Appartenne ad Agerola l’area di pascuum pecoribus che, resa celebre da Galeno, diede il nome ai Monti Lattari.

Introduzione.

L’andamento dell’odierno confine settentrionale di Agerola  presenta delle anomalie che fanno intuire come esso sia mutato nel corso dei secoli. La più vistosa anomalia è quella della località Goffone, la quale costituisce quasi un’isola amministrativa[1] di Agerola  (solo un sottile isto a sud est la lega al resto del territorio agerolese) circondada da spazi che appartengono a Pimonte e a Gragnano. Altre anomalie  si legano al fatto che, nel tratto compreso tra il Colle Garofalo e il M. Cervigliano, il limite comunale non segue quasi mai gli spartiacque e le incisioni torrentizie. Esso  presenta bruschi gomiti, saliscendi e altre “stranezze” che mi fanno pensare che qui il confine comunale è stato “recentemente” ritoccato o tenendo conto anche dei limiti tra le proprietà prvate presenti in zona (curando che nessuna di esse finisse per metà in un comune e per metà in un altro).

A proposito di confini amministrativi, va ricordato che siamo in un’area che ha conosciuto notevoli  mutamenti nel corso dei secoli. In epoca romana essa appartenne tutta (fin su alla conca detta Gerula, ossia Agerola)  al pagus di Stabia. Le prime suddivisioni vi apparvero, credo, nel corso delll’alto Medio Evo, quando assunse dignità amministrativa Agerola e, a Nord di essa, gli Amalfitani crearono i castra   di Gragnano e Pino, cui seguirono la Terra di Pimonte e quella delle Franche. Verso la fine del Medio Evo si ebbe la scomparsa dell’universitas (comune) di Pino (vedi M. Camera, Memorie storico diplomatiche ecc., Vol. II, p. 644) e il suo territorio dovette probabilmente essere assegnato pro parte a Pimonte, pro parte a Le Franche e pro parte ad Agerola.  La zona di cui tratto in questo articolo (zona di Lattara, molto vicina alle rovine della antica Pino), fu probabilmente una di quelle che  furono assegnate ad Agerola.

 

Lattara e Galeno.

La località Lattara è  fatta di vari colli a sommità sub-pianeggiante (in senso geomorfologico dei terrazzi alluvionali), posti intorno a quota 500 m  nella zona che si incastra tra le alture di Colle Sughero – Colle S. Angelo, a Sud,  e quelle di Colle Carpineto – Pino, a Nord. Per caratteristiche e posizione, essa sembra proprio essere quella cui si riferiva il celebre medico Galeno quando, nel II secolo d.C., indicava la zona di provenienza del latte con straordinarie virtù terapeutiche che si produceva nei dintorni di Stabia; zona che egli descrive come pascuum pecoribus posti su colli di altitudo mediocris, distanti 30 stadiii o poco più (5,3 -5,5 km) dal lido stabiano (Methodo med., I, de rimediis, 5, 12, 7). Grazie al latte curativo che vi si produceva, quel luogo divenne così famoso che il toponimo fu scelto per denominare anche l’intera dorsale montuosa circostante, come attestano già gli scritti di VI secolo di Cassiodoro (Variae, XI, 10)  e di Procopio di Cesarea (Rer. Goth., I. IV).

Lattara nel Catasto Onciario.

Scorrendo il Regio Catasto Onciario di Agerola del 1752, ho scoperto che il territorio comunale allora comprendeva anche quella località Lattara che oggi, invece, ricade nel Comune di Pimonte. Ciò può ritenersi certo nonostante il fatto che quello sia un catasto privo di mappature. Trattasi infatti di un catasto a fini fiscali che adottava come criterio di inclusione non la residenza dei proprietari (che potevano essere tanto agerolesi che forestieri), bensì la collocazione dei beni immobili dentro i confini del Comune.

Dal Catasto Onciario di Agerola risulta che, a metà Settecento, a dividersi la proprietà di Lattara/Piano di Lattara erano i seguenti cittadini di Agerola:  Giovanni d’Acampora, Filippo d’Acampora, Felice di Fusco, M.co Giobatta Eboli, il reveredno Alessandro Coccia e il chierico Aniello Avitabile. Ad essi si aggiungevano i forestieri: Giuseppe Caucello di Gragnano, Giuseppe Lumberdi delle Francehe,  Crescenzo Donnarumma delle Francehe, il reverendo Tommaso Cavaliero di Furore, il beneficio del fu Matteo Rocco di Praiano ed i Padri  Gesuiti di Castellammare di Stabia.

Come dicevo, questi proprietari non agerolesi sono elencati nel catasto preso in esame perché la località Lattara era parte di Agerola. Questa appartenenza si protrasse almeno fino al primo Ottocento, visto che anche  il Catasto Murattiano di Agerola riporta proprietà site a Lattara. Tra esse spicca una vasta selva, che continua nella limitrofa località Argentara (più vicina alle falde Nord del M. Cervigliano) di proprietà delle Beneficiate di Casa Cuomo[2].

Al momento non saprei drequando fu, esattamente, che Lattara passò al Comune di Pimonte, ma non dovrebbe essere difficile trovare traccia di questo passaggio nei documenti dell’archivio storico comunale (annesso al Museo civico di Casa della Corte). Fu forse nel 1808, quando il confine tra Agerola e Pimonte divenne un confine  tra provincie, dato che  il decreto regio numero 154 bis trasferì nella Provincia di Napoli i comuni di Pimonte, Gragnano, Lettere e Casola, mentre Agerola rimase nella provincia di Principato Citeriore? Oppure nel 1846, quando anche Agerola passò nella Provincia di Napoli, o ancora con riordini legati l’Unità d’Italia? Ai volenterosi che vorranno spulciare vecchie carte e libri l’ardua sentenza!

NOTE

[1] Nel linguaggio tecnico di settore, si definiscono Isole Amministratie quelle  parti di territorio comunale circondate interamente dal territorio di altro o altri Comuni.

[2]  I Benefici e i Monti erano istituzioni assistenziali create da enti oppure, come in questo caso, da famiglie agiate con lo scopo di assicurare contributi economici a membri che si trovassero in difficoltà. Si attingeva alle rendite che garantivano i titoli e/o i beni immobili posseduti dal Beneficio. La più comune tipologia di intervento era quella del “premio di maritaggio”, occia dote in denaro assegnata a giovani spose bisognose.

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