Perché non possiamo non dirci …parte della Costa d’Amalfi

Le ragioni storiche

Chiedo umilmente scusa a  Benedetto Croce se ispiro al titolo di un suo celebre saggio [1] quello del presente mio articoletto, il quale vuol semplicemente illustrare l’antichità e il significato  della dizione “Costa d’Amalfi” e con ciò dare risposta a quegli amici agerolesi che di tempo in tempo mi hanno chiesto se a quella Costa appartiene anche il nostro Comune, che il mare di Amalfi e dintorni lo guarda dall’alto dei suoi seicento metri di quota.

E’ ben noto che, politicamente e amministrativamente, Agerola è stata legata ad Amalfi sin dai tempi del Ducato indipendente, più noto come Repubblica Marinara (periodo 839 – 1131), dal che deriva anche il fatto che Agerola fa ancor’oggi parte della diocesi d’Amalfi, nonostante nel 1846 essa abbandonò la Provincia di Salerno (ex Principato Citreriore o Citra) per aderire alla Provincia di Napoli [2].

La dizione Ducato di Amalfi fu mantenuta anche dopo la conquista da parte dei Normanni, ma il territorio così denominato venne a ridursi d’ampiezza con le infeudazioni di epoca angioina e aragonese, quando Positano, Pimonte, Gragnano e Lettere vennero distaccate per darle a signori diversi. A periodi, subì medesima sorte anche Agerola, ma poi nel 1461, quando re Ferrante riconquistò il regno di Napoli col decisivo aiuto delle truppe di papa Pio II guidate dal di lui nipote Antonio Todeschini Piccolomini, il premio che il re gli concesse fu, insieme alla mano della figlia Maria d’Aragona,, il feudo del Ducato di Amalfi costituito dai territori di Amalfi, Ravello, Scala,  Minori, Agerola, Tramonti, e Maiori (vedi documento d’epoca su M. Camera, Memorie etc, vol. I, p. 29).

Tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, il possesso del Ducato di Amalfi da parte dei Piccolomini visse una travagliata fase debitoria che indusse re Filippo IV a mettere quel feudo in vendita  e consentì ai cittadini del Ducato d’Amalfi, Agerolesi compresi, di  comprarselo e di liberarsi così dal feudalesimo.

Le indicazioni che emergono da antiche descrizioni della Costa d’Amalfi.

Sull’antichità della dizione Costa d’Amalfi, basterà ricordare che la utilizzò, a metà del Trecento, anche il Boccaccio, che  nell’incipit della quinta novella della seconda giornata del suo Decameron, scrisse:

Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la piú dilettevole parte d’Italia; nella quale assai presso a Salerno è una costa sopra il mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la Costa d’Amalfi, piena di piccole cittá, di giardini e di fontane e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatantía …

Di poco posteriore, e assai utile per meglio comprendere a quale territorio si riferisse, è la descrizione della Costa d’Amalfi che ci ha lasciato Leandro Alberti nella sua celebre Descrittione di tutt’Italia (Venezia 1551). Qui, a pagina 160 si legge:

Avanti che più oltre passi, voglio descrivere la Costa di Amalfi che risguarda al Mezo giorno, la quale è di tanta vaghezza, et di tanta amenità, che credo, che pochi luoghi si possano ritrovare da ragguagliare a quella. Ella è di lunghezza circa venti miglia, ove si veggono alti, difficili, et aspri Monti, et massimamente da quel lato ch’è sopra il Mare. Et è tanto difficile la via da salirvi, che ognun solamente a vederla, si stracca. Si veggono però fra detti strani balci molto aggredevoli valli, ove sono belle Fontane con altri sorgivi di chiare acque, dalle quali escono vaghi, et dilettevoli ruscelletti, et scendendo con gran mormorio, et susurro, danno gran piacere alle persone. Sono questi ameni luoghi molto habitati, ove si scorgono tutte le maniere di fruttiferi alberi, sì come di aranci, cedri, limoni, pomi, olivi, peri, succini, pome granate, cerese, con altre specie di frutti, che sarei lungo in descriverle. Apparono anche belle vigne. Danno etiandio gran piacere a gli occhi, et all’odorato, le pareti di mortella, allori, bussi, ellera, gisalmini, ramerini, rose, et rosette, di diverse specie, con altri simili arbuscelli, da i quali esce soavissimo odore, et rendono all’occhio gran dilettatione. Evvi quivi l’aria temperata, et si scopre il Mare quasi da ogni lato. Ella è tutta questa costa (come dicemmo) molto habitata, in tal guisa, che pare, a quelli che navigano il mare vicino a questi luoghi, risguardandola, una continua città di lungo tratto più tosto, che separate habitat ioni … (seguono notizie su Amalfi, Ravello e altri centri maggiori).

Da questa bella e generosa descrizione appare chiaro che l’Alberti si riferisce al versante sud (che risguarda a Mezzogiorno) dei Monti Lattari. Il fatto che l’Alberti dica “ove si veggono alti, difficili, et aspri Monti …et molto aggredevoli valli” rende chiaro che per Costa d’Amalfi non si intendeva solo la fascia litoranea, ma anche il suo entroterra montuoso [3].

Inoltre, la  gran varietà di frutti che l’Alberti dice essere qui prodotti ( “tutte le maniere di fruttiferi alberi … aranci, cedri, limoni, pomi, olivi, peri, succini, pome granate, cerase,  …”) è anch’essa una indiretta conferma che l’area indicata come Costa d’Amalfi saliva sino a quote montane e includeva i territori di Agerola e Tramonti, i più fertili del comprensorio.

Venendo a tempi un po’ più recenti, posso citare, come fonte che attesta l’uso e il significato di “Costa d’Amalfi”, un decreto della Regia Camera di Napoli del 29 maggio 1600 riportato da Matteo Camera a pagina 465, volume primo, delle sue Memorie  storico diplomatiche  ecc (Salerno 1881). In tale decreto, che usa “Ducato de Amalfi ” e “Costa de Amalfi” come sostanziali sinonimi, viene ribadito l’antico privilegio riconosciuto agli uomini della Costa  d’Amalfi  dimoranti nella capitale, di godere delle medesime esenzioni fiscali di cui godevano i cittadini napoletani. Il tutto, si badi bene, su istanza di un nativo di Tramonti, terra non-rivierasca della Costa d’Amalfi.

L’uso di intendere sotto tale dizione anche l’immediato entroterra montuoso del litorale amalfitano è continuato anche nell’Ottocento. Tra le fonti che l’attestano mi limito a riportarne una che chiama in causa proprio Agerola. Si tratta  di ciò che scrive il dotto Alessandro di Meo a pagina 207, volume 12, dei suoi  Annali critico-diplomatici del regno di Napoli della mezzana età (Napoli 1819):

Agerola , o Gerola , nella Costa di Amalfi, nell’alto del monte a Ponente …

Le ragioni etimologiche.

Oggi come oggi sono in molti a credere che il sostantivo “costa” sia un mero sinonimo di “riva”, ma se – in ambito geografico litoraneo – esso  ha avuto per secoli  un diverso significato, è per via del fatto che il vocabolo viene dal latino cŏsta, tra le cui accezioni domina quella di ‘fianco’. Nella nomenclatura di elementi del paesaggio fisico, “costa” ha così preso il significato di ‘fianco di monte o di collina’, da cui  i nomi delle tante località di versante che in Italia son dette La Costa, Le Coste e simili. Ma i riflessi nella toponomastica riguardano anche parecchie cime  montuose; ad esempio:  Monte Costa delle Alpi Apuane, Monte Costa Calda tra Campagna ed Acerno e Monte Costa Sole poco a nord est di Roma.

Se poi “costa” è stato usato anche e soprattutto come nome comune di certe fasce territoriali affacciate sul mare (“costa sopra il mare riguardante”  dice il Boccaccio nel brano sopra riportato), è per la forte continuità concettuale col già visto senso di ‘fianco di monte’, solo che stavolta è un fianco (di monte, catena o altopiano) che scende fin nel mare [4 ].

D’altra parte, che il termine “costa” debba usarsi per indicare qualcosa di diverso (più ampio) della riva o del lido, è ancora regola nella neolatina lingua francese, nella quale, lo attesta il dizionario Larousse, côte vale ‘terre adjacente ou proche du domine marine’. E similmente accade nell’Inglese, che usa shore o coast-line per dire ‘riva’, mentre a  coast dà significato di “the land next to or near to the sea or ocean” (dall’Oxford Advanced Learner’s Dictionary).

Per chiudere questa sezione etimologica ricordo che da “costa”, nel senso geografico di cui sopra, è poi scaturita la variante “costiera”. Usato già dal Sannazzaro (1457 – 1530), per l’area di Posillipo, solo nel primo Novecento il sostantivo “costiera” si affermò nella denominazione locale “Costiera Amalfitana”, usata soprattutto nella pubblicistica turistica italiana (gli stranieri continuano a preferire Côte d’Amalfi, Amalfi CoastAmalfi küste).

Su questa  tavola della Carta del litorale di Napoli diel Rizzi Zannoni  (fine secolo XVIII) l’ombreggiatura mette bene in risalto lo spartiacque principale della dorsale dei Monti Lattari, indicato anche dalle freccette rosse.

                                                       

Conclusioni.

In definitiva, si può affermare che esistono ottime ragioni  storico-geografiche ed etimologiche per ritenere errato delimitare la Costa d’Amalfi (o Costiera Amalfitana che dir si voglia) facendosi condizionare dal decorso del confine tra le Provincie di Salerno e di Napoli. Infatti, nella dizione Costa d’Amalfi il sostantivo  “costa” ha il più antico e corretto significato di ‘fianco montuoso  che scende a mare’, e si riferisce all’intero versante sud della dorsale dei Monti Lattari nel tratto che appartenne al Ducato di Amalfi. Dunque, il limite settentrionale della Costa d’Amalfi va riconosciuto nello spartiacque principale dei Monti Lattari (vedi figura) e non certo in quel moderno confine di provincia che, nella zona orientale,  scende fin sulla piana sarnese abbracciando anche il versante nord dei Lattari, mentre nella zona occidentale, intorno ad Agerola, fa grossomodo il contrario, passando a mezza costa [5] del  versante sud.

Note:

1 -Ovviamente mi riferisco  al breve saggio del 1942 “Perché non possiamo non dirci “cristiani” , nel quale il filosofo  sostiene che nel corso dei secoli, il Cristianesimo ha compiuto una rivoluzione nella coscienza morale dei popoli, creando nuovi valori e nuove virtù  che dai credenti sono poi passate, per una sorta di osmosi sociale, a tutti indistintamente.

2- Nel Regno di Napoli il sistema delle Provincie era stato introdotto nei primi anni del Decennio Francese (1806 – 1815),. La Provincia di Napoli fu realizzata ex novo, mentre quella salernitana derivò sostanzialmente da quello che prima si chiamava  Principatus citra serras Montorii (Principato al di qua delle montagne di Montoro’, vale a dire dei M. Picentini, al di là dei quali era il Principato Ultra).

3 -Secoli prima, il Ducato indipendente di Amalfi aveva incluso anche una fetta del fianco nord dei Monti Lattari, quella che includeva Lettere, Gragnano, Pimonte e Pino.

4Cfr. la voce costa sul dizionario etimologico online www.etimo.it

5 –L’ espressione “a mezza costa”, molto usata da geografi e geomorfologi, sta a significare ‘in posizione altimetrica intermedia lungo un versante’ e ci ricorda che “costa” vale innanzitutto ‘fianco di monte, versante’ e poi, in ambiti litoranei, ‘versante che scende in mare’. 

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