I Lauritano, antichissima e notabile famiglia agerolese.

 

Come  è possibile verificare, ad esmpio, sul sito www.cognomix.it, la presente distribuzione del cognome Lauritano vede la Campania come regione italiana di massimo addensamento. Dentro la Campania vediamo  primeggiare le province di Napoli e Salerno, poiché sono esse a spartirsi  quel comprensorio dei Monti Lattari e dintorni in cui è massima la frequenza del cognome Lauritano, Agerola in testa.

Questa presente distribuzione geografica è già di per sé un buon indizio per ipotizzare che il cognome nacque dalle nostre parti.  D’altro canto, la sua etimologia rimanda, con davvero pochi dubbi, a un luogo della Costa d’Amalfi; esattamente a Laurito, sobborgo marittimo  della periferia Est di Positano che, a sua volta, deve il suo nome alla presenza di boschi di lauro (lauretum).

Prima di procedere oltre, devo avvisare il lettore di non dar credito a ciò che leggerà su un noto sito di araldica che ascrive l’ origine dei Lauritano alla zona di Catania e ai tempi dell’imperatore FedericoII.  Mi è stato facile verificare che le informazioni ivi fornite sono prese integralmente dall’opera di Filadelfo Mugnus (Palermo 1647)  Teatro genologico delle famiglie nobili … di Sicilia  e non si riferiscono affatto ai Lauritano (che proprio non compaiono tra i nobili di Sicilia), bensì alla famiglia Ala, cui corrisponde anche lo stemma che il sito araldico propone (caratterizzato appunto da un’ala o, per dirla come si usa in araldica, un “mezzo volo”) .

Tornando a noi, a riprova dell fatto che il cognome nacque dalle nostre parti  cito il documento numero LXX del Codice diplomatico Amalfitano (raccolta di pergamene medievali curata da Riccardo Filangieri).

E’  un contratto dell’anno 1066 redatto in Amalfi e concernente l’eredità che tale Trasimundus Mazoccula lasciò al monastero  di S. Maria de Fontanella, tra cui un podere a Maiori che conduceva ad tertia parte (mezzadria al 33%) tale  Ursus Lauritanus.

Passando a documenti medievali che citano dei Lauritano di Agerola, il più antico che ho finora rinvenuto è un testamento del 1190 integralmente trascritto nella raccolta Le pergamene degli archivi vescovili di Amalfi e Ravello (vol. IV, pp. 1-10). Vi si menziona un vigneto a Caput de Pendolo (antico nome del casale San  Lazzaro) che labora tale Leo de Laurito. Ma se non vi convincesse l’equazione de Laurito = Lauritano, dobbiamo andare all’anno 1277 (stesso volume, p. 58 e seguenti) per trovare, sempre  nella localtà agerolese di Caput de Pendulo, un Andrea Lauritano che tiene un podere della ecclesia Amalfitana. In realtà vi sarebbe anche una scrittura del 1125 (doc. CX dellla raccolta Il Codice Perris) a menzionare un Marino Lauritano e la figlia Teodora (coniugata Pagurillo), ma non è certo che risiedessero ad Agerola. Dubbio che, invece, non sussiste per quel  Francesco Lauritano che nel 1320 stabilì una società mercantile col nobile amalfitano Pietro del Giudice; impresa che purtroppo si risolse in un indebitamento di Francesco che, cinque anni dopo,  fu costretto a vendere una sua proprietà di Furore per risarcire il socio (doc. CCCCXXXVII  della raccolta Il Codice Perris).

Nel frattempo  altri Lauritano si erano trasferiti  fuori dal ducato di Amalfi.  Tra essi spicca, ad esempio, il notaio Ioannes Lauritanus de Summa ( ‎R. Filangieri e  ‎B. Mazzoleni,  1943,  Gli atti perduti della Cancelleria angioina, I, 56 ; VII, 83 ; IX, 683 e  Accademia pontaniana, Testi e documenti di storia napoletana, v. 43, p. 48).

Per il ramo agerolese c’è da ribadire il suo antico e continuo legame con il casale di San Lazzaro  (ex Caput de Pendulo), dove passarono da piccoli proprietari e coloni di terre appartenenti a enti religiosi amalfitani,  a intestatari di proprietà sempre più numerose e vaste, sia per normali acquisti che, probabilmente, per quel diffuso fenomeno che vide tanti contratti ad pastinandum e simili risolversi alla lunga con la cessione ai coloni di parte diei fondi da essi migliorati e coltivati per generazioni. Ma queste sono vicende  ancora tutte da indagare. Di certo sappiamo che nel Seicento i  Lauritano avevano costituito a San Lazzaro un loro borghetto (da cui il toponimo Casa Lauritano) lungo la via pubblica principale e che, circa a metà di quel secolo, don Carlo L. vi aggiunse una piccola ma armoniosa cappella gentilizia  dedicata al patrono della famiglia,  S. Cristoforo. Essendo questi noto come protettore dei naviganti,  c’è da credere che il rapporto dei Lauritano coi commerci marittimi non si esaurì con il sopracitato episodio del 1320-1325 dello sfortunato   Francesco.

Casa Lauritano, Agerola. Particolare dell'ingresso sulla via pubblica. Foto di Aldo Cinque, anni '70 del novecento.

La metà meglio conservata dell’antico palazzo dei Lauritano a San Lazzaro di Agerola. Foto dell’autore risalente agli anni ’70.

 

casa-lauritano-agerola-ingresso

Ai primissimi del ‘700 il Lauritano di maggior spicco era don Pietro, affermato notaio in Napoli. Ai suoi tempi i Lauritano crearono un altare di famiglia nella parrocchiale di San Lazzaro. L’altare fu dedicato alla Madonna del Carmine e ad esso fu abbinata la fossa sepolcrale della famiglia.

Il palazzo che è alle spalle della citata cappella di S. Cristoforo è così descritto nel Catasto Onciario (ossia Carolino) del 1752: casa palazziata  con cortile e giardino attaccato per proprio uso nel luogo Casa Lauritano, giusta la via pubblica e i beni di don  Pietro Lauritano.

Casa Lauritano, Agerola. Particolare del cortile (foto Aldo Cinque anni '70 del novecento)

Casa Lauritano, Agerola. Particolare del cortile (foto Aldo Cinque anni ’70 del novecento)

Come attesta la data sotto l’emblema di famiglia dipinto in una delle stanze, l’edificio fu fatto ristrutturare e decorare negli anni trenta  del Settecento da don Domenico Lauritano, capo di un nucleo familiare che è così descritto nel citato Catasto:

 

M.co Domenico Lauritano,  vive del suo, anni 60

Don Andrea fratello, anni 62

Don Vincenzo, fratello, anni 50

Chierico don Casimiro*, nipote, anni 26

Giovanni Cristoforo, nipote, anni 16

Patrizio, nipote, anni 13

Gervaso, nipote, anni 10

Dioniggi, nipote, ani 7

Donna Cristina, nipote, anni 19

Donna  Vittoria Cimmino, vedova, anni 48

 

L’abbreviazione M.co sta per “magnifico”, titolo di rispetto  che nel Settecento veniva usato in modo molto più generoso che non nel Rinascimento: non più riservato a nobili, ne potevano usufruire i professionisti delle arti liberali (medici, notai, avvocati, ecc.) e anche chiunque si distinguesse nella comunità locale per una condizione particolarmente agiata (ad esempio i ricchi mercanti e possidenti), così da potersi dire, come nel caso di don Domenico, che “vive del suo”, cioè di rendita.

Il nipote chierico, Casimiro, doveva essere  il cappellano di S. Cristoforo, carica per la quale -in base allo statuto  dettato da don Carlo nel suo testamento-  avevano la precedenza i sacerdoti di famiglia.

Sempre dal Catasto Onciario apprendiamo che don Domenico  aveva numerose proprietà immobiliari (oltre che un gregge di trecento pecore dato in gestione a terzi). Tra dette proprietà, per lo più concentrate a San Lazzaro, figurano un’altra casa con cortile e giardino collegato nel luogo di Casa Lauritano confinante con i beni di D. Pietro Lauritano e Giovanni Matera; un tenimento con selva castagnale, castagneto e terreno da zappa con case dirute a Radicosa e Pietra Lata (quest’ultima località è quella dove sorge il cosiddetto Castello Lauritano) e un boschetto e selva a Radicosa, La Croce,  confinante con i beni del Convento di Cospiti e Matteo Casanova (probabilmente il luogo ov’era posta in origine la croce in marmo medievale che ora è esposta nella parrocchiale).  L’insieme dei beni posseduti da don Domenico dava un totale tassabile di oltre 4.000 ducati, il che ne faceva il capofamiglia più ricco di Agerola.

Come ho già accennato, tra  i residui diella decorazione pittorica voluta da don Domenico per la sua casa palazziata, vi è  l’emblema di famiglia. Esso mostra un albero (lauro?) e accostati al suo tronco due leoni rampamti affrontati 

Lo stemma dei Lauritano di Agerola

Lo stemma dei Lauritano di Agerola

Termino dicendo che l’agiatezza economica e il prestigio dei Lauritano di Agerola (almeno dei più fortunati tra essi)  continuarono anche nell’Ottocento, secolo che vede sorgere un altro, più voluminoso palazzo Lauritano a San Lazzaro (quello sul panoramico colle di Tuoro) e un altro ancora a Pianillo, vicino alla medievale chiesa di S. Maria la Manna. Nel frattempo, a segnalare la stima goduta in paese, i Lauritano esprimono tre sindaci: Casimiro nel 1793,  Antonio nel 1810 e  Alfonso nel 1876-84 (A. Mascolo, 2003, Agerola dalle origini ai giorni nostri,pp. 373-374).

 

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