I Gallo e Li Galli.

Un’antica casata agerolese e il toponimo che la ricorda.

1 Introduzione

Sull’origine e sul significato  del cognome Gallo, che  per frequenza occupa il sesto posto tra i cognomi italiani, vi sono varie ipotesi o, per meglio dire, possibilità, visto che esse non sono necessariamente alternative tra loro. Infatti, la vasta distribuzione del cognome in Italia fa pensare a più luoghi e a diversi momenti di origine, con motivi ispiranti diversi da caso a caso.

Ad Agerola, il cognome Gallo, – ora assente – è stato presente così a lungo e abbondantemente da dar luogo a un esteso borgo denominato Li Gall (E Jalle in dialetto). Come un po’ tutta Agerola, esso sviluppò secondo il modello insediativo “a case sparse”, lungo la millenaria mulattiera che, da Bomerano e Pianillo, sale al valico di Crocella, per poi scendere a Tralia di Pimonte e infine a Stabia (uso il nome antico di questa città per ricordare che quella via doveva essere in uso già in epoca romana, quando deserta ancora la costa d’Amalfi – i prodotti delle fattorie agerolesi dovevano confluire verso Stabia).

Il toponimo Li Galli risale almeno alla metà del Duecento, visto che conosciamo un documento del 1258 nel quale si menzionano castagneti, vigne e roseti di Agerola situati “ubi dicitur a Milline et ali Galli “ [1 ].

                                

A riprova della consistenza del borgo de Li Galli, vi è il fatto che esso viene indicato su diverse carte topografiche antiche che pure omettono di indicare alcuni dei casali storici di Agerola. L’esempio qui mostrato è uno stralcio della Carta dei littorale di Napoli ecc disegnata dal Rizzi Zannoni nel 1794. Il triangolo rosso indica la scritta Li Galli.; quello giallo indica la cima del S. Angelo a Tre Pizzi.

Nel borgo de Li Galli vi furono anche due piccole chiese. Una di esse sorgeva nella parte più alta del borgo (non lontano dal luogo di Milline) ed era dedicata alla Santa Croce. Nel 1572 Mons. Carlo Montilio, arcivescovo di Amalfi, la trovò cadente e la interdisse.

L’altra chiesa era detta Sancta Maria delli Galli e non sappiamo dove esattamente essa sorgesse. La già citata visita pastorale di Carlo Montilio la trovò senza tetto e priva di arredi, per cui l’arcivescovo la interdì e ordinò che l’altare fosse eretto nella chiesa di S. Matteo. Parrocchiale di Bomerano, che allora era in corso di riedificazione.

Veduta parziale della conca di Agerola (foto dalla rivista Cultura e Territorio, II,2020, Eidos)

2 Il toponimo Li Galli

Quando delle fonti antiche ci restituiscono, identici o quasi tra loro, un cognome e un toponimo, si pone immediatamente l’esigenza di capire (e non sempre è facile) se fu il primo a generare il secondo o viceversa.

Nel caso in esame non vi è dubbio che fu l’antroponimo a generare il toponimo. Infatti, la forma di quest’ultimo, col suo “li” iniziale (forma antica dell’odierno articolo determinativo “i [2]) è quella tipica dei nomi di luogo basati sul cognome della casata ivi insediata con le sue case e i suoi fondi agricoli [3].

3 Gli ultimi Gallo di Agerola

D’altra parte, i dati contenuti nel Regio Catasto Onciario di Agerola mostrano che vi erano ancora dei Gallo ad abitare e possedere terreni a “luogo Li Galli”, anche se molte case e terre della zona erano già passate in altre mani; specialmente ai Fusco.

In particolare, a Li Galli vivevano le famiglie di Andrea e di Francesco Gallo, il primo (di 34 anni) era sposato con Rosa Mascolo e aveva tre figlie: Anna di anni 8, Giovanna di anni 5 e Serafina di anni 3. Il fratello Francesco Gallo (di anni 43) viveva con la moglie sessantenne Orsola d’Apuzzo, sposata già anziana (probabilmente vedova) per dargli dei figli.

Nel fatto che Francesco era senza prole e che Andrea aveva solo figlie femmine, potremmo leggere il segnale premonitore della finale estinzione del ramo agerolese dei Gallo

D’altra parte, la condizione socio-economica di questi Gallo agerolesi di metà Settecento era, si, dignitosa, ma non certo tale da garantire grandi prospettive alla discendenza. Infatti Andrea e Francesco erano filatori di seta, per cui a ciascuno di loro fu imputato un imponibile da lavoro pari ad annue once 12 (72 ducati). Per Andrea quella era l’unica entrata, mentre Francesco passava da 12 a 14 once annue per un altro appezzamento agricolo che egli possedeva, sempre a Li Galli

4 I primi Gallo attestati in Costa d’Amalfi e ad Agerola.

Nel bel saggio che Riccardo Gallo ha dedicato alla storia della casata di cui porta il nome [4] l’autore segnala un buon numero di pergamene medievali attestanti il cognome Gallo in vari centri dell’ex Ducato d’Amalfi.

Limitandomi a riportare qui solo la data della più antica attestazione da egli trovata per ciascun centro in cui sono documentati dei Gallo durante il medioevo, abbiamo che per Tramonti essa risale al 1070, per Amalfi al 1112 , per Praiano al 1138 [5],per Minori al 1176, per Atrani al 1143 e per Agerola al 1192.

Per Positano ci sono attestazioni a partire dal Trecento, ma l’autore ipotizza che i primi Gallo vi giunsero nel secolo XII, forse provenienti da Agerola come nel caso di quelli di Praiano.

L’insieme delle indicazioni cronologiche appena viste consente di affermare che nel Ducato d’Amalfi il cognome Gallo è presente fin dall’epoca in cui in Italia e in Europa si diffuse l’uso dei cognomi  (XI-XIIsecolo) per cui esso può considerarsi come uno dei primssimi “focolai” di affermazione di quel nome di famiglia; al che fece seguito – grazie agli intensi traffici commerciali marittimi degli amalfitani – anche un forte contributo alla diffusione del cognome in Italia meridionale.

Gli stessi dati di cui sopra non sono invece sufficienti a dire quale fu – nell’ambito del Ducato – la civitas o la terra dove visse il capostipite.

Si direbbe che fu la Terra di Tramonti, perché è da lì che ci viene la più antica attestazione (anno 1070), ma al momento il confronto tra i vari centri del Ducato si basa su numeri di attestazioni troppo bassi (non più di poche unità per centro, nel secolo di interesse) perché si possa ritenere attendibile (reale) l’ordine delle apparenti comparse del cognome nei vari centri.

5 Da produttori di castagne a mercanti e notabili.

Come suggerisce anche lo stemma di famiglia (vedi paragrafo 8), i Gallo del Ducato d’Amalfi ebbero, almeno nei primi secoli della loro storia, un forte legame con la montagna. Mi pare che lo provi anche la posizione della zona ove scelsero di insediarsi (poi denominata Li Galli);una porzione decentrata ed elevata della conca agerolese, a due passi da boschi, fonti di legname, che l’uomo aveva lasciato sui tratti più ripidi dei monti intorno al paese, ma in un contesto di media pendenza che comunque consentiva, previo terrazzamento, di creare orti, frutteti e castagneti.

Riguardo a questi ultimi sono interessanti i due documenti del maggio 1192 che – allo stato attuale della ricerca – costituiscono le più antiche attestazioni del cognome Gallo ad Agerola.

Il primo dei due, redatto il l 14 maggio di quell’anno, è il CLXXXV del Codice Perris  ( vol. I, pp. 361 – 363) e vede come protagonisti i coniugi Giovanni Gallo fu Leone e Anna, figlia del fu Sergio Vespuli (cognome ancora presente ad Agerola, nella forma Vespoli) i quali vendono al patrizio amalfitano Orso Castellomata, per sei solidi d’oro [6], un castagneto da frutto in località At Bicogena (?) di Agerola che era pervenuto a Giovanni dai suoi genitori. Dalla descrizione dei confini apprendiamo che vicino al castagneto in questione erano beni di uno zio del venditore a nome Giovanni e figlio di Tauro Gallo (nonno del venditore). Su altri lati erano terreni degli eredi di Pietro Gallo (altro figlio di Tauro e zio del venditore) e un fondo dell’ Episcopio di Amalfi che Giovanni ed Anna tenevano a censo. Contestualmente alla compravendita, nello stesso atto, il nuovo proprietario del castagneto lo concede a mezzadria a Giovanni ed Anna, i quali si impegnano conferire al Castellomata la metà delle castagne raccolte ogni anno, ben seccate at grata (vedi figura). Altro impegno assunto fu quello di migliorare il castagneto piantando nuovi tigilli (virgulti di castagno selvatico) e poi innestandoli con la cultivar zenzala.

Schema di casa castagniaria per la essicazione delle castagne. La “grata” qui è un solaio su travi il cui tavolato reca fitte fessure che lasciano salire l’aria calda prodotto dal tenue fuoco tenuto acceso al piano terra. Disegno tratto da “Essiccare le castagne” su  http://www.saporiecultura.org

L’altro documento del 1192  (CLXXXVI del Codice Perris, pp. 263 – 265)è un atto di compravendita che fu redatto pochi giorni dopo quello appena visto. Il bene venduto fu di nuovo un castagneto da frutto, sito in Agerola al luogo detto Alicotena (prob. A li Cotena). A vendere furono i coniugi Giovanni Gallo di Pietro e Theodonanda de Rosa (casata presente ad Agerola da circa un millennio). A comprare fu di nuovo Orso Castellomata, che pagò anche stavolta sei solidi d’oro in tarì di Amalfi. Bordavano il castagneto una via pubblica, dei terreni già del compratore e una proprietà di un altro Gallo di nome Stefano.

Questa coppia di documenti pare “fotografare” una fase in cui erano già trascorsi decenni dalla comparsa dei Gallo ad Agerola (vedi le tre generazioni menzionate: Giovanni figlio di Leone figlio di Tauro Gallo) e molti di loro avevano fatto della produzione e vendita di castagne una voce importante dei bilanci familiari.

Il fatto che Giovanni e Anna vendettero un loro castagneto a Orso Castellomata e, contestualmente, lo presero a mezzadria, rivela un bisogno che potrebbe esser dipeso da un momento di difficoltà economiche. Ma è anche possibile che a motivare quella vendita fu l’intenzione di procurarsi denaro da investire in qualche attività extra-agricola. Attività che forse fu intrapresa in società col cugino Giovanni , figlio di Pietro, che – come abbiamo visto – vendette anche lui un pezzo di castagneto ricavandone ugualmente sei solidi aurei.

Riguardo al tipo di attività nella quale investirono i cugini Gallo, possiamo solo fantasticare che fu probabilmente di tipo mercantile e che profittò delle opportunità marinaresche che derivavano dal far parte del Ducato d’Amalfi. Che quelle attività mercantili riguardassero solo le castagne e il legname dei loro possedimenti in quota o, invece, anche produzioni altrui, ne dovette comunque scaturire la necessità che alcuni esponenti della casata si trasferisse sulla costa; il che potrebbe essere all’origine dei rami di Praiano e di Positano (cfr. R. Gallo, Op. cit., pp. 31 – 35).

Col trascorrere delle generazioni, le condizioni economiche di alcune famiglie Gallo di Agerola crebbero abbastanza da permettere loro di far compiere anche studi universitari ai loro figli. E’ il caso, ad esempio, di quel Matteo Gallo che nel 1330 firma come teste un atto notarile (Codice Perris p. 935) e due anni dopo troviamo ricoprire la carica di Giudice di Agerola (Codice Perris p. 987).

6 Due celebri esponenti del ramo napoletano.

Non più tardi del Quattrocento, alcuni Gallo del ducato d’Amalfi si stabilirono a Napoli, dando origine a un ramo partenopeo della casata. Esso espresse varie figure notevoli nei campi della mercatura, delle professioni e della cultura. Tra gli esponenti del ramo napoletano dei quali rimangono tracce nelle fonti, risulta frequente il nome di battesimo Giacomo (all’epoca Iacobo o Iacopo). Esso era in uso anche tra i Gallo di Agerola ( Iacobo Gallo possessore di selve a Memorano di Agerola nel 1324; Codice Perris p. 855) dove la devozione a S. Giacomo era ed è forte per la presenza di una venerata chiesa romanica a lui dedicata, presso il confine tra Agerola e Furore.

A Napoli, un Iacobo Gallo fece parte della terna di “consoli” che reggevamo la potente corporazione dell’Arte della seta. Egli ricoprì quella carica elettiva nel 1525, nel 1528 (quando fu eletto anche Palmerio Nacherio, napoletano di origine agerolese) e nel 1529.

Ma il più famoso Iacobo Gallo di Napoli e di qualche decennio dopo  (Napoli 1544 – Padova 1618) e fu “principe dei giureconsulti” di fama nazionale. Prima di parlare di questo insigne giurista voglio ricordare – attingendo alle Memorioe del Camera [7 ] – che anche il di lui nonno, Iacobo Gallo senior, fu persona notevole per cultura e probità. Nacque a Napoli, verosimilmente intorno al 1470, da Luigi Gallo e da Giulia della Bella di Firenze. Questo Iacobo senior, che potrebbe anche coincidere col console della seta visto poc’anzi, ebbe per moglie tale Sarra Brancato, che potrebbe appartenere ai Brancati di Agerola, molto attivi nel settore della seta [8].

Di Iacobo Gallo senior ci rimangono i Diurnali delle cose successe in Napoli dall’anno 1494 all’anno 1536, opera che fu lasciata in forma di manoscritto e che, molto consultata dagli storici, nel 1846 venne fatta stampare per iniziativa di Scipione Volpicella, presso la Tipografia di Largo Regina Coeli di Napoli.

Il nipote, Iacobo junior, fu inizialmente educato nella casa paterna da Cesare Benenato (famoso grammatico di Alif) e il suo profitto fu tale che potè accedere precocemente agli  studi universitari, che completò diciannovenne nel 1563. Stimatissimo da tutti, a soli 22 anni d’età egli fu chiamato a ricoprire la cattedra di Giurisprudenza dell’ateneo napoletano. (Archivio storico per le province napoletane, Napoli 2006, p.144). Successivamente fu docente presso le università di Pisa, di Messina e, infine, di Padova, città nella quale si spense e dove fu seppellito. Per i suoi grandi meriti culturali egli ricevette anche le onorificenze di Cinte Palatino e di Cavaliere di San Marco.

Riguardo alle origini di Giacomo Gallo così si esprime Nicolò Toppi: “   Iacobo Gallo … neapolitano ma d’origine d’Amalfi , come lo prova chiaramente Francesco Antonio Porpora nella sua vita” [9] .

Il citato F. A. Porpora è il giurista agerolese (poi anche studioso di storia patria e vescovo di Montemarano ) cui ho dedicato un articolo anni fa.

Egli ebbe Giacomo Gallo come istitutore e pochi anni dopo la dipartita del maestro, riconoscente scrisse e pubblicò il volume Vita Iacobi Galli a Francisco Antonio Purpura i.c. Neapolitano Illius olim auditore scripta, Uscito a Napoli presso la Libraria de Chierici Regolari de’ SS. Apostoli nel 1622. Un libro che sarebbe bello acquistare e mettere nell’archivio storico annesso al nostro museo civico Casa della Corte.

A proposito di libri, va detto che Giacomo Gallo junio  scrisse molte opere, ma – troppo impegnato a studiare e insegnare – le lasciò tutte allo stato di manoscritti. Dopo la sua morte, fu il figlio Alessandro (prima avvocato di successo e poi sacerdote e vescovo di Massalubrense) a salvarne alcune dal saccheggio a opera di spregiudicati colleghi e avviare alle stampe due suoi trattati:

  1. Consilia seu Iuris Responsa … (Suggerimenti, ossia risposte legali… ), alla cui edizione collaborò anche Domenico Bovee fu stampato da Dominici de Gerdnando Maccarani di Napoli nel 1622.
  2. Clariores iuris Caesarei apices (Le più brillanti vette del diritto imperiale), Iacobi Galli Neapolitani I.V.D. celeberrimi ecc., stampato a  Napoli da Ottavio Beltrano nel 1629.
FRONTESPIZIO  CONSILIA
FRONTESPIZIO CLARIORUS

Come mostra la figura che segue, il secondo dei trattati del Gallo include, a mò di introduzione, la biografia del Gallo scritta dal nostro Francesco Antonio Porpora, suo ex allievo e suo biografo ufficiale.

7 Stemmi di famiglia.

Nel suo saggio intitolato Araldica amalfitana (Rassegna del Centro ci Cultura e Storia Amalfitana, n. 7 -8, Amalfi 1994, p. 185), Salvatore Amici tratta anche lo stemma dei Gallo e, riferendosi a quello che trova nella settecentesca  chiesa di S. Nicola a Vettica Maggiore, così lo blasona:

D’azzurro al gallo di nero fermo sopra la punta più alta di un monte di tre cime di verde, accompagnato in capo da tre stelle d’argento disposte in fascia.

Il fatto che il monte a tre cime compare anche negli stemmi comunali  di Agerola e Pimonte, con probabile riferimento alla montagna che su essi incombe (il monte S. Angelo a Tre Pizzi,), fa ritenere all’autore che il monte rappresentato nell’insegna dei Gallo non rappresenti la montagna in genere, coi suoi valori simbolici, ma proprio il Tre Pizzi. Il che farebbe di quello stemma una sorta di certificato di zona d’origine per i rami nati a seguito di trasferimenti.

Per concludere devo dire che solo lo stemma del ramo di Castrovillari viene rappresentato con annessi attributi iconografici di nobiltà; per l’esattezza di tipo marchesale. Trattasi di titolo senza feudo che, nel 1849, fu attribuito da re Ferdinando II a don Gaetano Gallo di Castrovillari. Evidentemente, la posizione della famiglia doveva essere cambiata parecchio rispetto al 1799,  allorquando i Gallo furono tra le famiglie giacobine di Castrovillari che sostennero la Repubblica Partenopea. Gaetano e Ambrogio Gallo portarono da Napoli le leggi repubblicane, le pubblicarono in piazza e costrinsero il frate Geronimo Coppola a predicare dal pulpito contro i sovrani borbonici. (da Castrovillari giacobina su www.castrovillari.info).

Note:

1 –La  frase riportata vuol dire “laddove si dice (si denomina) A Milline e A li Galli” La fonte è J. Mazzoleni e R. Orefice, Il Codice Perris. Cartulario Amalfitano sec. X-XV, Centro di Cultura e Storia Amalfitana, Fonti 1, I-IV, Amalfi 1985-1988, doc. CCCIII, pp. 620-624

2 –E’  il termine plurale maschile della serie il, lo,la, i, gli, le,  che nel locale dialetto diventa e (li Galli   > e Jalle).

3  –Ald Agerola, questa categoria di toponimi è ben rappresentata e include, tra gli altri, i casi di E Scialli (dal cognome Yscialla), E Villani, E Juvieni (I Iovieno). Tali toponimi  prediali sorsero soprattutto nel corso del Medioevo, mentre risale  agli ultimi secoli quella categoria, per molti versi simile, che premete al cognome dei proprietari non più l’articolo Li,bensì il sostantivo Casa (Casa  Cocci, Casa Milano, Casa Naclerio ecc).

4 -“Storia millenaria di una famiglia della Costa Amalfitana” Centro di Cultura e Storia Amalfitana & Socità Napoletana di Storia Patria, 20013, pp- 26 – 30.

5  -Nel documento citato come probante (CXXIX  del Codice Perris, vol. 1, pp. 229 – 231) la persona di interesse è citata come “ipsa Galla” (‘lei Galla’, ‘la nota Galla’) e basta.; il che mi fa credere che non sia cognome, bensì nome  (forma femminile di Gallus  / Gallo). 

6 -In epoca tardo-bizantina il solidus aureo era battuto a 72 in una libbra romana. Pesando questa 327,5 grammi circa, un solidus pesava circa 4,5 grammi.

7 – M. Camera, Memorie storico – diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi,  vol. 1, p. 648.

8 –Aldo Cinque, I parenti agerolesi del cardinale Lorenzo Brancati. (1612-1693). Con un’Appendice dedicata ad Andrea Brancati Sr.  barone d’Orsomarso e Abbatemarco, mercante di ragione ricchissimo. Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, n. 43/44, Amalfi 2012, pp.127 – 184. 

9  – N. Toppi, Biblioteca napoletana, et apparato a gli huomini illustri in lettere di Napoli, e del Regno: delle famiglie, terre, citta, e religioni, che sono nello stesso Regno. Napoli , per i tipi di Antonio Bulifon, 1678:.

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aldocinque@hotmail.it
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