Lavori pubblici ad Agerola dal 1807 al 1857. Parte seconda: orologi pubblici, Casa Comunale, Ruota dei proietti e altro.

Analogamente alla prima parte di questo mio articolo, dedicata  ad Acquedotti, fontane, strade e ponti, anche questa seconda parte attinge all’inventario del fondo Deputazioni delle Opere Pubbliche del Principato Citra (sezione Opere Pubbliche Comunali.) conservato nell’Archivio di Stato di Salerno e inventariato da A. Sole, F. Aquino e A. Cantaluo.[1]

All’interno di quel fondo, il  faldone (Busta) che riguarda Agerola è il numero  1121, contenente 46 Fascicoli i cui numeri riporto accanto a ciascun titolo.

 

OROLOGI PUBBLICI

Ribadita ancora una volta l’opportunità di andare a studiare a fondo i fascicoli in questione, che sicuramente riveleranno tante e tante più informazioni che non i meri titoli d’inventario che qui analizzo, vediamo i tre fascicoli che concernono i primi  orologi pubblici installati ad Agerola:

F 20 -Riparazione dei pubblici orologi esistenti sui campanili delle due chiese madri di Agerola, sotto il titolo della Beata Vergine Annunciata e di San Matteo Apostolo. 1820

F 26 -Perizia sui lavori occorrenti per la riparazione di due orologi a campana dei due casali di Bomerano e Campora. 1823

F 43 -Accomodi occorrenti al pubblico Orologio. 1829  1837

 

 

I campanili con orologi di S. Matteo (a sinistra) e dell’Annunziata (a destra) come appaiono in due cartoline di inizio Novecento.

I campanili con orologi di S. Matteo (a sinistra) e dell’Annunziata (a destra) come appaiono in due cartoline di inizio Novecento.

Gli orologi pubblici di cui trattasi furono collocati sui campanili delle chiese parrocchiali in quanto l’ altezza di questi ultimi garantiva al suono delle abbinate campanelle segna-ore di diffondersi su aree più vaste. Nonostante tale collocazione, l’acquisto e la manutenzione dei pubbllici orologi toccava, come vediamo, alll’amministrazione comunale. I fascicoli sopracitati ci dicono che Agerola si era dotata di orologi pubblici (del tipo “a pesi” e muniti di campanelle battenti le ore e i quarti d’ora) non più tardi degli anni venti dell’Ottocento. Dato che tutti e tre i fascicoli parlano di riparazioni, le date di installazione di quegli orologi vanno anticipate di diversi anni, se non di alcuni decenni, rispetto alle date dei sopra citati documenti.

Sembra che i primi orologi pubblici di Agerola furono quelli istallati sui campanili delle parrochiali di San Lazzaro (chiesa della SS. Annunziata) e di Bomerano (chiesa di S. Matteo). Se non se ne misero anche a Campora e a Pianillo (le cui parrocchiali dovranno attendere il ‘900 per avere i loro orologi) fu, credo, un po’ per economia e un po’ perché il silenzio pressocchè assoluto che allora regnava sulla nostra vallata garantiva che i rintocchi orari emanati da Bomerano e da San Lazzaro fossero udibili anche dagli altri casali agerolesi.

 

CASA COMUNALE E UFFICI PUBBLICI

 

F 3 -Accomodi alle finestre della casa comunale. 1811 1815

F 4 -Domanda di Giovanni Imperato per la liquidazione di un cenzo di 11 ducati su una casa censuata al Comune, dove vi è la residenza della Municipalità, del Carcere e della Ruota de’Projetti. 1812

F 7 -Pagamento dello stipendio a Saverio Acampora, medico del comune. 1813

F25 -Su diverse opere urgenti da farsi nella Casa Comunale e nel mulino patrimoniale di Campora. 1822 1826

F 30 -Richiesta del sindaco per ottenere l’autorizzazione a rifare una piccola scarpa di fabbrica. 1823

F 37 -Sugli accomodi e sugli oggetti necessari nell’ultima stanza della casa comunale da adibire ad Archivio. 1827 1828

F 44 -Acquisto di una scrivania di ottone per uso dell’amministrazione comunale.1832 1833

F 3 -Accomodi alle finestre della casa comunale. 1811 1815

F 4 -Domanda di Giovanni Imperato per la liquidazione di un cenzo di 11 ducati su una casa censuata al Comune, dove vi è la residenza della Municipalità, del Carcere e della Ruota de’Projetti. 1812

All’epoca di questi documenti, l’edificio utilizzato come casa comunale era quello affacciante sull’attuale Piazza Unità d’Italia (già Piazza Municipio), che ha ospitato la Giunta Municipale fin dai tempi dell’Unità d’Italia e poi  il Municipio fino a una ventina di anni fa.  Oggi esso ospita, tra l’altro, il civico museo Casa della Corte, così chiamato per ricordare ai moderni quello che fu il nome di quel palazzo nel Settecento e forse anche prima, allorquando fu sede di quella corte baiulare che fu istituita in Agerola nel tardo Quattrocento dai Piccolomini, feudatari del Duvato d’Amalfi, per governare la parte più occidentale di quel territorio ducale, ovvero Agerola, Praiano, Vettica Maggiore e Montepertuso (vedasi Matteo Camera Memorie storico-diplomatiche dell’antica Città e Ducato di Amalfi (Salerno, 1881), vol. II, p . 623).

Nel 1846, anno del passaggio nella Provincia di Napoli, il fatto di essere da secoli sede di un governatorato (con annessa corte di giustizia) valse ad Agerola il diritto a costituire un Circondario a se stante e ad avere – proprio nell’edificio in questione – un suo Giudicato Regio (trasformato in a Pretura nel 1867) con annesso, al piano terra, un piccolo carcere che funzionerà fino al 1890 (vedi A. Mascolo, Agerola dalle origini ai giorni nostri, MicroMedia 2003, p. 167,169 e 170).

Il sopracitato fascicolo F 4 indica abbastanza chiaramente che nel 1812 l’edificio era di proprietà di tale Giovanni Imperato [2], cui l’ente comunale versava un fitto annuo di 11 ducati. Analoga soluzione (affitto dagli Imperati) credo che vigesse ai tempi in cui lo stabile era la “casa della corte” e residenza del governatore di nomina regia che la presiedeva, mentre l’acquisto dell’edificio da parte del Comune (peraltro parziale, visto che gli Imperati mantennero la proprietà del piano terra) avvenne nel corso dell’Ottocento.

Gli altri fascicoli del gruppo in esame ci dicono dello stipendi al medico condotto, di spese per vari accomodi all’edificio e per l’arredamento degli uffici (tra cui spicca l’acquisto di una scrivania in ottone: una sciccheria per la stanza del signor sindaco). Circa la “piccola scarpa” citata in F 30, credo si tratti del barbacane presente a metà facciata, laddove questa cambia un po’ di direzione (vedi foto)

 

 

 

antica-casa-comunale-di-agerola

Facciata dell’antica casa comunale diAgerola. Nella cartolina in alto (degli anni trenta del ‘900) si noti il barbacane di rinforzo con addossato la lapide ai caduti della Grande Guerra e le finestre a robuste inferriate del carcere. La foto moderna in basso mostra invece la traccia della finestra ov’era allocata la ruota dei proietti .

Riguardo alla Ruota de’ Proietti (ossia la ruota ove depositare i trovatelli) si veda il mio articolo precedente

 

VARI ALTRI LAVORI PUBBLICI

In questo mio ultimo paragrafo aggruppo i seguenti cinque fascicoli del faldone 1121:

F 16 -Riattazione del molino comunale di Campora danneggiato dalle piogge. 1818

F 25 -Su diverse opere urgenti da farsi nella Casa Comunale e nel mulino patrimoniale di Campora. 1822 1826

F 45 -Riparazioni urgenti al soppresso Monastero di Cospiti in Agerola, dove vi sono le sepolture dei morti di colera. 1845 1848.

F 46 Restauri al tetto della chiesa di San Pietro Apostolo nel villaggio Pianillo. 1857

A commento dico che all’inizio dell’Ottocento vi erano ad Agerola due mulini di proprietà comunale la cui gestione veniva affidata a privati tramite apposite gare. Erano il mulino di Pino (nella forra del Penise tra San Lazzaro e Bomerano) e il mulino di Campora (sempre sul Penise, ma più a nonte, tra Campora e Pianillo).Questi secondo e più grande mulino, attestato in fonti archivistiche fin dal Trecento e di proprietà del comune (all’epoca Universitas) fin dal 1491, fu danneggiato dall’alluvione del 1817 (che colpì anche Acerno e altri centri della provincia). Ai lavori di riparazione che si resero quindi necessari si riferisce il fascicolo F 16.  Il fascicolo F 25 ci dice che su detto mulino si intervenne ancora nel periodo 1822 1826. Da delibere d’epoca conservate nell’archivio storico comunale sappiamo, invece, che il mulino di Pino subì seri danni con l’alluvione del 1878.

Di altri drammi ci informa, indirettamente, il fascicolo F 45, laddove ricorda che nel Monastero di Cospiti (arroccato tra rupi agerolesi che incombono su Amalfi) furono seppelliti molti morti di colera durante l’epidemia del 1835 – 1837. Passato al demanio in forza della legge 7 agosto 1809 (soppressione di monasteri e ordini religiosi nel Regno di Napoli) toccava al Comune provvedere alla manutenzione di quell complesso.

Meno chiari mi appaiono i motivi per cui -come suggerisce il titolo del fascicolo F 46 – intervenne il comune nei lavori di riparazione del tetto dei S. Pietro Apostolo dell’anno 1857.

Una possibile spiegazione (che lo studio del Fascicolo dovrà verificare) è quella legata al fatto che la chiesa di S. Pietro ospitava – come ancora ospita – il culto di S. Antonio Abate, santo patrono dell’intera comunità agerolese. Inoltre il suo pronao (chiuso nel primo Novecento) aveva per secoli ospitato le assemblee dei rappresentanti comunali.

 

NOTE

 

1 -Disponibile come PDF su http://www.archiviodistatosalerno.beniculturali.it

2 -La casata degli Imperato o Imperati è una delle più antiche e notevoli di Agerola. A Pianillo , dovo sono più numerosi,  possedevano case e orti proprio nella zona ove ricade l’ex casa comunale; zona che perciò fu denominata L’Imperati (così, ad esempio, nel Regio Catasto Onciario di Agerola, anno 1752

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