L’antico toponimo La Francazza. Con un cenno anche a Le Franche.

Mel vigente stradario di Agerola, si chiama Via Francazza quella stradina che collega Via Armando Diaz con Via Villani  e, fino a pochi decenni f, portava lo stesso nome anche  quela che fu poi denominata Via Francesco Saverio Acampora [1], perché entrambe conducevano, e conducono, a quella porzione del casale Bomerano che si chiama La Francazza. Trattasi di un toponimo antico che si ritrova anche sul Regio Catasto Onciario di Agerola del 1752, il quale lo cita più volte come luogo ove possedevano beni i Villani, gli Avitabile, i de Fusco, i  d’Acampora e i Cuomo, ma anche le parrocchie di S. Giacomo e di S. Elia di Furore.

Mappa stradale di Bomerano nord (Agerola)

Riguardo all’origine del toponimo va notata la presenza della radice franco/a, nel senso di ‘libero/a’. Più esattamente ci vedo una discendenza da ‘franchìgia’, nel senso di ‘privilegio di esenzione da un pagamento dovuto’ (cfr. Vocabolario Treccani), con un percorso etimologico che parte dalla forma medievale franchitia (molto frequente nelle pergamene amalfitane e napoletane), passa per la forma franchezza e, infine, si corrompe in Francazza.

Circa  la forma intermedia porto ad esempio questei due passi di inizio Seicento  tratti dalle pagine 325 e 759 dellaDescrittione del Regno di Napoi ecc., opera di Scipione Mazzella stampato a Napoli nel  1601:

1) “Godono questi soldati della nuova milizia  (che così si nominano) alcuni privilegi di franchezza.

2) …l’antico privilegio di franchezza fatto dalla Rep.  di Napoli il  9 di maggio 1109 a gli huomini Amalfitani …

Il primo passo allude  a delle esenzioni tributarie che andavano di fatto a rimpinguare il salario di quei soldati [2]. Il secondao si riferisce invece all’esenzione da dazi doganali e tasse di ancoraggio che Napoli accordò ai mercanti  marittimi amalfitani.

Ma qui abbiamo a che fare col toponimo di una zona rurale, per cui dobbiamo ritenere che la franchigia  di cui trattasi doveva riguardare  i terreni, , i possedimenti agrari.

Ma da quale gravame era stata affrancata quell’area o parte di essa [3]?  E poi, chi e perché lo fece? Le risposta dovrebbero venire da documenti d’epoca che non esistono o, perlomeno, non sono stati ancora rintracciati.

Per ora non possiamo che avanzare delle ipotesi qualitative e, tra queste,   quella che mi sembra pià probabile ammette la presenza in zona di un fondo rustico che, dopo un periodo di concessione in enfiteusi, fu acquistato dal concessionario (o dai concessionari.) tramite l’operazione che dicesi affrancazione (vedi  la voce Affrancazione nell’Enciclopedia Treccani).

A questo punto perché non ipotizzare una genesi del toponimo che attinga  direttamente al vocabolo tardo latino affrancatio (leggi affrancazio)?. Dato che esso indicava un’azione (quella di affrancare, rendere libero), è facile immaginare che nella parlata del volgo prese articolo e desinenza femminili, diventando l’affrancatia, da cui, per aferesi:  la francatia.

 Le Franche

 A  proposito di franchìgie applicate a terreni voglio qui ricordare anche quelle che, nel Medioevo,  i governanti riconoscevano a delle aree  strategiche ove le necessità militari rendevano necessario il formarsi di un abitato che, opportunamente fortificato, fungesse da baluardo di difesa. Onde favorire il popolamento di quei luoghi, si concedevano dunque delle franchigie che riducevano o annullavano il carico fiscale dei residenti. Casi del genere hanno fatto nascere i tanti centri abitati nel cui nome compare il termine fanco/franca (Castelfranco, Borgofranco, Francavilla, Villafranca,  ecc.). Nella nostra zona, un caso simile sembra essere il borgo de Le Franche (tra Gragnano e Pimonte), visto che si pone a guardia della più agevole via naturale per un esercito intenzionato a scavalcare i Monti Lattari e minacciare Amalfi..

Note

1 – Nato ad Agerola nel1870, F.rancesco Saverio Acampora è stato un valente e generoso medico civile e militare la cui passione collaterale per l’elettrotecnica lo fece diventare un pioniere della radiologia medica. Ma di questa fu anche un martire, morendo per le conseguenze delle radiazioni emesse dalle primordiali attrezzature che si usavano all’epoca.

2 -Siamo nel periodo vicereale e si parla di una milizia  italiana da affiancare a quella spagnola e alla cui costituzione doveva contribuire “ciascheduna Terra del Regno” nella misura di “5 fanti per ogni cento fuochi” (ossia nuclei familiari) che “si  nominato per gli Eletti di esse Terre”.  Contando circa 250 fuochi, Agerola ne doveva inviare una dozzina.

3 – Come è ben noto agli studiosi di toponomastica storica, i nomi di luogo che citano una presenza (naturale o antropica che sia) molto spesso si allargano a coprire un areale (un intorno) più vasto dello spazio occupato dalla “cosa”  da cui prendono spunto. Come esempi locali si possono ricordare i toponimi Ponte (anticamente Lo Ponte) , La Teglia,  Casarella e Fontana.

 

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