LA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO IN PIANILLO. La prima attestazione scritta.

La chiesa di San Pietro Apostolo in Pianillo in una  mia foto degli anni Settanta

La chiesa di San Pietro Apostolo in Pianillo in una mia foto degli anni Settanta

Come accade per molti dei più antichi edifici sacri della Costa d’Amalfi, anche per la nostra chiesa di S. Pietro Apostolo (parrocchia principale di Pianillo, casale capoluogo della policentrica Agerola) non si hanno notizie scritte che ne attestino la data di edificazione. Lo storico Matteo Camera –nelle sue “Memorie storico-diplomatiche dell’antica Città e Stato di Amalfi” (pubblicate nel 1881)- la include tra le più antiche di Agerola e aggiunge che in essa si usava tenere i “consigli comunali” ai tempi di Federico II di Svevia (secolo XIII).  D’altra parte, la notevole antichità dell’edificio mi sembra ben dimostrata anche dal fatto che la sua ossatura fondamentale –tolte le aggiunte e le decorazioni fatte negli ultimi secoli-  si conforma ai canoni dello stile romanico; come mi riprometto di meglio illustrare in un mio prossimo scritto.          

Che la chiesa esistesse già nel secolo XI lo dimostra indirettamente una pergamena dell’anno 1104 che lo storico Riccardo Filangieri ritrovò tra le “carte”  provenienti dal monastero amalfitano di S. Lorenzo del Piano, poi traferite -nell’ordine- presso quello della SS. Trinità (sempre in Amalfi), quello di S. Teresa in Agerola e, infine, l’Archivio di Stato di Napoli. L’originale studiato dal Filangieri  non esiste più, essendo andato perso, insieme a tantissimi altri documenti medievali, nel tragico rogo che colpì quel convento di S. Paolo Belsito nel quale erano state trasferiti durante la II Guera Mondiale, pensando di sottrarle al rischio di perdita per i bombardamenti che minacciavano Napoli.

Ecco il testo di quella pergamena come riportato dal Filangieri alle pagine 173-175 del primo volume del suo “Codice diplomatico Amalfitano”:

 

In nomine domini dei salvatoris nostri Iesus christi. anno videlicet ab incarnatione eiusdem millsesimo centesimo quartodie vigesima septima menssis agusti ind. duodecima Amalfi. Certum est me Sergius f. qd. Stefano  clerico f. dom. Johanni presb. da sancto Petro. a presenti die promptissima voluntate scribere et firmare visus sum vobis dom. Constantino presb. f.  qd. Leone de Constantino. hanc chartulam similem de ipsa chartula quod nobis scribere fecistis. pro quibis dedistis et assignastis nobis plenarium et integrum ipsum castanietum vestrum in Ageroli positum at sanctum Petrum da Purzano. qui est de ipsa medietate propria vestra de ipsa ecclesia sancti Nicolai qui dicitur de ipsis Aurificis. per finis et omnia qualiter et quomodo proclama ipsa chartula traditionem quod nobis exinde scribere fecistis. cum salba via sua et omnibus sibi infra se habentibus et pertinentibus. unde nichil exceptuastis. In ea enim rationem. ut amodo et semper nos et heredibus nostris filii filiorum  nostruorum usque in sempiternum eos habeamus  et teneamus et laboremus et cultemus et ubi habet bacuum pastinemus eos totum de tigillos et insurculemus eos de ipsas  castaneas zenzala. et implere eos debeamus totum  de fine in finem de perfecto castanieto. curam et certamen  seù vigilantia exinde habere debebeamus nos et nostris heredibus ut semper dicat tertius et quartus boni homines quia bonum est laboratum et cultatum et plenum de fine in finem  de perfecto castanieto. et iam amodo et semper castanee et omnem alium frugium quod ibidem Dominus nos et nostros heredes vobiscum et cum vestris successoribus per medietate. castanee sicce at grate et fructora per tempore suo in pred. loco. et ipsa partem vestra de pred. castanee et de pred. fructora nos vobis ille deponamus et nostris heredes usque hic in Amalfi at sancto Nicolao sine pargiatura. et qando (sic)  deponimus ipse castanee vos nobis detis manducare sicut consuetudo est. et omni annuo demus vobis ipsa sabbatatica. Et si nos et nostros heredes bene eos non laboramus et  cultamus et pastinamus et insurculamus  et omnia non atimplemus nos et nostris heredibus  sicut super legitur potestatem habeatis vos et vestris successoribus nos et nostri heredes  exinde bacui iactare cum causa nostra mobilia. et si nos et nostros heredes bene eos laboramus et cultamus et pastinamus et insurculamus et omnia atimplimus qualiter superius legitur non habeatis potestatem vos vel vestris successoribus nos vel nostris heredibus exinde iactare neque nullam virtutem vel imbasionem nobis ibidem facere. set per omni tempore vindicetis nobis eos ab omni humana  persona. Et qui de nobis et vobis et nostros heredes et vestros  successores  aliquid de ss. placito  minuare vel  retornare voluerit  componat a partem qui firma steterit auri solidios  septuaginta byzantinos. et hec  chartula sit  firma imperpetuum.

 

Seguono le firme dei testimoni e dell’estensore:

 

Sergius  Ferafalcone t.s.

Ego Leo Isfitinatus t.s.

Leo f. Sergii f. Iohanne iudex t.e.

Ego Ursus diaconus  et abbas cappel(lanus) palatii scripsi.

 

A tergo della pergamena (di 54 cm d’altezza e 20 cm di base) vi era una annotazione posteriore, in scrittura gotica, che recita“Chertula de Agerolo de incartata in perpetuum ad medietatem de castaneto in Agerulo ad sanctum Petrum. Nessio (sic.) si pertinet dicto monast. Sancti Laurentii”. Parafrasata in italiano essa dice: “Certa relativa ad  Agerola, circa la cessione a mezzadria perpetua del castagneto presso San Pietro di Agerola. Ignoro se appartiene al monastero di San Lorenzo” (1).

 

Passando al testo principale della pergamena, non mi soffermo sugli interessantissimi aspetti che riguardano la forma del contratto e i modi di conduzione di un castagneto di mille anni fa (sul che spero di ritornare con altro articolo), ma passo –invece- a tradurre solo la parte che qui ci interessa:

 

Sergio, figlio fu Stefano (chierico) fu don Giovanni (prete di S. Pietro, in data odierna (27 agosto 1104), con ferma sua volontà scrive e firma  di fronte a  voi prete don Costantino, fu Leone de Costantino, questa carta simile a quella che voi (Costantino) avete fatto scrivere per noi (Sergio usa il plurale perché parla anche a nome della sua famiglia e dei suoi eredi) e con la quale ci avete assegnato e consegnato, completo e integro, quel castagneto vostro che è situato in Agerola, a San Pietro de Purzano, il quale è patrimonio della metà che voi possedete (2) della chiesa di S. Nicola detta degli Aurificis (cognome dei proprietari; probabilmente dal mestiere di alcuni loro antenati)  coi confini e qualità come descritti in detta carta di cessione”.

 

Peccato che i confini e i confinanti non siano descritti (come invece fa la scomparsa copia per il prete don Costantino); ne avremmo potuto ricavare altre utili informazioni sulla Pianillo (Planellum) del XII secolo.

Comunque, appare chiaro che i castagneti da frutto, oggi limitati a pochi relitti periferici, si estendevano fino ai pressi della chiesa di S. Pietro; similmente a quanto ancora oggi si vede pressso quella di S. Maria la Manna (secolo XIII) e alla situazione che, quando ero ragazzo, si vedeva presso la pieve della Madonna di Loreto (ex S. Maria de Galli) ove sopravvive l’uso di distribuire caldarroste e ballotte ai fedeli che vi accorrono quando vi si festeggia San Francesco (per la statua ivi ospitata e forse anche per una visita che il poverello d’Assisi vi fece mentre soggiornò in Costa d’Amalfi).

Ma torniamo a S. Pietro per notare come l’atto notarile del 1104 citi –come nonno del Sergio che prende “ad pastinandum” il castagneto- un  don Giovanni prete della chiesa di S. Pietro. Cosa che deve portarci a concludere che quella chiesa esisteva almeno dalla metà del secolo XI.

Per chiudere devo tornare a una questione che ho sin qui  dato per scontata e cioè che la chiesa di S. Pietro nominata nella pergamena di cui sopra sia la stessa che  poi sarà detta “S. Pietro de Planellum” (come in un documenti del Quattrocento) e che ora conosciamo come parrocchiale di S. Pietro Apostolo. Di ciò, in effetti, si potrebbe dubitare, ma il fatto che –stando alle fonti e alle prove materiali disponibili- quella di Pianillo risulta essere l’unica chiesa di Agerola dedicta al primo apostolo, mi porta a credere di non aver errato. Circa la denominazione “de Purzano”, propongo di farla dipendere dal toponimo del sito ove sorse la chiesa di S. Pietro; toponimo di cui poi si perse la memoria e alla cui origine possiamo porre (in analogia con  mille altri che terminano in –anus > -ano) il nome dell’antico proprietario dell’area; verosimilmente un Porzio di epoca romana che, fantasticando,  potremmo vedere come il signore della villa rustica sulle cui rovine fu eretta la chiesa di S. Pietro quando Agerola cominciava a sviluppare i suoi casali nell’orbita della nascente potenza commerciale di Amalfi.

 

 

NOTE

1 :  Questa nota a tergo sembra posta da un archivista del monastero di S. Lorenzo  e adombra o la possibilità che le “carte” di S Nicola degli Aurificis fossero all’epoca tenute in S. Lorenzo (che sogeva vicinissimo a detta chiesa; comunicazione orale del prof. G. Gargano). Oppure quel castagneto agerolese fu prima di S. Nicola e poi di S. Lorenzo, che perciò ne acquisì –come si usava- le carte notarili pregresse?

 

2 : Costantino doveva possedere metà dei diritti di padronaggio su quella chiesa di S. Nicola e gestore delle proprietà terriere associate a quella quota.

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2 risposte a LA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO IN PIANILLO. La prima attestazione scritta.

  1. rtwwqq@gmail.com ha detto:

    Carissimo Aldo: La tua ricerca est preziosa, significativa ed illustrativa di un sistema che ha propagini sociali nei nostri giorni. Il latino maccheronico rivela scarsa cultura classica dell’estensore…Grazie, Aldo Cundari.

  2. Riccardo Mannini ha detto:

    Aldo,
    con le tue ricerche posso viaggiare nel tempo ed immaginare l’aspetto del nostro paese nei secoli passati.
    Ti ringrazio
    Riccardo Mannini

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