Il toponimo Marone risale a quando Agerola era il granaio di Amalfi.

1 Introduzione

Ad Agerola, come in tanti altri centri rurali dove la proprietà agraria diffusa è fatto antico, sono frequenti i nomi di luogo che ricalcano i cognomi delle antiche famiglie proprietarie; cognomi che talvolta ancora esistono in paese talaltra sono invece scomparsi.

Al secondo caso appartengono i toponimi Li Galli e Sarriani , cui ho dedicato articoli specifici, ma anche Li Iovieni, Li Villani, Pironti e altri ancora.

Ma i toponimi che nacquero da un cognome non sono sempre facili da riconoscere come tali; vuoi perché legati a cognomi scomparsi secoli fa dalla zona, vuoi perché resi poco intellegibili da corruzioni lessicali. E’ il caso, ad esempio, del toponimo Li Scialli che sembra alludere al noto indumento femminile, ma deriva invece dal cognome di origine araba Iscialla, presente nel ducato amalfitano durante il medioevo.

Ma il caso cui dedico il presente articolo è quello del problematico micro-toponimo Marone, in uso per una zona agricola con poche case sparse, della parte alta di Pianillo.

2 Un documento probante

Riguardo all’etimologia del toponimo Marone ho recentemente scoperto che esiste un documento medievale a mio avviso decisivo. Mi riferisco alla pergamena del 27 maggio 1258 che si ritrova trascritta come documento numero CCCLVIII nel Codice Diplomatico Amalfitano di R. Filangieri (vol.2, Trani 1951, p. 105 e seguenti) [1 ].

Si tratta di una charta divisionis con la quale tre fratelli si accordano su come dividersi una serie di beni immobili ereditati dai genitori. Ecco come declinano le loro generalità nelle prime righe dell’atto:

Maurone, Bartholomeus et Petrus germani ff. dom. Musci f. dom. Gregoriii f. dom. Musci f.  dom. Marini Probula f. dom. Iohannes f. dom. Sergii de Leone de Iohanne de  Maurone comite (vale a dire: Maurone, Bartolomeo e Pietro, fratelli, figli  del domino Musco, figlio del domino Gregorio f. del d. Musco f. del d. Marioi Probula f. del d. Giovanni f. del d. Sergiio di Leone di Giovanni di Maurone comite). Questa elencazione di ben 10 generazioni rientra nell’uso che avevano i membri dell’aristocrazia amalfitana medievale, di declamare i propri avi fino a giungere al capostipite e al titolo di cui godette (in questo caso quello di comite; vedi Appendice).

Come spiega dettagliatamente l’atto, il patrimonio ereditario fu suddiviso come segue:

A Pietro toccarono (a) delle case site in Amalfi, (b) due vigne situate a Praiano e (c) una parte (probabilmente 1/3) del castanieto magno che la famiglia possedeva ad Agerola (vedi oltre).

A Bartolomeo andarono (a) la vigna e la terra che la famiglia possedeva a Finestrum di Vettica Minore, (b) le due viterine  [2 ] che possedevano a Praiano e (c) una parte (probabilmente 1/3) del già menzionato castanieto magno di Agerola, nella quale vi era anche una casa diruta (domo disfabricata).

La porzione che toccò al primogenito Maurone (che sono io a trattare per ultima, mentre nella pergamena è descritta per prima) comprendeva (a) il grande edificio su cinque livelli che la famiglia possedeva nel centro di Amalfi , presso la Porta della Canonica e (b) il grosso del tenimento di famiglia ad Agerola, il quale comprendeva  vinea et silva et rosario et castanieto iusta predicta vineam cum parte de ipso castanieto magnoi …cum viis suis  et omnibus suis pertinentis (la vigna, la selva, il roseto, il castagneto presso detta vigna e una parte del castagneto grande, il tutto con le sue vie ed ogni sua pertinenza).

Di particolare interesse in questa sede è l’ubicazione del tenimento appena descritto , la quale è così definita:

…quod habemus in Ageroli positum ubi dicitur a Milline et ali Galli (…il che noi possediamo ad Agerola, laddove si denomina  A Milline e A li Galli).

Dato che i due toponimi citati sono ancora in uso [3] possiamo localizzare abbastanza bene dove si trovava il tenimento in questione. Siamo nella periferia nord-est del casale Pianillo, laddove il versante sud-occidentale del Colle Sughero si raccorda ai terrazzi alluvionali di fondovalle con pendenze abbastanza lievi da consentire il terrazzamento e la creazione di coltivi (cosa che la pergamena dimostra essere avvenuta non più tardi del Duecento).

La formula usata nella pergamena per definire l’ubicazione del tenimento suggerisce che esso principiava nell’ambito della località Milline e si estendeva verso sud fino a dentro la località Li Galli, della quale prendeva, probabilmente, solo la parte più alta.

Questa collocazione spaziale risulta coerente anche con quella del toponimo Marone (vedi mappa qui sotto), il quale – stando alle indicazioni fornitemi da varie persone del posto – parte dalla zona compresa tra la Pizzeria Galli e la palazzina Gentile per estendersi verso monte in direzione di Milline, intorno alla mulattiera gradonata che passa poco a monte della cava abbandonata de La Calcara e si unisce alla rotabile S. Maria – Paipo grossomodo nel punto in cui sorgeva la chiesetta di S. Croce [4].

Ubicazione dei toponimi citati nel testo su uno stralcio della Carta Tecnica Regionale in scala 1:3000.
Ubicazione dei toponimi citati nel testo su uno stralcio della Carta Tecnica Regionale in scala 1:3000.

Detta mulattiera ha un ruolo  importante nella viabilità sentieristica di Agerola, poiché facilita la salita da Bomerano e da Pianillo verso il valico di Crocella, l’Alta Via dei M. Lattari e il massiccio del Tre Pizzi. Tuttavia essa versa in uno stato di grave dissesto cui sarebbe bene porre presto rimedio.

4 Conclusione

In definitiva, la pergamena duecentesca qui analizzata fornisce indicazioni topografiche e onomastiche che supportano fortemente l’ipotesi che il toponimo agerolese Marone non sia altro che la corruzione dell’originario antroponimo Mauron [5] e che esso sorse nel corso del basso medioevo per indicare i terreni di cui erano proprietari dei discendenti del comite Maurone di Amalfi (vedi Appendice); discendenti il cui nome di battesimo a volte ripeteva quello del capostipite, come nel caso del Maurone de comite Maurone [6] cui toccò il grosso della tenuta agerolese di famiglia nel 1258.

APPENDICE

I Comite Maurone nella storia di Amalfi (e non solo).

Prima di dare qualche cenno storico su questa importante casata dell’aristocrazia amalfitana, voglio ricordare che il predicato comite deriva dalla stessa base latina che generò il termine nobiliare  conte, ossia da o cŏmes –mĭtis, il cui significato iniziale e letterale  fu quello di ‘compagno di viaggio’ o guardia del corpo di un personaggio di rilievo durante un viaggio.  Sulle galee medievali il comiteera l’ufficiale delle manovre veliche e e dei servizi marinareschi.

Da noi, ai tempi della Repubblica Marinara, quello di comite fu il titolo nobiliare che  designava l’aristocrazia amalfitana.  Caduto in disuso già nella seconda metà del X secolo,quel titolo  sopravvisse nelle genealogie con la soluzione di indicare i propri avi fino a giungere al capostipite che di quel titolo era stato insignito e al cui nome esso veniva aggiunto  [7] . Ad esempio:” Marino figlio del fu domino Orso  f. dom. Sergio f. dom. Marino … (altre generazioni, fino a un totale di 10 o più) … dom. Pantaleone f. dom. Orso Comite”

Come ricorda lo storico Matteo Camera, le famiglie comitali erano quelle “ch’avevano una maggior importanza politica in mezzo agli affari della Repubblica” [8 ] .

Quella dei Maurone Comite fu una nobile stirpeche nacque nel ducato d’Amalfi nel tardo IX secolo e costruì le  proprie fortune sul commercio con Bisanzio e con vari centri della costa siro-palestinese. Il capostipite Maurone ebbe anche un lussuoso palazzo a Costantinopoli, dove fu a capo della locale colonia amalfitana col titolo aulico di Ypathos(console).  La sua discendenza,  almeno fino alla quinta generazione, unì alle notevoli capacità mercantili li quella di coltivare  stretti rapporti con le più alte autorità politiche bizantine e musulmane; per cui in più occasioni essi si trovarono a svolgere anche importanti ambascerie e azioni diplomatiche internazionali (dei  le voci Mauro di Pantaleone e Pantaleone sulla Enciclopedia Treccani online).

Mauro e suo figlio Pantaleone (IV e V generazionea partire da Maurone) furono gli esponenti di maggior spicco della stirpe in quel secolo XI che segnò l’apice della grandezza di Amalfi. Oltre che per alcune  decisive mediazioni diplomatiche, Mauro e Pantaleone sono ricordati anche per il ruolo da mecenati che seppero svolgere  commissionando opere d’arte e proteggendo uomini di cultura, quali, ad esempio, il monaco Giovanni del Monte Athos, celebre traduttore in latino di opere in greco.

In campo artistico va segnalato l’importantissimo ruolo che i due ebbero nel riportare in Italia quell’so del bronzo che era praticamente scomparso con la caduta dell’Impero Romano.

Decisive in proposito furono le porte bronzee che i de Maurone Comite fecero fondere e decorare a Costantinopoli per poi donarle, in date e occasioni diverse, alla cattedrale di Amalfi, alla basilica di S. Paolo fuori le mura a Roma, al santuario di S. Michele sul Gargano e all’abbazia di Montecassino [9].

Una delle formelle della porta bronzea di S. Paolo fuori le mura (Roma) reca la firma del mercante amalfitano che la donò e la data di esecuzione. "Questo ha fatto Mauro figlio di Pantaleone de comite Maurone a lode del Signore e Salvatore Gesù Cristo dalla cui nascita sono passati 1066 anni"
Una delle formelle della porta bronzea di S. Paolo fuori le mura (Roma) reca la firma del mercante amalfitano che la donò e la data di esecuzione. “Questo ha fatto Mauro figlio di Pantaleone de comite Maurone a lode del Signore e Salvatore Gesù Cristo dalla cui nascita sono passati 1066 anni”

                           

Dettaglio della porta bronzea del santuario di S. Michele Arcangelo sul Gargano.
Dettaglio della porta bronzea del santuario di S. Michele Arcangelo sul Gargano.

Note

1 – La stessa pergamena è trascritta come doc. CCCIII alle pp. 620 – 624 de Il Codice Perris. Cartulario Amalfitano sec. X-XV, a cura di J. Mazzoleni & R. Orefice, Centro di Cultura e Storia Amalfitana, Fonti vol 1/II, Amalfi 1986.

2 -Sul significato di questo vocabolo medievale, che vari autori avevano provato a  comprendere, credo di  aver fatto chiarezza nel mio saggio  Cos’erano le veterine? Analisi di un oscuro vocabolo del lessico medievale amalfitano, con riflessi sulla micro-toponomastica locale.  In: . “Studi in onore d V. Aversano” a cura di S. Siniscalchi. Collana del Laboratorio di Cartografia e Toponomastica Storica dell’Università di Salerno, N. 5-6 Ed. Gutenberg 2014.

Le viterine erano aree attrezzate con speciali reti per la cattura dei volatili d (aucupio)

situate lungo i percorsi più battuti dai volatili di passo (da noi, ad esempio, sull’insellatura del crinale principale dei Lattari , dove – non a caso – troviamo i toponimi Palombelle, e La Parata.

3 –Mentre Li Galli (dialettalmente  E Jalle)  è riportato anche sulle moderne carte topografiche, Milline è  trasmesso per lo più oralmente (nella forma Migline) tra chi abita o possiede terreni nella zona.

4  -Eretta non più tardi del 1347, anno cui risale la più antica tra le menzioni scritte a noi pervenute,  questa chiesetta fu squassata dal sisma regionale del 1561 e dismessa nel 1572 su ordine dell’arcivescovo d’Amalfi).

5 – Màurone è accrescitivo di  Màuro,  nome proprio di persona nato dall’aggettivo e sostantivo latino maurus, preso dal greco mαmῦρος e significante ‘nero, scuro’. In epoca romana il termine indicava gli abitanti della Mauritania, regione cui oggi corrisponde il Marocco e parte dell’Algeria.

6 -Così la firma a nome e cognome del personaggio, al di là della lunga lista genealogica  che egli usa in apertura dell’atto per ricordare le nobili origini sue e dei suoi fratelli.

7  -Dalla voce Mauro di Pantaleone (di Maurone Comite) dell’enciclopedia Treccani online.

8 -M. Camera, Memorie storico-diplomatiche ecc, Salerno 1876, vol. 1, p. 90 .

9 -M. V. Marini Clarelli, Pantaleone d’ Amalfi e le porte bizantine in Italia meridionale, in “Arte profana e arte sacra a Bisanzio”, a cura di A. Iacobini, E. Zanini, (Milion. Studi e ricerche d arte bizantina, 3), Roma 1995.

Informazioni su aldocinque

aldocinque@hotmail.it
Questa voce è stata pubblicata in Cognomi agerolesi, Storia locale, Toponomastica e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...