Quando giocare significava muoversi e interagire concretamente con i compagni.

Dai ricordi di bambini e ragazzi di una volta, un opuscolo utile a riproporre giochi e filastrocche tradizionali ai piccoli di oggi.

x.jpgLo scorso gennaio, nel celebrare la sesta edizione della Giornata Nazionale del dialetto (encomiabile iniziativa dell’UNPLI cui ha sempre aderito la Pro Loco di Agerola), abbiamo presentato al pubblico una raccolta intitolata “Giochi e filastrocche per bambini e ragazzi dell’Agerola che fu”. Compilata dallo scrivente (Aldo Cinque), essa si basa su testimonianze orali raccolte tra coloro i quali …furono bambini decenni fa, talora contattandoli direttamente e talatra facendoli intervistare dagli alunni delle locali scuole elementari e medie.

Visto che il prossimo 1 luglio, nell’ambito dei festeggiamenti in onore di Maria SS. Delle Grazie, ci sarà anche una fase dedicata alla riscoperta di alcuni antichi giochi per bambini e ragazzi, pubblico qui il file Pdf della menzionata raccolta, così che tutti gli interessati – grandi e piccoli – possano leggerla, stamparla e divulgarla ulteriormente.

CLICCA QUI PER SCARICARE IL FILE

Vecchi giochi e filastrocche

P.S.: I festeggiamenti di cui sopra includeranno anche un Laboratorio di Slow Food dedicato alla stagionalità dei prodotti agro-alimentari, stand gastronomici e, in serata, oltre a riti religiosi, degustazioni e il 1° Festival di canti popolari, con l’esibizione di quattro formidabili gruppi di tammorra. Una intera giornata da non perdere!

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3 risposte a Quando giocare significava muoversi e interagire concretamente con i compagni.

  1. Alberto Maranca ha detto:

    Veramente pregevole il suo lavoro.Ho quasi 80 anni e mi sono commosso ricordando sia i giochi sia le filastrocche.Erano tempi in cui I bambini ed I ragazzi giocavano per strada o nei cortili( e “curtine ).

    Inviato da iPad

  2. aldocinque ha detto:

    Grazie. E’ il miglior apprezzamento che potessi ricevere. E speriamo che il libretto venga letto ed utilizzato anche da chi ha figli piccoli cui trasmettere qieste memorie.

  3. Valentino D ha detto:

    in Cilento Màzza e pìvezo si chiamava Mazza e taccheri, poi mi hai fatto ricordare di un gioco/filastrocca di cui non ricordo tutti i dettagli, si chiamava il Cocozzaro. Certo è che ci divertivamo un mondo nelle nostre estati paesane, la notte prima della partenza da Napoli non dormivamo per l’agitazione. E quanti giochi, che mi sembra di averci giocato non una, ma 1000 volte. Ma forse tutte le cose della nostra infanzia ci sembra di averle vissute infinite volte

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