Antiche famiglie agerolesi : i Casanova.

Citare il cognome Casanova fa subito venire alla mente il celebre Giacomo Casanova [1] e la sua Venezia del 18° secolo, ma ciò non deve indurre a ricollegare a un comune progenitore veneto, per quanto lontano nel tempo, tutti i circa seimila Casanova che vivono oggi in Italia.

I CASANOVA IN ITALIA OGGI

L’odierna distribuzione del cognome Casanova in Italia (vedi www.cognomix.it/mappe-dei-cognomi-italiani/CASANOVA),mostra  che le famiglie con tale cognome (circa 1.600 in tutto) si addensano particolarmente  in cinque regioni del nord: primo il Veneto con 385 famiglie, poi l’Emilia Romagna con 283, la Lombardia con 256,  la Liguria con 181 e il Piemonte con 111. Ma la distribuzione all’interno di ciascuna di dette regioni non è affatto regolare,poiché i Casanova si concentrano in una o due sole delle loro provincie (ad esempio, nella provincia di Belluno per il Veneto, quelle di Brescia e Milano per la lombardia , ecc.)

I  Casanova sono poco abbondanti nel centro-sud Italia, ma fa parzialmente eccezione la Campania , che risulta essere la sesta regione d’Italia per numero di famiglie Casanova presenti, 69.  Nell’ambito della Campania, la zona dove si addensano maggiormente i Casanova è quella della provincia di Napoli e della parte settentrionale della provincia di Salerno (Costiera amalfitana e Agro Nocerino – Sarnese). Delle 27 famiglie Casanova che si hanno in provincia di Napoli, 15 risiedono nel popoloso capoluogo e 5 ad Agerola,che pertanto si pone in testa alla classifica provinciale per densità di presenze (ovvero numero di famiglie Casanova presenti nel Comune diviso per il  numero  totale di famiglie nel medesimo Comune).

Nel suo insieme, la sopra descritta distribuzione dei Casanova in Italia  fa pensare che vi sia stato non uno solo, ma più centri di nascita e irradiazione del cognome, per cui  gli odierni portatori  del cognome Casanova non sono riferibili tutti a un solo capostipite.

 

ORIGINE E SIGNIFICATO DEL COGNOME

Nei vari  luoghi e tempi in cui nacque, il cognome Casanova  ricalcò il nome del luogo d’origine  della persona che lo adottò (o cui fu assegnato); una persona che veniva da una località o borgo denominato, appunto,  Casanova.

Essendo questo un toponimo abbastanza ricorrente  (almeno 15 casi nel nord Italia, 6 in Italia centrale e 3 nel sud Italia [2] ) si comprende come lo stesso cognome possa esser nato più volte, in tempi  e luoghi diversi, generando altrettanti ceppi del tutto indipendenti  l’uno dall’altro in termini di genealogia.

Per il ceppo che è presente da secoli ad Agerola e dintorni  (vedi oltre) il “luogo d’origine” non va cercato lontano, potendolo riconoscere nella limitrofa Furore; più esattamente in quella parte alta del paese che fino al Seicento veniva distinta col toponimo Casanova  [3].   A riprova del fatto che siamo di fronte a un cognome indicante l’area di provenienza del capostipite, si osservi come le prime attestazioni del cognome lo riportino nella forma de Casanova, (= di Casanova).

I toponimi del tipo Casanova (spesso seguiti da un determinativo) si compongono del sostantivo ‘casa’ e dell’aggettivo ‘nova’. Il primo va inteso nel senso tardo-romano e alto-medievale di casa massaricia: podere e relativa casa colonica, la  cui conduzione era  affidata a un massaro residente e alla sua famiglia. (AA. VV. Dizionario di toponomastica, Utet 1991, p. 154).

 

UN COGNOME CHE HA QUASI MILLE ANNI.

Non sappiamo esattamente quando fu che, a seguito di un trasferimento in  altra località (probabilmente  ad Amalfi centro), il capostipite ricevette il soprannome “de Casanova”, presto consolidatosi in cognome. Secondo  S. Amici [4],  la più antica attestazione del cognome Casanova di cui disponiamo è dell’anno 1130  ed è  un atto di compravendita che   vede protagonista un tale Leo figlio del fu Marino e nipote del fu Giovanni “de Casanoba” [5].

Da parte mia, segnalo invece una pergamena  dell’anno 1092,   che riporta un accordo tra  l’arcivescovo di Amalfi e il vescovo di Minori per una derivazione d’acqua dal fiume Reginna Minor e che venne tra gli altri sottoscritto dal presbitero Leo, figlio di Giovanni Casanova.[6]

Col già citato atto del 1130, Leo de Casanova e sua moglie Gemma Pantoma vendettero  al presbitero  Lupino Papazzi parte di una loro domus a più piani sita  nel centro di Amalfi.  Ancora ad Amalfi  rimanda un documento  del 1193 che ci presenta tale “Aloara filia  Mauri ad Casanova” e il marito Urso Campanile di Amalfi,  mentre comprano beni immobili in Maiori [7].

 

PRIME ATTESTAZIONI AD AGEROLA

A pochi decenni dopo  risalgono i più antichi documenti superstiti che attestano la presenza di membri della casata ad Agerola. Il primo  risale al 1252 e ci presenta la vedova Gemma de Casanova e il figlio minore Giacomo de Mansone che, sotto tutela dello zio prete Giovanni de Casanova fu Leone, prendono a mezzadria, dal monastero di S. Lorenzo del Piano di Amalfi,  una grossa vigna a Memoranum (Bomerano) di Agerola. [8]:

Tra i firmatari dell’atto compare  “Nicolaus filius Petri de Casanova” col titolo di Iudex Ageroli [9]. Il fatto che era un Casanova a ricoprire questa importante carica cittadina, unitamente alla presenza in famiglia di almeno un presbitero e al  legame con la nobilissima casata dei de Mansone  stabilito col matrimonio di Gemma, induce a ritenere che verso la metà del Duecento la stirpe dei Casanova avesse già compiuto,  almeno con alcuni dei suoi esponenti , una discreta ascesa sociale.

La carica di  giudice di Agerola fu ricoperta ancora da un Casanova  nel 1261 (e forse in altri anni per i quali non abbiamo documenti superstiti). Si trattò di Capuano de Casanova, coadiuvato dal notaio  Philippus Pagurillus ed i testes: Mattheus de Laurito e Iohannes Crisconus. Lo attesta un istrumento che fu rogato alla sua presenza e che risulta interessante anche perché ci dà notizie circa la scomparsa chiesa di S. Marciano a Caput de Pendolo   [10]

Il casale di Agerola nel quale la presenza dei Casanova si fece più cospicua e duratura è quello che oggi chiamiamo San Lazzaro, ma che fino al Trecento fu detto Caput de Pendolo. In tale casale era, ad esempio, ubicato il possedimento, in parte a selva e in parte a roseto [11]  che, nel 1287, Castellanus de Casanova fu Bernaldo, di Agerola, ottenne a censo dal monastero amalfitano di S. Pietro della Canonica. Tra i confinanti di detto possedimento era un altro Casanova, di nome Leo [12]. Sempre a Caput de Pendulo  era  poi  ubicato il podere (vineam cum domibus et fabricis) che nel 1292 venne diviso tra i figli del defunto Capuano de Casanova:  Binuto, Leone, Simone, Angelo e Marco (quest’ultimo notaio)  [13]

A confermare che la casata dei Casanova era e rimase per secoli tra le più influenti e stimate di San Lazzaro, vi è il dato che emerge da un documento del 1584  che elenca gli eletti di quell’anno a governare il paese (deputati Universitatis Terre Ageroli). Se ne eleggeva uno per ogni casale, e a rappresentare San Lazzaro fu tale Nicolaus Casanova  [14  ]

Proveniva da San Lazzaro, ma faceva parte della colonia agerolese in Napoli, quel Giovanni Alfonso Casanova cui è intitolato un tratto del corso principale di quel casale. Di lui si sa poco e sarebbe davvero il caso di svolgere delle ricerche d’archivio che colmino la lacuna. Di certo egli divenne molto ricco, probabilmente esercitando una qualche mercatura all’ingrosso a Napoli. Visse da metà Cinquecento ai primi del Seicento e con testamento del 26 agosto 1614 lasciò al Monte di pietà collegato alla Cappella degli Agerolesi di Napoli (intitolata a S. Antonio Abate e sita in S. Agostino alla Zecca) rendite sufficienti a erogare annualmente quattro premi di maritaggio, di 36 ducati ciascuno, destinati a “zitelle povere ed oneste native di Agerola” [15]

Il monumento funebre di Gio. Alfonso Casanova in S. Agostino alla Zecca di Napoli; opera di Iacobo Lazzari, 1614.

Il monumento funebre di Gio. Alfonso Casanova in S. Agostino alla Zecca di Napoli; opera di Iacobo Lazzari, 1614.

In S. Agostino alla Zecca, a ricordare la figura e la generosità di Giovanni Alfonso Casanova vi è il suo monumento funebre in marmo. In alto vi spicca il busto del personaggio con abbigliamento aristocratico, opera di  Iacobo Lazzari, scultore fiorentino trasferitosi a Napoli [16] .

 

STEMMA

A chiusura di questa breve  e parziale disamina delle fonti edite che lumeggiano a sprazzi i primi secoli della prosapia dei Casanova del Ducato di Amalfi , desidero soffermarmi un poco sull’aspetto araldico.

Purtroppo, tra le lastre tombali che sono ancora visibili nelle chiese di Agerola (una ventina appena [17]) non ve ne è nessuna che sia dei Casanova e ne mostri lo stemma di famiglia.  Ci viene in soccorso un saggio di Salvatore Amici [18], che segnala,  per quella casata, lo stemma che riporta un manoscritto anonimo del Settecento [19.

La figura qui sopra riporta lo stemma come ridisegnato e blasonato (ossia descritto a parole secondo le precise regole dell’araldica) nel citato saggio dell’Amici .

Andando a consultare l’originale del manoscritto settecentesco, si comprende che lo stemma era inciso su una lastra tombale presente nella navata centrale della cattedrale di Minori, con un’iscrizione lungo i bordi  dichiarante sia il nome e la cittadinanza del defunto (sepulcrum Pisani Casanova de Amalphia ) , sia l’anno della sua morte e sepoltura : il 1360.

La stringata epigrafe non dice nulla circa lo status di quel Pisano Casanova, ma le figure di cui si compone l’insegna [20] fanno pensare a a un uomo d’armi oppure a un mercante marittimo che vantava antenati appartenuti al rango dei milites.

 

 

Note

1 -Giacomo Girolamo Casanova nacque a Venezia, da padre parmense, nel 1727 e vi  morì nel  1798. Fu ecclesiastico, scrittore,, soldato, spia e diplomatico. Ma è ricordato soprattutto come principe degli avventurieri e come colui che fece del nome Casanova il  sinonimo di “libertino” (nel senso illuminista del termine).  La sua autobiografia, intitolata Histoire de ma vie, presenta forse delle esagerazioni riguardo a certe “scappatelle” dell’autore, ma è  importante perché  fornisce splendide descrizioni della società del XVIII secolo nelle città europee.

2 –Tale conteggio è approssimato per difetto, in quanto  considera solo i Comuno e le Frazioni riportate dalla Carta stradale d’Italia del T.C.I., in scala 1:250.000. Al nord il toponimo è presente nelle provincie di Genova,  Pavia, Piacenza, Parma,  Como, Savona e  Torino. In  Italia centrale  lo si ritrova nelle  provincie di Pisa, Siena,  Forlì- Cesena e Rieti. Al sud, infine, il toponimo lo abbiamo in provincia di Caserta (Casanova-Carani), e presso Ceprano (FR) . A questi due casi può aggiungersi il dismesso Casanova di Amalfi, casale che poi passò al neonato Comune di Furore costituendone la parte alta.

3 –Matteo Camera, Memorie storico diplomatiche dell’antica Città e Ducato di Amalfi. Salerno 1881. Vol. II, pp. 565-567.

. 4 -Amici S., Araldica Amalfitana, in “Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana”, N.S. a. IV (XIV dell’intera serie), 7/8 (1994), p. 171.

5–Il testo integrale di tale atto può leggersi  su J. Mazzoleni  e R. Orefice, Il Codice Perris.   Cartulario amalfitano. Salerno 1989,  vol. I, p. 213..

6–Vincenzo Criscuolo, Le pergamene dell’archivio vescovile di Minori. Centro di cultura e storia amalfitana, Collana Fonti n. 5.. Amalfi 1987,,  Vol. 1, p. 43.

7–Mazzoleni e Orefice, Op. cit., vol. I doc  CLXXXIX, p.369 e ss.

8–Mazzoleni e Orefice, Op. cit., vol  II doc. CCLXXXVII, pp. 584 e ss..

9 –Sotto la dominazione sveva, Agerola era sede di una curia pubblica (piccola corte di giustizia che giudicava le cause civili)  che era presieduta da un giudice e completata con un notaio e dei testes. Nel 1252 al giudice Nicolaus de Casanova sSi affiancavano il notaio Philippus Pagurillus e i testimoni Andreas Laurentii e  Leocce de Laurito.

I10  -Giulia Rossi, Le pergamene degli archivi vescovili di Amalfi e Ravello .Arte Tipogtrafica, Napoli, 1979.  Vol. 1, doc. CI, pp. 172-174

11 -Lungi dall’essere cosa decorativa, i roseti (rosarii) di cui abbondava Agerola nel Medioevo erano coltivazioni redditizie, in quanto alla base della produzione della ricercata Acqua di Rose.

12 –Catello Salvati e Rosaria Pilone, Gli archivi dei monasteri amalfitani (S. Maria di Fontanella, S. Maria Dominarum, SS. Trinità). Anni 860-1645. Centro di Cultura  e Storia Amalfitana, Fonti  2. Amalfi 1986, doc. 12, p. 92.

13- Mazzoleni e Orefice, Op. cit. vol., III, doc. CCCCXCV:, pp. 1023 e seg.

114 -Atto del notaio Giovanni Ferdinando de Rosa di Amalfi, n. 1206 (26/8/1584). Cfr. Salvati e Pilone, Op. cit. p. 184.

15 –Matteo Camera, Memorie storico- diplomatiche dell’antica Città e Ducato di Amalfi. Salerno 1881. Vol. 2, p.  631.

16 -Per ulteriori notizie si veda, su questo blog, l’articolo Giovan Alfonso Casanova da Agerola e il suo monumento funebre in S. Agostino alla Zecca di Napoli. (Pubblicato il31/10/2’15).

17 –Ci si riferisce alle lapidi incise che chiudevano a mò di  botola le fosse sepolcrali presenti sotto i pavimenti delle chiese parrocchiali e non solo. Dopo che furono dismesse con l’apertura del Cimitero comunale (1890), coi rifacimenti dei pavimenti occorsi durante il Novecento, un gran numero di detti marmi è perlomeno scomparso alla vista, sepolto da nuovi anti di piastrelle o lastre marmoree, mentre altri sono stati addirittura gettati via.

18 -Amici S., Araldica Amalfitana, Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, 7/8 (1994), p. 171 (testo) e p. 239 (figura)

19 –Cronaca della Minori Trionfante, manoscritto del sec. XVIII conservato presso la basilica di S. Trofimena di Minori ed in copia fotostatica presso la biblioteca comunale di Amalfi.  Ne esiste anche una ristampa senza illustrazioni a cura di V. Criscuolo (Reginna Minori Trionfante.  Minori 1995) il quale attribuisce il manoscritto a Pompeo Troiano.  .

20 -Il leone rampante, come simbolo di forza e valore;le bande, probabilmente derivate dal balteo, la cintura di cuoio portata “a bandoliera” oer   appendervi la spada nel suo fodero.

 

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