Compiti e spese dell’amministrazione comunale in epoca borbonica. Dati dal Catasto Onciario del 1752.

Il Catasto Onciario (o Catasto Carolino) fu il mezzo tramite il quale re Carlo III di Borbone, dopo aver rimesso nel 1737 i debiti fiscali di tutti i Comuni, provò a fare una riforma tributaria basata sul principio che i tributi “siano con eguaglianza ripartiti ed il povero non sia caricato più delle sue deboli forze ed il ricco paghi secondo i suoi averi“. Esso fu detto onciario perché utilizzò l’oncia (posta pari a sei ducati) come unità di conto.

Nel catasto di ciascun comune, a  valle delle rivele, che riportano la composizione, le occupazioni e le rendite di ogni famiglia, segue la Collettiva generle delle once, riportante il totale degli imponibili e i conteggi per determinare quali percentuali di tassazione applicare a  ciascuna categoria (cittadini, forestieri, ecclesiastici, luoghi pii, ecc).

La Collettiva di Agerola fu redatta e firmata dalla giunta comunale dell’epoca, formata dal sindaco  Nicolò de Martino e dagli eletti Gaspare Coccia, Martino d’Acampora e Giacomo di Rosa, coadiuvati dal cancelliere  Agostino Naclerio.  L’intero documento può reperirsi qui. Inoltre la si trova riportata integralmente nel volume di Pasquale Villani “Il sistema tributario del Regno di Napoi e le finanze comuali del distretto di Salerno alla metà del Settecento” (Salerno 1958,) , molto utile per capire come era strutturato il catasto voluto ca re Carlo di Borbone e come si calcolavano le imposte. Ma anche per interessanti raffronti  economici e fiscali tra  Agerola e gli altri centri del Pricipato Citra di cui l’autore riporta le Collettive.

In quella di Agerola, esattamente nel paragrafo dedicato alla categoria dei  Napoletani abitanti, troviamo anche un interessante elenco di tutte le spese ordinarie annualmente sostenute dall’amministrazione comunale dell’epoca. Tale elenco, che è riportato integralmente nella figura che segue, consente di farsi un’idea di cosa significasse, all’epoca, amministrare un comune, ma ci pone anche di fronte a dei vocaboli desueti dei quali provo qui a chiarire il significato.

L’elenco delle spese annue sostenute  dalla Universitas di Agerola a metà Settecento (dalle pag. 106 e 106 del citato volume di V. Villani).

Il totale annuo dei pesi (ossia spese) del comune era di 2.267 ducati, 2 tarì e 6 grana, mentre l’imponibile dell’intero comune era paria 26.971 ducati e 4 tarì.

Nell’elenco delle spese, salta all’occhio la forte incidenza (17% circa) delle spese che riguardano la vita religiosa. Per tale categoria troviamo, nell’ordine: 6 ducati annui di prebenda all’ arciprete  del paese; 52 ducati annui  di sussidio al locale convento francescano di S. Salvatore de Cospidi; 12 ducati per l’annuale festa del Corpus Domini [1];  la bella cifra di 30 ducati annui per il padre predicatore invitato ad Agerola per la Quaresima ; 8 ducati annui al cappellano della chiesa di Tutti i Santi (della quale viene ricordata la fondazione laicale dicendo”che è cappella di questo pubblico”); e una non specificata offerta caritatevole ai  “padri Cappuccini  e di Gerusalemme” [2].

Pubblica sicurezza e sanità.

Ovviamente, a queste spese per la cura delle anime si affiancavano quelle per le necessità materiali della comunità. A tale categoria appartengono, tra l’altro, due voci di spesa per l’ordine e la sicurezza pubblica. La prima di esse è quella che prevede un’uscita di 74,2 ducati annui “Per la squadra del ripartimento di campagna”. Infatti, una attenta ricerca bibliografica mi ha consentito di chiarire che si tratta del soldo (paga) dei componenti  la locale Squadra di campagna, vale a dire il corpo di armigeri che operava nella specifica zona rurale (ripartimento di campagna) contro le azioni di banditi e scorritori  [3]. L’altra voce di spesa per la pubblica sicurezza  è quella che recita “Per la contribuzione per la filuca della guardia, ducati 12” . Si trattava  del  contributo che il comune doveva pagare annualmente al regio servizio di guardia costiera,che era  svolto da una feluca [4] al cui mantenimento contribuivano tutti i paesi della Costa d’Amalfi.

L’impegno dell’amministrazione comunale nel campo della sanità pubblica, ovvero per garantire un’assistenza sanitaria anche ai meno abbienti, è testimoniato dalla spesa di  136 ducati annui  per un contratto a un medico fisico e chirurgo che doveva operare come medico condotto e curare pauperes sine mercede.

Una feluca

Annona e mulini comunali.

Vi è poi una coppia di spese che sembrano aver a che fare con l’annona, ovverosia con la politica per le scorte di cereali. Vivendo un periodo segnato da periodiche carestie e connesse speculazioni di mercato. Le autorità di governo fronteggiavano con misure volte, da una parte, a ridurre le importazioni e stimolare l’aumento delle produzioni cerealicole locali e, dall’altra, a costituire scorte cittadine con le quali calmierare i prezzi e fare assistenza. Le spese in questione consistono in 22 ducati annui al regio Mastro Portolano di Salerno per diritti sulla importazione di grani [5] e 12 ducati annui ai quattro eletti che formavano ila giunta o comunale, per il loro doversi occupare dell’assaggi dei grani.

Importati o prodotti in loco che fossero, i  cereali andavano ovviamente macinati e il modo più economico per farlo era servirsi di un mulino comunale. A tal proposito il documento in esame riporta l’annua spesa di 5 ducati, 4 carlini e 1 grano per i censi sopra dei  mulini che l’amministrazione comunale aveva  preso in affitto [6] .

Foto dei primi del Novecento mostrante il mulino ad acqua di località La Vertina, lungo il fiumicello Penise, al confine tra Pianillo e Campora.

I mulini pubblici sono poi menzionati di nuovo all’interno dell’ultima voce dell’elenco (spese varie per un totale di 120 ducati annui), che prevede spese per le riparazioni (acomodi) di cui quegli strategici opifici avevano periodicamente bisogno.

Assistenza legale al Comune

Due delle voci di spesa in elenco riguardano il supporto legale alla pubblica amministrazione. Si tratta dei 20 ducati annui destinati all’avvocato in Napoli (incaricato di assistere sindaco ed eletti nei loro rapporti con gli uffici e i i tribunali centrali del Regno), insieme alle non quantizzate Spese de (per)  liti incluse, nell’ultima voce dell’elenco delle spese. Per gli atti ordinari della giunta comunale, l’assistenza archivistica era data dall’ordinario cancelliere, per  il quale una apposita voce prevede una spesa di 14 ducati. .

Funzionamento del locale Giudicato Circondariale Regio

Come ho meglio descritto nell’articolo Quando Agerola aveva la sua “corte bajulare” la corte di giustizia che il duca Antonio Piccolomini aveva istituito ad Agerola nel Quattrocento [7 ], continuava ad esistere nel Settecento come Giudicato Circondariale Regio. Ne era a capo un governatore e giudice del quale Lodovico Antonio Muratori scrisse: ll Governadore di Agerola è Assessore, e Giudice nativo della Corte di Amalfi; anzi mancando il Governadore in Amalfi, può il Governadore di Agerola andare ad esercitare nella Corte di Amalfi da Governadore, e Giudice; come alle volte si è osservato  [8 ] .

Il Giudicato Regio di Agerola continuò ad esistere anche nell’Ottocento e nel 1867  fu trasformato in una Pretura, con annesso piccolo carcere,che visse fino al 1890.  [9].

Nella Collettiva del Catasto Onciario, le spese comunali che appaiono riconducibili al funzionamento del Giudicato Regio sono le seguenti:

1) Al Regio signor Governatore per provisione e pasto  (ducati 75. 3. 18 annui) [10];

2) Affitto della casa del Governatore (ducati 12 annui) [11]

3) Provisione all’ordinario giurato(ducati  12  annui) [12];

4) Per fare venire l’assisa dei neri ;

5)  Pedatici dei corrieri regi.

Le ultime due uscite, inserite senza quantificazione nella voce finale dell’elenco,  meritano di essere spiegate ricordando, innanzitutto,  che i corrieri regi erano uomini incaricati di portare la corrispondenza pubblica da un luogo a un altro [13]. Riguardo al termine pedatico (da cui l’odierno ‘pedaggio’) va detto che esso nacque nel Medioevo per indicare la tassa da pagare per attraversare certi passi montani  o per percorrere certe strade. Ma qui è forse usato nel senso più ampio di ‘spese di missione’, ‘diaria per trasferta’ da pagare a quei corrieri regi.

Riguardo alla enigmatica espressione  “Per far venire l’assisa de’ neri”, mi pare chiaro che si trattava di spese di missione da pagarsi ai convocati per una seduta (assisa) ad Agerola.  Ma chi erano costoro? Il nome gergale di “neri” potrebbe riferirsi a dei giudici togati  per via del colore di quella loro veste. 

Casa della Corte come appariva a inizio Novecento (mio disegno da foto)

 

Note

1 –Questa festa doveva essere la maggiore  tra quelle riguardanti l’intero Comune, e doveva probabilmente ruotava intorno alla chiesa di S. Pietro Apostolo nel casale-capoluogo di Pianillo. In tale chiesa, infatti, agiva fin dal secolo XVI una Confraternit del Santissimo Corpo di Cristo,  poi  sostituita con quella, ancora esistente, del Carmine.

2 – Queste offerte erano probabilmente destinate a istituti della vicina Amalfi. Per padri di Gerusalemme si intendono i Gerosolomitani, che nacquero come Ospitalieri di San Giovanni a Gerusalemme e presero poi il nome di Cavalieri di Malta.

3 – Si veda  Alessio De Sarii, Codice delle leggi del regno di Napolis. Libro primo -duodecimo: De’ delitti privati, e pubblici, e delle pene. Napoli 1797, p 59.

4 – Piccolo veliero mediterraneo, attrezzato con due alberi ciascuno con una vela latina, e senza bompresso.

5 – I mastri portolani erano degli ufficiali preposti alla gestione e al coordinamento dei porti e delle · attività commerciali .

6 – Nello stesso catasto onciario trovo che uno di questi mulini era del monastero della SS. Trinità di Amalfi, che per esso riceveva dal comune di Agerola un censo di 3 ducati e 4  carlini annui.

7 – “Costui ( il Duca),  avuta considerazione della posizione topografica di Agerola e di Praiano, lontani da Amalfi, destinovvi un Capitano ed un Governatore ad amministrare unitamente la giustizia, tenendo essi residenza in Agerola. Quest’ultimo (il Governatore )  esercitava le funzioni di giudice e di consultore, ovvero di assessore ordinario presso la corte ducale di Amalfi, in cui intervenir dovea per due giorni in ogni settimana …

 Nell’ordine giudiziario eravi pure in Agerola  una corte bajulare con il giurato e il maesrtro d’atti” (da  M. Camera, Memorie storico-diplomatiche dell’antica Città e Ducato di Amalfi  (Salerno, 1881), vol. 2, p. 623).

8 –L.. A. Muratori, Raccolta delle vite, e famiglie degli uomini illustri del regno di Napoli (Napoli 1755), p. 150.

9 – A. Mascolo, Agerola dalle origini ai giorni nostri, MicroMedia 2003, pp. 167,169 e 170).

10 –Con “provisione e pasto” si intende Stipendio e spese di vitto.

11 –Questa spesa si lega al fatto che il Governatore e Giudice aveva l’obbligo della residenza. La casa prescelta per alloggiarlo dovrebbe corrispondere al piano superiore di quella Casa della corte che poi divenne sede del Municipio e che ora ospita il Museo civico di Agerola.

12 -Qui per Giurato si intende un giudice popolare, ossia un membro della giuria   non appartenenti alla categoria dei giudici togati

13 -Nel caso specifico dovevano essere spesso utilizzati per gli scambi di documenti con Amalfi (capoluogo locale), Salerno (capitale della provincia di Principato Citra cui Agerola appartenne fino al 1846) e Napoli (capitale del Regno).

Informazioni su aldocinque

aldocinque@hotmail.it
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria, Storia locale e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...