Il bassorilievo di San Bernardino da Siena in S. Pietro di Pianillo

Come in tante altre chiese antiche, anche in quella di S. Pietro apostolo a Pianillo (Agerola) il pavimento recava diverse lastre tombali che, a mò di botole, davano accesso ad altrettante fosse di sepoltura. Pochi decenni fa, rifacendo il pavimento, quelle lastre furono tolte dalle loro sedi e collocate lungo le pareti perimetrali della chiesa, nei punti dove vi era spazio per ospitarle. Una delle lastre, quella visibile in  fondo alla navata di sinistra, fu fissata al muro all’incontrario, poiché fu la sua faccia inferiore a rivelarsi decisamente più interessante dell’altre, presentando il bel bassorilievo che mostro nella foto a seguire.

 

 

Sebbene sia un po’ corrosa e sbeccata nell’angolo in alto a sinistra, la scultura è ben leggibile e appare di buona fattura, per cui ho deciso di pubblicarla con anche la speranza di attirare l’attenzione di qualche esperto storico dell’arte che, venendo a studiarla, ci sappia dire qualcosa sull’età e sull’autore dell’opera.

Intanto, per riportare la mia impressione di semplice appassionato, noto in quel bassorilievo dei caratteri stilistici e compositivi che mi fanno ipotizzare una datazion tra il tardo Medioevo e il Cinquecento, tra cui l’aureola di tipo raggiato che circonda la testa del santo..

A meglio precisare l’epoca di fattura, contribuisce anche l’identificazione del santo effigiato, il quale può riconoscersi in San Bernardino da Siena, frate dell’Ordine dei Minori che fu tra i più convinti e convincenti propugnatori  della riforma francescana.

Lo si riconosce per il saio francescano che indossa e, soprattutto, per ciò che tiene nella sua mano destra: un disco raggiato che non esito a ricondurre a quello che, in tante antiche raffigurazioni del Santo, circonda il trigramma IHS, principale attributo iconografico per San Bernardino da Siena.

Questo trigramma, che è spesso stilizzato con una croce  nella H,  lo si trova usato, nella sua versione in caratteri greci (ΙΗΣ) già nel III secolo, all’interno di trascrizioni del Nuovo Testamento.  Esso è una sigla che abbrevia il nome ΙΗΣΟΥΣ   (Iesous), ossia Gesù-

Il rilancio in Europa del trigramma IHS si lega alla diffondersi della devozione verso il  Santo Nome di Gesù ed ebbe in S. Bernardo di Chiaravalle, il Francese che fondò l’Ordine Cistercense nel XII secolo,  il principale artefice. In Italia, il trigramma IHS  fu divulgato proprio da Bernardino da Siena (Massa Marittima 1380 – L’Aquila 1444) che nelle sue efficacissime prediche insisteva sulla devozione al Santissimo Nome di Gesù e teneva ben in vista sul pulpito una tavoletta con dipinto sopra quel trigramma IHS che, dopo la sua canonizzazione (avvenuta nel 1450) divenne il principale attributo iconografico del Santo.

Tipicamente il trigramma in questione era ed è sovrascritto a un sole a dodici  raggi [1]   che, al di là della particolare stilizzazione adottata, mi pare essere ciò che deve riconoscersi in quel disco raggiato che figura nella destra del Santo nel bassorilievo di Pianillo.

Un raffronto che trovo interessante è quello con il “Ritratto di S. Bernardino” attribuito al grande pittore fiammingo Quentin Metsys (Lovanio 1466 –  Anversa 1530) o sua scuola.

A parte la mancanza del Crocefisso nella sinistra (che non è cosa diagnostica), il simbolo con l’IHS che il santo tiene nella mano destra prende qui una forma molto simile a quel disco raggiato che tiene in mano il San Bernardino del bassorilievo agerolese.

Riconoscere nel santo effigiato Bernardino da Siena (al secolo B. Albizzeschi) implica collocare il nostro bassorilievo almeno qualche anno a valle di quel 1450 che è la data di canonizzazione di San Bernardino.

Passando ora alla possibile storia della lastra scolpita qui presa in esame, credo che e il suo utilizzo come botola di una  fossa sepolcrale (con la faccia scolpita rivolta in basso, invisibile ai fedeli)  debba considerarsi come un suo tardivo re-impiego, mentre l’utilizzo originaria fu per una altare o altarino. Poteva tale altare sorgere nella stessa chiesa di S. Pietro Apostolo in Pianillo? Per ora con sembra;anche se bisogna studiare megliole fonti Cinque-Seicentesche conservate presso l’archiviodiocesano di Amalfi. Ma voglio anche ricordare che in vari documenti del Sette-Ottocento viene detto “di S. Bernardino” quel ponte a tre arcate (oggi mal visibili a causa del ringrosso in cemento armato aggiunto al ponte negli anni Settanta) col quale scavalca il Rio Penise la strada di collegamento diretto tra i casali di San Lazzaro e Pianillo [2]; strada anch’essa ampliata e, a tratti, deviata [3] pochi decenni orsono, ma di origine medievale. Il  ponte in questione esiste almeno dal Trecento, visto che una pergamena del 1325attesta in zonail toponimo Alo Ponte o (cfr. pergamena del 1325 in Filangieri, Codice Diplomatico Amalfitano, vol. 2, p. 264).

L’ipotesi che faccio è che il bassorilievo raffigurante S. Bernardino fosse in origine posto in una edicola a lui dedicata presso il ponte di cui sopra e che, andata in rovina quell’edicola, il pezzo fu successivamente recuperato e riutilizzato  come lastra tombale nella parrocchiale di S. Pietro Apostolo.

Rimanendo nel campo delle ipotesi di lavoro, chiudo ricordando che di Bernardino da Siena fu amico ed estimatore  il senese Enea Silvio Piccolomini, noto umanista che poi fu papa col nome di Pio II (cfr. la voce Piccolomini, Enea Silvio in “Enciclopedia Dantesca” – Treccani). Orbene, come può leggersi sia in questo blog che in vari trattati di storia, un nipote di Pio II, il condottiero Antonio Todeschini Piccolomini [4], aiutò re Ferrante d’Aragona a riconquistare il Regno di Napoli nel 1460, guidando un grosso contingente di armati  inviati in soccorso dell’aragonese proprio da papa Pio II.. In cambio, Antonio  ottenne in sposa Maria d’Aragona, giovanissima figlia naturale di re Ferrante, che gli portò come dote il feudo del Ducato di Amalfi. I Piccolomini tennero il feudo amalfitano (Agerola compresa) fino al 1583 e non escluderei che furono proprio quei feudatari senesi, forse dopo aver finanziato dei restauri a ponte di cui sopra, a farvi aggiungere un’edicola dedicata a San Bernanrdino – santo rimasto caro a quella stirpe – perché proteggesse sia i viandanti, sia quel ponte di così grande importanza per chi si spostava da Amalfi a Castellammare di Stabia via Agerola e valico di Crocella.

Ritratto diAntonio Piccolomini

duca di Amalfi

 

NOTE:

1 –Per san Bernardino quei dodici raggi rappresentavano altrettanti valori del santo nome di Gesù, vale a dire: I Rifugio dei peccatori; II Vessillo dei combattenti; III Medicina degli infermi; IV Sollievo dei sofferenti; V Onore dei credenti; VI Splendore degli evangelizzanti; VII Mercede degli operanti; VIII Soccorso dei deboli; IX Sospiro di quelli che meditano; X Aiuto dei supplicanti; XI Debolezza di chi contempla e XII Gloria dei trionfanti.

2 –Dalla presenza di quel viadotto prese nome anche il vicino agglomerato di Ponte (inizialmente sotto-casale di Pianillo e poi casale  – ovvero frazione – a se stante)

3 –Un tratto in cui la strada moderna non ricalca quella antica – che si è pertanto conservata –  è quello tra il ponte e la chiesa di S. Nicola “al Ponte”; tratto che includeva anche il passaggio della strada antica in questione sotto le arcate che fanno da pronao a detta chiesa.

4 –Antonio nacque da Nanni Tideschini e da Laudonia Piccolomini, sorella di  papa Pio II.

 

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