Sull’origine del toponimo Bomerano (Parte prima) .

Come è noto, la cittadina di Agerola è formata da cinque diverse frazioni (anticamente detti “casali”, ossia villaggi) sparsi al fondo della conca intramontana che, per il suo somigliare a una gerla, fu detta Gerula nell’alto Medioevo. Dei cinque casali formanti Agerola, quello col nome più problematico da interpretare è certamente Bomerano [1], così riportato sulla cartografia e sui documenti ufficiali  dal secolo XVII in poi.

Nella odierna  parlata locale, il toponimo suona Vumməranə (ə = vocale atonica a suono indistinto) e similmente si può leggere Vomerano su certe carte topografiche del Sette-Ottocento.  Ciò  ha indotto molti ad ipotizzare che il toponimo potesse derivare dal sostantivo  ‘vòmere’ (lat. Vòmerum);  ipotesi cui pareva fornire plausibilità la topografia sub- pianeggiate della zona e i fertili suoli ivi presenti. Ma questa paraetimologia popolare, che circola da un paio di secoli, non trova casi di raffronto in Italia, probabilmente perché l’aratro era ed è cosa troppo comune e mobile per essere scelto come elemento cui ispirare il nome di un luogo. Per inciso, vale la pena di citare anche il caso del quartiere Vomero di Napoli. Anche per esso c’è stato chi ha voluto collegarlo a vomere, ma la spiegazione preferita dagli “addetti ai lavori,” è che Vomero venga invece dal greco antico Bomòs  (βωμός), significante ‘altura, collina’

Tornando al presente tentativo di tracciare delle ipotesi etimologiche per il toponimo Bomerano, vediamo innanzitutto cosa si ottiene seguendo la molto seguita regola di partire  dalla più antica forma scritta del toponimo in esame. Nel caso di Bomerano, l’attestazione più antica sinora emersa dagli archivi risale all’anno  1062 e –come le tante altre del periodo medievale – riporta la forma Memoranum/Memorano [2]

La sua terminazione in –anum  fa pensare che esso appartenga alla categoria dei toponimo cosiddetti prediali (dal latino  praedium = tenuta). Essa raggruppa i toponimi nati in epoca romana (a partire dalla tarda età repubblicana) per denominare i fondi agricoli delle zone di nuova messa a coltura  e di insediamento rurale sparso. Quasi sempre legati alla presenza di ville rustiche, i toponimi prediali si componevano aggiungendo al nomen del proprietario il suffisso  –anum / -ianum (a seconda che il nome terminasse per vocale o consonante) che è poi diventato –ano col passaggio al volgare e all’Italiano .

Dopo il crollo dell’impero romano, alcuni di quei toponimi passarono a indicare gli agglomerati di case contadine realizzati su quei siti dai discendenti di quelli che erano stati i servi delle varie ville rustiche, i quali “…cresciuti di numero e d’importanza sociale, dai vincoli d’una comune origine e d’una comune condizione di vita, avevano ricavato lo stimolo e la trama d’una loro propria autonoma comunità rurale”[3]. Fu così che molti di quei nomi in –anum (> -ano), nati per denominare un podere agricolo, passarono ad indicare un casale e poi ancora, in caso di crescita, un paese o città [4].

Nel caso specifico di Memoranum (Bomerano), il nome del proprietario del fondo rustico iniziale potrebbe essere stato quello di Memorius, come proposi una decina di anni fa in una pubblicazione della Pro Loco di Agerola [5]. Più recentemente, trovandomi a visitare con più calma e attenzione il territorio di Formia,  mi sono imbattuto in un toponimo che presenta forte assonanza col nostro Memoranum e che invita a considerare una interessante  ipotesi alternativa circa il nome personale da cui nacque quel prediale agerolese.  

 Si tratta di ‘Mamurrano’,denominazione ancora in uso per un’ampia zona della periferia orientale di Formia. In questo caso non vi è dubbio alcuno circa l’origine prediale del toponimo e circa il personaggio d’epoca romana cui esso fa riferimento.

E’ ben noto, infatti, che Orazio  (Satire) usò Mamurranum urbs come sinonimo di Formia (antica Formiae); a significare la locale preminenza di quella famiglia. Verso l’inizio del l I secolo a. C. da essa nacque Marco Vitruvio Mamurra. Nel corso della sua carriera tra gli Equestres (cavalieri), seguì Caio Giulio Cesare in Gallia guadagnandosi la carica di praefectus fabrum (prefetto degli ingegneri, ossia comandante del Genio Militare), sapendone ricavare lauti e chiacchierati guadagni.

Si costruì una lussuosa casa a Roma (sul colle Celio) e, nella natìa Formia, una vasta villa marittima di cui restano avanzi che vale certamente la pena di visitare.

Il complesso includeva anche un tempio di Giano da cui è poi sorto il toponimo Gianola, usato per indicare l’ampio e piatto promontorio boscoso sul quale  si distribuiscono i vari ruderi superstiti della villa.

Va notato per inciso che il poeta Catullo ebbe una pessima opinione di Mamurra,circa la cui condotta scrisse  parole molto pesanti, alcune delle quali relative a un rapporto omosessuale con Cesare in età giovanile.  Chi volesse saperne di più non avrà difficoltà a trovare materiale in rete usando come parole chiave Mamurra, Formia, Catullo e Giulio Cesare.

Tornando al nostro argomento iniziale, trovo che – sul piano linguistico – il nostro Memoranum di XI  secolo possa benissimo essere interpretato come forma corrotta di un più antico Mamurrano, suggerendo che in epoca romana, la zona che ora è detta Bomerano (o almeno una vasta sua porzione) costituisse un podere agricolo appartenente ad un certo Mamurra.

Chi era costui? Proprio il  famoso Formiano che fu amico e funzionario di Giulio Cesare o, invece, un semplice omonimo di detto personaggio?

Per quanto sia ancora estremamente incerta (la parola passi agli esperti biografi, epigrafisti e archeologi), la prima ipotesi appare assai affascinante, perché se il ricchissimo Marco Vitruvio Mamurra ebbe davvero ad acquistare una tenuta agricola sull’altipiano di Agerola, vi realizzò quasi certamente una villa rustica con un bel quartiere padronale ove trascorrere piacevoli vacanze estive. Ma la residenza d’ozio associata al podere  redditizio di Agerola potrebbe anche essere stata una villa  marittima [6] nella zona di Stabia  o lungo quella che poi si chiamerà Costa d’Amalfi; magari nella stretta cala della Praia (Praiano) ove perviene una millenaria mulattiera che discende proprio da Bomerano.

Note

1) Gli altri sono Pianillo, Campora, San Lazzaro e Ponte.

2) Riccardo Filangieri, Codice diplomatico amalfitano. Vol.I, doc. LXIX, p. 110. Napoli 1917).

Il passaggio dell’iniziale da M a V (Memorano > Vummerano) è ascrivibile a un fenomeno di dissimilazione tra prima e seconda sillaba in m della parola, come –ad esempio- nel caso di mammana (Napoletano per ‘levatrice’) che taluni dicono vammana. .

3) G. Serra, , Lineamenti di una storia linguistica dell’Italia medioevale, Napoli, R. Liguori, 1958, p. 40]

4) Ne abbiamo parecchi esempi anche nella zona Monti Lattari – Costa d’Amalfi, tra i quali: Moiano, Pozzano, Gragnano,  Sigliano, Aurano, Depugliano,, Orsano, Bomerano, Cazzano, Miano,  Cesarano.

5) A. Cinque, Cenni storici. In: “Agerola, guida ai servizi”, Pro Loco di Agerola 2009, p. 1. .

6) Le sfarzose ville d’ozio marittime d’epoca romana, realizzate in ardita vicinanza al mare, richiedevano ingenti e pressoché  continue spese di manutenzione. E’ per questo che il forestiero che veniva a costruirsene una nel golfo di Napoli o nella Terra delle Sirene(Penisola sorrentino  – amalfitana) adottava spesso la soluzione di … combinare l’utile e il dilettevole;  ovvero comprare nella stessa zona una tenuta agricola capace di fornire rendite tali da ripagare almeno le spese di mantenimento della villa marittima.

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