La  “transumanza” delle patate. The”transhumance” of potatoes.

(Scroll down for English version).

E’ noto che nella pastorizia esistono due tipologie di transumanza: quella che vede pastori e  greggi compiere lunghi spostamenti da una regione climatica ad un’altra (ad esempio dall’Appennino abruzzese al tavoliere pugliese lungo il tratturo l’Aquila – Candela) e quella che prevede invece spostamenti meno lunghi, ma più ripidi, in quanto insegue le fasi di boom vegetativo delle erbacee spostandosi soprattutto in altitudine (in pianura d’inverno e su di una vicina montagna d’estate). E’ a questa transumanza verticale, nota anche come monticazione o alpeggio, che allude lo scherzoso e metaforico  titolo di questo mio articolo, il cui contenuto è però assolutamente serio e vuole ricordare una antica pratica colturale della nostra zona. 

Essa mi fu raccontata anni fa da un anziano coltivatore diretto di Agerola  e mi fu poi confermata da diverse altre persone che ricordavano i tempi in cui  

l’agricoltura costituiva ancora la principale, se non unica, fonte di reddito di molte famiglie del paese e la coltivazione della patata era tra le più redditizie [1].  

Nonostante che, all’epoca, ci si spostava per lo più a piedi, i contatti tra gli Agerolesi e gli abitanti dei limitrofi centri rivieraschi (Amalfi, Conca, Furore, Praiano e Positano) erano più frequenti di oggi [2]. Ne conseguivano scambi di esperienze e riflessioni che permisero ben presto ai nostri contadini di notare come la resa di quel tubero (chili di patate nuove ottenute per ogni chilo di patate vecchie seminate) aumentava sensibilmente se non si seminava ogni anno nello stesso luogo. Ma non nel senso di stesso campo (come ben insegnano le pratiche della  rotazione e del sovescio), ma nel senso di stesso paese, stesso tipo di suolo e clima.  

Ne conseguiva l’uso di scambiare le patate da semina tra Agerola e uno dei sopracitati paesi a bassa quota della Costa d’Amalfi. Il più delle volte ciò avveniva a baratto: in primavera, il coltivatore agerolese dava al coltivatore di Furore o Praiano eccetera, come patate da seminare, quelle da lui coltivate in montagna l’anno precedente. In cambio, il partner di Furore, o Praiano eccetera dava all’Agerolese delle patate coltivate l’anno prima a bassa quota.   

Con questa specie di  transumanza, non stagionale ma generazionale,  le patate della Costa d’Amalfi alternavano una annata a bassa quota e una annata a quota d’alta collina o montagna, così da dare sempre la massima resa. 

Note 

1 –  Nel corso del tardo  Settecento e dell’Ottocento la coltivazione della patata, insieme a quella del mais, era diventata la nostra  principale fonte di carboidrati, scalzando in ciò le castagne  e inducendo una progressiva sostituzione dei castagneti in campi coltivati. Oltre ad essere vendute fuori paese, le patate erano anche  molto presenti nella dieta degli agerolesi, che infatti si guadagnarono il soprannome di patanari  (‘mangiapatate’). 

 2 –Mi riferisco soprattutto al periodo anteriore alla costruzione delle rotabili (quella per Gragnano completata nel 1885 e quella per Amalfi nel 1936).  

English version

This article is dedicated to Carol LeWitt of the Yale University (New  Haven, CT, U.S.A.) and to the dieticians who are currently studying our

traditional diet and produces

It is well known that Mediterranean pastoralism admits 

two types of transhumance ( a ) the one that sees shepherds and livestocks make long journeys from one climatic subregion to another (e.g. from Abruzzo to the Tavoliere following the millenary Aquila – Candela tratturo) and ( b ) the one 

that involves shorter, but steeper transfers (from a lowland to a nearby highland and vice versa) to find green pastures both in winter and in summer. The title of te present article alludes to the latter type of transfer, which is called vertical transumance or monticazione and alpeggio in Italian.  It is a playful, metaphorical allusion, but the article content is absolutely serious and is intended to report an ancient cultivation practice.

It was told to me years ago by an elderly farmer from Agerola and it was then confirmed to me by several other people who remembered the days when agriculture was still the main (if not the only) source of income for many families and potato was one of the most profitable crops [1].

Although at the time people moved mostly on foot or by mule [2], for kinship and for social and commercial reasons, contacts between the inhabitants of Agerola and those of the neighboring coastal towns (Amalfi, Conca, Furore, Praiano and Positano) were more frequent than today. The implied exchange of experiences and ideas that allowed the local peasants to discover that the yield of potato (kilos of new produce obtained from every kilo of old potatoes sown) increased significantly if not sown every year in the same place. But not in the sense of the same field (as the practices of rotation and green manure teach), but in the sense of the same zone, same soil type and microclimate.

This resulted in the custom of exchanging potatoes for sowing between Agerola and one of the aforementioned other towns of the Amalfi Coast. In most cases this exchange took place by barter: every year, in spring, the farmers of Agerola supplied potatoes to be sown to the farmers of  Furore or Praiano etc., taking them from the potatoes grown in the mountains the previous year. In exchange, those farmers of Furore, or Praiano, etc. supplied their companions 

in Agerola with potatoes to sown taken from those they had cultivated at low altitude the year before.

With this practice, they say, the potatoes of the Amalfi Coast alternated a generation (i.e. harvest) at low altitude (few tens to 400 – 500 m a.s.l.) and a generation at higher elevation (600 to900 m a.s.l.), so as to always give maximum yield. 

Note

1 – During the late eighteenth and nineteenth centuries, the cultivation of potatoes, together with that of corn, had become our main source of carbohydrates, thereby undermining the local production of chestnuts (active since the 10th – 11th century) and causing the progressive replacement of chestnut groves with cultivated fields. In addition to being sold outside the country, potatoes were also very present in the diet of the Agerolans, who in fact were nicknamed patanari (i.e. potato eaters).

2 –This was particularly true before the construction of the roads connecting Agerola with Gragnano (1885) and to Amalfi (1936).

Informazioni su aldocinque

aldocinque@hotmail.it
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