrivo un po’ per esclusione e un po’ per positivi indizi. Infatti, essa è troppo in basso, stretta e diversa dalle altre per essere stata una comune finestra da illuminazione, nonché troppo in alto (come soglia) e piccola per essere stata una porta. In quanto a elementi positivi cito ciò che fu possibile notare durante i suddetti lavori del 2011: quella antica apertura tendeva ad allargarsi verso l’interno, con una strombatura che ora interpreto come spazio in cui girava quella parte della ruota che si incassava nella muratura. Interpretare la finestra in questione come quella della Ruota, spiega anche la sua altrimenti strana posizione d’angolo rispetto alla stanza retrostante: visto che il fronte-stanza era spezzato in brevi segmenti dalla presenza della porta d’ingresso e della finestra a sinistra di essa, si decise di mettere la Ruota nello spigolo a destra entrando, così che prendesse meno spazio (vedi figura a qui sotto)

 

 

A sinistra: pianta schematica della stanza a servizio della ruota e posizione di quest’ultima. A destra: un esempio di ruota in posizione d’angolo visto dall’interno.  

A sinistra: pianta schematica della stanza a servizio della ruota e posizione di quest’ultima. A destra: un esempio di ruota in posizione d’angolo visto dall’interno.

Concludo sottolineando una simpatica coincidenza. Quella stanza al piano terra del Municipio dove nell’Ottocento si accoglievano i trovatelli, oggi ospita un negozio. E sapete di che tipo? Articoli per l’infanzia, manco a dirlo!

 

NOTE

1 –Dai citati termini ebbero origine i cognomi Esposito, Degli Esposti e Proietti, assegnati appunto a dei trovatelli. Successivamente, a partire dai primi dell’Ottocento, fu abbandonato l’uso di cognomi così spietatamente eloquenti della ignota paternità e nuove norme stabilirono di inventare cognomi di fantasia, magari ispirati all’aspetto del trovatello o del suo carattere.

2 -In Italia queste ruote degli esposti andarono via via chiudendo nel periodo compreso tra il 1867 e l’inizio del Novecento; causa l’insostenibilità economica cui si era giunti con il crescente abuso dell’istituzione. Tra le tante innovazioni portate da quel governo va ricordata – per attinenza – la istituzione del servizio di Stato Civile; cosa che fece nascere gli uffici anagrafici comunali. Precedentemente, invece, le nascite (come pure i matrimoni e le morti) venivano registrati nelle parrocchie.

3 –La prontezza con la quale Agerola si dotò della sua ruota dei proietti sembra far il paio con quella che il paese aveva dimostrato una dozzina di anni prima, aderendo ai valori della “Rivoluzione napoletana del 1799” e piantando presso S. Martino di Campora uno dei primi Alberi della Libertà della provincia.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Storia locale e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Quella strana finestra dell’antica Casa Comunale. Un enigma risolto

  1. Pingback: Lavori pubblici ad Agerola dal 1807 al 1857. Parte seconda: orologi pubblici, Casa Comunale, Ruota dei proietti e altro. | da Jerula ad Agerola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...