Sull’insolito modo di dire “un tale” nel dialetto agerolese.

Nel dialetto che si parla ad Agerola (micro variante del napoletano)  sopravvive  un sostantivo maschile gent(o) (pronunciato con vocale finale indistinta) che presenta significato diverso da quello del sostantivo femminile gent(e) . Quest’ultimo, è un nome collettivo che,  al di là della divrsa pronuncia, è identico all’italiano gente e  sta per  ‘insieme, gruppo, numero indeterminato di persone’ [1].

 Invece, gento al maschile (‘o gent; nu gento, chillu gento)  viene usato ad Agerola per indicare un  individuo, un tale, una persona maschile. Come esempio d’uso, riporto la seguente frase: “Papà, papà, là fore ce sta nu gente ca te vò!” (Papà, papà, llà fuori  c’è un uomo che vuole vederti!”).

Volendo interrogarsi sull’origine del termine, conviene innanzitutto ricordare che l’italiano gente eredita il suo valore di collettivo dall’equivalente latino  nte (da  gignĕre ‘generare’), tant’è vero che, presso i romani,una gens era l’insieme dei membri  di tutte le famiglie appartenenti a una certa stirpe o progenie  (ad es: la gens Claudia, la gens Flavia, ecc.).

Problematica appare invece l’etimologia del dialettale sostantivo maschilegento.  Ciò che mi pare più probabile è che si ricolleghi anch’esso a  gignĕre, in particolare al medievale   genĭtus (aggettivo da participio passato  della forma passiva di gignĕre) che, mentre si contraeva per sincope [3]   in *gento,  vedeva il suo senso passare da ‘generato’ovvero ‘nato’, a ‘individuo, uomo’.

Ma mi sembra interessante notare che il termine gento viene preferito ai quasi equivalenti  omme, signore e cristiano [2] quando la persona da indicare è uno sconosciuto e, come spesso mi è parso di cogliere, quando si vuol suggerire all’ascoltatore di trattarla con prudente diffidenza..

Ciò mi suggerisce l’ipotesi che  nella genesi di questo gento e del suo significato, abbia influito il latino gentes (plurale del già visto gens), che nel periodo romano imperiale  prese a significare barbari, stranieri’ (in contrapposizione a Romani e Greci) e, poco dopo, anche ‘pagani, miscredenti’ in contrapposizione ai cristiani [4].

NOTE

 1 –Insieme che è di norma individuato per una comune caratteristica, attività o provenienza (es:  gente per bene,  povera gente;  gente di  teatro, gente di fuori) . Si veda al proposito la voce “gente”  del dizionario online www.garzantilinguistica.it

2 – A proposito del sostantivo cristiano e del suo uso come equivalente di ‘persona,  tizio, uomo’, con sottinteso pregiudizio positivo, si consideri anche ciò che segnalo nelle ultime righe dell’articolo.

3 – La sincope è quel fenomeno che, nella evoluzione secolare di una parola, porta ad eliminare  uno o più fonemi. Tipico esempio è quello del latino calidus che diventa “caldo”

4 –Al proposito si vedano le  voci “gentile²” e “gente2” del Vocabolario Treccani e si consideri, inoltre, che San Paolo fu detto l’Apostolo delle genti in quanto il suo apostolato si rivolse soprattutto verso i cosiddetti gentili, intendendo con tale termine i popoli non giudaici, i pagani.

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