Timpa e pescone

Pesco e Timpa sono oronimi molto diffusi in Italia centro-meridionale.

Il primo dei due, che ricorre anche con le varianti Piesco e Pesche, indica un rilievo roccioso a fianchi ripidi – fino a verticali o quasi- che si erge  da un circostante paesaggio molto più dolce.  Nel contesto geologico dell’Appennino centro-meridionale sono tipici i peschi / pieschi  che corrispondono ad olistoliti, vale a dire  grandi masse di calcare mesozoico franate durante l’orogenesi appenninica e originariamente inglobate nelle successioni arenaceo-argillose (flysch)  che si andavano sedimentando nel mare della prospiciente avanfossa.

Il borgo di Pescopennataro nel Molise

Il borgo di Pescopennataro nel Molise

L’oronimo pesco (con le varianti di cui sopra) è abbastanza  ricorrente in Italia centro- meridionale, sebbene manchi in Sicilia e Salento e diventi raro in Umbria e Lazio.

In quanto a etimologia, a pagina 484 dell’autorevole  Dizionario di toponomastica (UTET 1991) Carla Marcato lo segnala come un relitto lessicale italico e, in particolare, come discendente  dall’osco  peesslum – pestlum ,  con originario significato di ‘podio’ (basamento rialzato di un tempio), traslato poi a certe alture orografiche.

Restando nell’ambito etimologico e sperando di non prendere un abbaglio, ipotizzo che l’assonanza tra peesslum – pestlum e Paestum, lungi dall’essere causale, dipenda invece dal fatto che, quando i Romani vollero mutar nome alla ex colonia greca di Peseidonia, attinsero  all’antico nome osco dlla località, nel frattempo corrottosi alquanto (Pestulum à Paistom)  e nato dal fatto chel’insediamento era sorta su una specie di podio naturale: una lingua di travertino il cui piatto dorso si innalzava una decina di metri sul livello della pianura circostante (dislivello modesto, ma essenziale ai fini del drenaggio e della difendibilità del sito).

Nella zona dei Monti Lattari il termine  pesco / piesco non ha generato toponimi, ma credo che ciò si debba a motivi orografici (assenza di rilievi erti ed isolati) piuttosto che a ragioni linguistiche. Infatti,nel lessico locale (specie dei muratori, costruttori di macerine e cavatori) esiste la parola pescone per indicare una grossa pietra   o masso..

Lungo l'antichissima mulattiera che da S. Barbara scende verso Praiano, alcune "macerine" (muretti a secco) includono "pesconi" fino a quasi 1 metro di diametro

Lungo l’antichissima mulattiera che da S. Barbara scende verso Praiano, alcune “macerine” (muretti a secco) includono “pesconi” fino a quasi 1 metro di diametro

Passando all’oronimo Timpa, vanno segnalate la sua variante Tempa e gli accrescitivi Timpone e Tempone. I casi con lettera “e” come prima vocale si concentrano in Lucania, mentre quelli con prima sillaba in “i” si trovano anche nella Calabria ionica e nel Palermitano.

Alla voce Timpa dell’Enciclopedia Treccani online  si legge che in Basilicata indica dei rilievi a sommità pianeggiante o quasi e fianchi ripidi dovuti alla dissezione di un altipiano ad opera di fiumi e torrenti. L’altipiano in questione – aggiungo io-  è quello nato nel Pleistocene medio per il sollevamento tettonico della ex avanfossa appenninica (Fossa Bradanica). Per inciso, voglio notare che i geomorfologi di tutto il mondo chiamano mesa (termine preso dallo Spagnolo) i rilievi diella citata tipologia e genesi.

La stessa Enciclopedia aggiunge che nella regione etnea il termine timpa indica invece dei burroni e salti con pareti a picco.  All’origine di questo cambio di senso vedrei il fatto che le alture che meritarono il nome di timpa o tempa avevano – oltre che una sommità più o meno piatta – dei fianchi molto scoscesi.

La Timpa del Salto presso Belvedere Spinello (Crotone).

La Timpa del Salto presso Belvedere Spinello (Crotone).

Niente di troppo strano, dunque, se localmente (area etnea) la storia millenaria di quel nome ha conosciuto uno slittamento  dal tutto alla parte, ovvero dall’altura nel suo insieme alle sole scarpate marginali.

A testimoniare un più generale allontanarsi dal senso iniziale dell’oronimo stanno, a mio avviso, anche le accezioni che timpa prende a Bronte: “luogo elevato, scosceso e disagevole” (cfr. www.bronteinsieme.it ) e nel basso Cilento:  “poggio, monticello, balza”  (cfr. www.passatoinretepresente.it ).

 

Riguardo all’etimologia del termine, vari autori concordano sulla discendenza dal greco tymbos(τύμβος)  = tumulo innalzato sopra la deposizione di un defunto o delle sue ceneri. Il citato tymbos deriva dalla radice TU-  ‘crescere, accumulare’ (Ottorino Pianigiani, Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana. Vol. II. Roma 1907)

Come scrissi già nel 2005  (D. Camardo e A. Cinque, La toponomastica della parte centrale dei Monti Lattari, Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana”, XV-2005, pp. 111-150), anche timpa/tempa  – come pesco/piesco –manca di attestazioni nel territorio che fu del Ducato di Amalfi

Ma la parola timpa è invece presente nel dialetto parlato di Agerola e dintorni, ove essa  assume il significato di ‘zolla di terra’ o, come più spesso si intende oggi, zolla di terra inerbita.

 

 

ZOLLE

Con l’aratura, i suoli argillosi tendono a rompersi in zolle (dal longobardo zolla) che poi gli agenti meteorici disgregheranno.

 

E’ un’accezione solo apparentemente lontanissima da quella di timpa in senso orografico. Infatti, una zolla di terra può essere vista come una collina in miniatura e una collina come una gigantesca zolla di terra.  Detto in altro modo, le due accezioni rimandano entrambe ad una certa forma e prescindono dalla dimensione.

 

Tumulo degli ateniesi a Maratona

Tumulo degli ateniesi a Maratona

 

 

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