9 km e 9 secoli di distanza  schiacciati dal teleobiettivo di Antonio Iovine.

Quasi ogni volta che passo per la tabaccheria-edicola Cuomo di Bomerano, l’amico Antonio Iovine, oramai più che una promessa nel campo della fotografia documentaristica, mi delizia mostrandomi  qualche suo nuovo “scatto”. Un suo filone prediletto è quello dei notturni, e ieri me ne ha mostrato uno così interessante che subito  gli ho chiesto: Posso pubblicarlo sul mio blog?  Ricevuto il suo convinti si, eccomi qui a presentarvi l’immagine in questione.

PINO (2)

Come mi ha spiegato Antonio, è una foto ripresa dalla zona “dietro al Traforo” (uscita dal tunnel per Gragnano), dove – muovendosi a piedi, cavalletto con fotocamera in spalla –  lui ha cercato e trovato il punto preciso per avere allineati due famosi templi mariani della zona:  la romanica chiesetta di S. Maria di Pino (a 573 metri s.l.m.) e il grande santuario della Madonna di Pompei (a 14 metri s.l.m.).

La potente zoomata messa in atto e l’eccezionale trasparenza dell’aria nella notte prescelta, hanno  fatto si che quasi si annullassero i nove chilometri di distanza che si hanno – in linea d’aria e in direzione quasi esattamente Sud – Nord – tra li due edifici sacri inquadrati.

In senso figurato, la foto “schiaccia” anche la grande distanza cronologica che intercorre tra le due chiese: quella pompeiana fu fatta erigere dal beato Bartolo Longo nel tardo XIX secolo, mentre quella in primo piano fu edificata nel decimo secolo sotto il doge di Amalfi Mastalo I . Ampliata nel corso del XIII, quando fu anche  ruotato di 90° il suo orientamento, la chiesa di S. Maria di Pino  è quanto di più integro rimane dell’antichissimo castrum Pini , borgo fortificato voluto dagli Amalfitani per difendere il loro ducato filo-bizantino contro possibili invasioni longobarde che, attaccandolo da Nord, sfruttassero l’agevole  corridoio naturale della valle del Rio di Gragnano per salire sino ai valichi agerolesi e, di lì,   piombare poi su Amalfi. In sinergia con le fortificazioni di Belvedere (Pimonte), Castello (Gragnano) e Lettere, il castrum di Pino  riuscì per secoli ad evitare simili invasioni, cedendo solo al terzo degli attacchi che portarono i Normanni (anno 1131). Finita così l’autonomia del ducato d’Amalfi, il castello di Pino vide ridimensionata la sua importanza strategica, ma il borgo continuò a vivere ancora per qualche secolo, costituendo una universitas a sé stante rispetto a quelle limitrofe di Pimonte e de  Le Franche, sulle quali ebbe, a tratti, primazia (v. M. Camera, Memorie storico-diplomatiche etc. vol. II, p. 644). Poi il borgo andò gradualmente spopolandosi e, ai tempi di re Ferrante,  subì il colpo di grazia di una distruzione ad opera di truppe aragonesi cui pare che diedero una forte mano dei militi della famiglia Cavaliere.

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