oro bianco

Un articolo scritto da Sabato Cuomo:

 

In un epoca in cui si falsificano i vestiti, le borse, le scarpe, le banconote, gli articoli di giornale, potevano mancare i latticini di Agerola?  E’ accaduto a chi scrive, nella periferia di Napoli, acquistare un consigliatissimo fior di latte dal nome di un fiore pregiato e costoso, con gioia del salumiere che ne esaltava l’incarto con il disegno del fiore, tanto esotico quanto sconosciuto, sopra la scritta “Latticini di Agerola”. E’ una cosa che si sa, fra gli addetti ai lavori, ed è anche motivo di orgoglio sapere che i latticini agerolesi sono così importanti da essere falsificati, prodotti in luoghi improbabili e presentati con un marchio adeguato. Ma è anche motivo di sconforto verificare che un settore trainante dell’economia agerolese un settore che dà lavoro pressappoco a 100 a famiglie, abbia affidato al caso alcuni aspetti ormai fondamentali dell’intero processo di vendita, abbia subito senza alcuna speranza di vittoria la guerra dei prezzi al ribasso imposta dalle mega-stutture del beneventano e del casertano, abbia fino ad oggi ignorato la necessità  di un riconoscimento giuridico, una norma a tutela della qualità del prodotto agerolese, che oggi persiste solo nell’assegnazione del marchio DOP al “Provolone del Monaco”.                                                                               Il sign. Vincenzo Sibilla è stato direttore dello stabilimento Mandara di Mondragone  (19 dipendenti) fino al 1992 e del caseificio ILC Agerolina fino al 1994. Oggi è consulente del Burrificio Valle dei Mulini di S. Antonio Abate. Soprattutto è lui il primo tra gli agerolesi ad avvertire la necessità di un cambio di rotta, l’importanza dell’associazionismo, l’urgenza di un investimento sull’immagine. E’ lui che nel 1993 presentò denuncia contro la produzione e il commercio di falsi latticini agerolesi.                                                      “Sperare di vincere la guerra dei prezzi contro le aziende concorrenti è impossibile- spiega Sibilla- per motivi che saltano agli occhi di tutti: siamo geograficamente più lontani dalla città di Napoli e portare i latticini a Napoli rappresenta un costo maggiore di carburante e di autostrada che per gli altri. I nostri fornitori devono percorrere almeno 50 km in più per le consegne ed è un altro costo aggiuntivo. Il nostro sistema di lavorazione, unico in Italia, richiede il doppio delle ore di lavoro per gli operai ed è un ulteriore, oneroso costo aggiuntivo.  Ci conviene di più, a questo punto, promuovere il prodotto agerolese come un prodotto di qualità, e chiedere un prezzo più elevato, offrendo in cambio una garanzia di genuinità e di eccellenza.”  Che cosa suggerisce lei per un rilancio del Fior di Latte agerolese?  “Innanzitutto un’associazione dei 15 caseifici agerolesi. Devo dirle che il dott. Mariano Fusco provò a organizzarne un consorzio nel 1997, che però non ebbe fortuna perché tra gli associati aderirono aziende che pur operando all’interno del settore caseario, non erano  legate direttamente al processo di produzione, e quindi avevano interessi diversi.”   Perché lei dovrebbe riuscire dove il dr. Fusco ha fallito? “Perché oggi, nel 2008, è avvenuto nell’ambiente un ricambio generazionale, in più le aziende hanno realizzato investimenti importanti, e poi, francamente, ho più fiducia in quella cultura dell’associazionismo che ieri non c’era.” Quali sarebbero i vantaggi immediati per gli associati?  “Si potrebbe per prima cosa creare un gruppo d’acquisto sulle materie secondarie: detersivo, cassette di plastica e di polistirolo, incarti, sale e spezie, gasolio per i furgoni, corde. Presentandosi verso i fornitori con un fronte unito si riuscirà di sicuro a ottenere una riduzione del prezzo. Fermo restando, naturalmente, che ogni caseificio acquisterà i prodotti secondo i quantitativi di cui ha effettivamente bisogno. Si potrà anche concludere accordi collettivi con i laboratori di analisi per l’HCCP e per lo smaltimento del siero.”  Lei ha qualche proposta anche per migliorare l’immagine del prodotto agerolese, per rafforzarne la presenza all’interno del mercato? ”Qualche proposta? Io così su due piedi, senza pensarci più di tanto, ne ho già in mente nove.”  Scommettiamo un caffè che lei non arriva a cinque?  “E allora: 1) ripresentare la denuncia contro le contraffazioni presso tutti i corpi di polizia competenti; 2) creare un bollino di identificazione;  3) sollecitare la Camera di Commercio di Napoli e sollecitare l’ERSAC (Ente Regionale per lo Sviluppo Agro-Alimentare Campania affinchè, in modo gratuito, presentino nelle sedi appropriate di tutto il mondo, l’eccellenza dei latticini agerolesi;  4) contando sull’appoggio dell’amministrazione comunale, creare un corso di formazione per gli aspiranti caseari; 5) dipingere su tutti i furgoni di tutte le aziende aderenti la scritta “Latticini di Agerola”,in questo modo si otterrebbe a costo zero una pubblicità nelle città che altre aziende al momento pagano cifre esagerate per ottenerla; 6) istituire un numero verde gratuito; 7) durante la famosa Festa del Fior di Latte, spingere tutti i caseifici aderenti a presentare la gamma completa dei prodotti; 8) invitare  gli operatori della ristorazione di tutta Italia, soprattutto gli agerolesi che operano nel Nord, durante la suddetta festa; 9)  Installare dei gazebo informativi”  Ci sono scommesse come questa che si perdono con piacere. La scommessa dell’associazione dei caseifici agerolesi vale più di sconfinate piantagioni di caffè.

                                                                                                                                                       Sabato Cuomo

 

 

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