Candelitto. Il monte dei pioppi tremuli.

Circa un mese fa Francesco Gargiulo, parlando anche a nome di altri “amici dei Monti Lattari” cui il lockdown anti-Covid19 impediva di scarpinare su quei monti (ma, evidentemente, non di discuterne tra loro e interrogarsi sul senso di certi toponimi) scrisse una e-mail a Gaspare Adinolfi chiedendogli lumi sull’etimologia del toponimo Monte Candelitto, cima a 1200 metri d’altezza che si trova poco a nord est del M. Cervigliano lungo lo spartiacque principale dei Lattari.

CANDELITTO

Stralcio della Carta dei Sentieri “Monti Lattari” del Club Alpino Italiano, l’ellisse rosso evidenzia il Monte Candelitto

L’ottimo Gaspare si mise subito al lavoro e il giorno dopo inviò a Francesco (e per conoscenza a me) la sua documentata risposta. In estrema sintesi essa segnalava che quel toponimo era stato studiato da Luigi Chiappinelli, che nel suo saggio Spigolature dialettali e toponomastiche. VI, apparso sulla Rassegna Storica Salernitana (n. 28, XIV – 2, 1997), spiega che trattasi di un fitotoponimo derivante da “Candela”, ma non nel senso del noto mezzo di illuminazione, bensì come nome dialettale del Pioppo tremulo (Populus tremula L.). A supporto di questa convincente tesi, l’autore ricorda che il pioppo tremulo è detto Candilisi in Calabria e Cannela in Puglia.

In effetti , un sito dell’Università di Trieste dedicato alla flora dei Colli Euganei segnala che il Pioppo tremulo è detto Cannela anche nel Teramano , mentre in Calabria i nomi derivati da candela (Candelise, Candelisii, Candilisi e Cannella) convivono con Arvaniella e Arbarella, che sono in linea con la stragrande maggioranza dei nomi dialettali che la specie assume nelle varie regioni e provincie d’Italia, nomi che sono basati sulla radice ALB / ALV / ARB / ARV e sono quasi sempre al diminutivo (ad es: Alvaniello invece che Alvano) per distinguerli dai nomi dialettali che prende il Pioppo bianco (Populus alba).

Credo che anche in Umbria vi sono state zone dove il Pioppo tremulo era detto Candela o Candelo, visto che nel comune di Pietralunga (PG) esiste la località Candeleto.

Per la Campania, il sopracitato sito web segnala i seguenti nomi dialettali del Pioppo tremulo: Alvaniello, Arboscello e Pioppaina (raccolti a Napoli), Alvaniello e Pioppagine (raccolti ad Avellino) e Piuppaina (raccolto a Capri). Ricordato per inciso che Pioppaino è presente anche come toponimo alla periferia nord di Castellammare di Stabia, noto che il toponimo di cui ci stiamo occupando (Monte Candelitto) sta a testimoniare che, almeno nei secoli passati, anche in Campania (segnatamente nell’area del Ducato di Amalfi) il Pioppo tremulo era detto Candela o Candelo.

Infatti, Candelitto ha un suffissso (-itto) che, nonostante l’insolito raddoppio della “t”, ribatte quello della nutritissima serie italiana in –eto e meridionale in –ito; entrambi derivati dal suffisso collettivo latino –etum. Ciò fa interpretare Candelitto (antico Candeletum) come un fitotoponimo significante ‘bosco di pioppi tremuli’; così come – per limitarsi ad esempi tratti dalla stessa dorsale dei M. Lattari –  Colle di Carpeneto (‘bosco di carpini’), Cerreto (‘bosco di cerri’), Monte Faito (‘bosco di faggi, faggeto’), Frassito (‘bosco di frassini’), Raito (‘macchia di arbusti spinosi’), Pontichito e Porteghito (‘bosco o piantagione di castagno selvatico’) e Nocellito (‘bosco di noccioli’) che in una documento del X secolo (anno 981) troviamo nella forma Corolitula, diminutivo di Corolitum, a sua volta da corylis, nome che i latini davano al nocciolo e che permane nel moderno nome scientifico della specie: Corylis avellana (vedi articolo “Corolitula e Tigillitu” su questo blog).

Al proposito segnalo che anche i nomi dei comuni di Corleto Monforte (SA) e Corleto Pertucara (PZ) sembrano derivare dal fitotoponimo Coryletum (‘noccioleto’), passando per la forma contratta Corletum.

Un altro fitotoponimo campano in –itto: Calabritto

 Tornando a Candelitto e al suo terminare in –itto anziché in –ito, voglio ricordare che c’è almeno un altro caso simile in Campania. Mi riferisco a Calabritto (AV), che è, si, il nome di un ameno comune della alta valle del Sele, ma riprende il fitotoponimo che designava il luogo dove l’abitato cominciò a formarsi, presumibilmente in epoca longobarda. .La vegetazione di quel luogo doveva essere dominata da arbusti di Biancospino (Crataegus monogyna Jacq. 1775; Crataegus oxyacantha auct. non L. ; Nespolo spino bianco Tenore1823), pianta che in napoletano viene detta Spina poce o più frequentemente Calavrice, dal latino Calabrux,-cis.

Come toponimi nati dal collettivo di Calavrice o Calabrice, in Campania non abbiamo solo Calabritto, ma anche due località denominate Calabricito, una a Maddaloni (CE) e una ad Acerra (NA). Ma ci sono anche casi di toponimi che ribattono semplicemente il sostantivo singolare. Ad esempio, sui Monti Lattari, esattamente ad Agerola, abbiamo il  Monte Calabrice, cima a 1149 metri s.l.m. del gruppo del Tre Calli.

crataegus_monogyna (21) Da meditflora.com

Un calavrice (Crataegus monogyna). Dal sito meditflora.com

Candirecto o Candelitto?

Quando si indaga l’origine e l’evoluzione di un toponimo (ma lo stesso vale per i vocaboli in genere) è buona norma cercarne le attestazioni più antiche per avvicinarsi a quella che poteva essere la forma iniziale della parola. Ma le forme più antiche non sempre sono le più vicine all’originaria, e con Candelitto ne abbiamo un esempio. Infatti la forma presente nelle attestazioni più antiche (secolo XII) è un oscuro Candirecto , mentre – come abbiamo visto –  ha un’ottima coerenza etimologica il Candelitto che leggiamo sulle carte topografiche moderne e che fu attinto dalla tradizione orale della zona, visto che già centocinquant’anni fa Matteo Camera, citando il medievale Candirecto, vi aggiunse la a sua glossa “(volgarmente Candelitto)” (M. Camera, Memorie storico- diplomatiche dell’antica Città e Ducato di Amalfi. Vol. 1. Salerno 1876, p. 17).

Circa il nesso tra Pioppo tremulo e candela

Abbiamo visto che in certe zone d’Italia, tra cui la nostra, il Pioppo tremulo si chiama – o si chiamava – Candela / Cannela oppure Candelisi e voci simili. Come mai? Quale è l’attinenza tra quell’albero e la candela? Dare una risposta certa non è facile, ma può aiutarci l’etimologia del vocabolo candela. Esso deriva dal verbo latino candēre, che significa sia ‘biancheggiare, splendere’ che ‘essere acceso, fiammeggiare’. Avesse inciso il primo significato, i pioppi che avrebbero meglio meritato il metaforico nome di candele/i sarebbero stati quelli della specie Populus alba, che è quella a tronco più vicino al bianco. Credo, dunque, che l’accezione da considerare sia la seconda e faccio notare che il colore autunnale delle foglie dei pioppi tremuli (un forte giallo vivo) può dare facilmente l’impressione, l’idea, che l’albero fiammeggi.

DA ORSOMARSOBLUES

Pioppi tremuli in livrea autunnale. Dal sito orsomarsoblues

Ma sono tante le specie arboree che in autunno si vestono di giallo, o di arancio e di rosso. Perché, allora, ;quella metafora venne adottata solo per il Pioppo tremulo? La risposta che propongo muove dal fatto che le foglie di quella specie arborea (non a caso detta “tremula”) sono legate ai rami da piccioli così lunghi e flessibili da oscillare anche in assenza di un vento che sia per noi percettibile. In autunno, quel tremolio delle gialle foglie, specie se illuminate da un sole radente contro un cielo scuro, può – a mio avviso – dare davvero l’illusione che l’albero fiammeggi.

Informazioni su aldocinque

aldocinque@hotmail.it
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