Su alcuni toponimi rilevati nel catasto di inizio ottocento

  I toponimi (nomi dei luoghi), si sa, aiutano molto a ricostruire la storia di un territorio e di quelli che lo hanno abitato. Se ne ricavano indicazioni circa antichi usi del suolo (agricoli, silvo-pastorali, ecc.), antichi proprietari, edifici scomparsi, e tanto altro ancora. Tra i  toponimi che sono ancora oggi in uso per Agerola, alcuni sono di recente introduzione (ad es.: Campo Sportivo, Traforo, Serbatoio, ecc.), ma altri sono di antica o antichissima origine e sono pertanto capaci di rimandare a  lingue del passato (latino, greco, osco, e altre ancora più remote nel tempo).

Come per tutto il resto, anche per la toponomastica mi piace che tutto ciò che vado via via scoprendo  compaia su questo mio blog; in modo che la conoscenza si diffonda tra i cittadini e che i lettori più appassionati possano essere stimolati a ricercare anche loro delle tracce e proporre delle interpretazioni.

 

Tempo fa ho qui pubblicato un articolo dedicato ad alcuni toponimi agerolesi in uso nel Medio Evo; ossia  quelli che si ritrovano in atti notarili del Codice Perris (Cartulario amalfitano dei secoli X-XV pubblicato a cura di Jole Mazzoleni e Renata Orefice per il Centro di Cultura e Storia Amalfitana; Collana Fonti, 1, I-V).

Ora, invece, passo a proporvi i primi risultati di una mia ricerca di toponimi agerolesi in uso nel primo ottocento; ricerca che attinge al cosiddetto “Catasto Provvisorio” ossia quel Catasto senza mappe che fu compilato nel Regno di Napoli in esecuzione del Decreto 12/03/1809 e delle Istruzioni ministeriali dell’1/10/1809 e conservato all’Archivio di Stato di Napoli. Da tale fonte ho ricavato che, all’epoca, erano in uso oltre 250 toponimi per suddividere e denominare parti del territorio di Agerola. Riservandomi di pubblicarne in eguito l’elenco completo, passo ora a commentarne solo alcuni, ricordandone la eventuale discendenza da toponimi in uso nel Medio Evo e aggiungendo, dove posso, delle mie osservazioni circa la possibile origine ed evoluzione.

            Nel far ciò userò il grassetto per i toponimi presenti nella fonte ottocentesca, il MAIUSCOLO per quelli della fonte medievale (Codice Perris) e il corsivo sottolineato per quelli moderni.

 

 

L’Aranara di Fioccola;   ARENARO. Probabilmente indica un luogo ove si poteva trovare e raccogliere sabbia (arena). La raccolta di sabbia era un importante attività preliminare alla costruzione di una casa o altro edificio. La realtà gologica agerolese non presenta giacimenti sabbiosi, ma le piroclastiti (ceneri, lapillo e pomici periodicamente gettati dai vulcani napoletani) che rivestono le pendici montane della zona hanno una componente sabbiosa. Le acque piovane e dilavanti sono spesso in grado di “selezionare” quella componente (lavando via la frazione limo-argillosa e quella pomicea) accumulandola nel greto dei torrenti laddove i ha un tratto a bassa pendenza. L’ Arenaro di Fioccola era probabilmente una zona di impluvio ove era frequente la deposizione di simili sabbie di ri-deposizione selettiva. Ma non è escluso che vi fossero più luoghi detti “arenaro” ad Agerola; per cui la fonte medievale potrebbe anche  riferirsi ad un altro sito agerolese con simili caratteristiche.  

Per inciso, faccio notare che anche Anaro (casale collinare di Vico Equense) sembra derivare dal latino Arenarius.

   

 

Arco; AD ARCO. Da alcune schede del Catasto Provvisorio si evince che trattasi di località limitrofa a quella denominata Cisterna. Forse corrisponde al moderno toponimo Arco Grande che mi hanno segnalato  in riferimento ad un’area posta alla base del Monte Catello (a monte del Macello). Sarò grato a chi potesse darmi conferma e precisazioni; come pure dirmi se esiste una  località Arco distinta da un’altra detta Arco Grande. Circa il possibile etimo, sul quale non ho elementi di giudizio, ricordo che toponimi simili di altre parti d’Italia sono nati o per la presenza di architetture ad arcate (anche ruderali) o per la forma curva, arcuata, di un fiume o di un pendio.  

 

Argentara; ARGENTARO. Matteo Camera, nel suo trattato “Memorie storico-diplomatiche dell’antica città a Stato di Amalfi” suppone che l’Argentara medievale si  ponesse vicino alle frazioni alte di Gragnano (zona dell’ Imbuto, ossia  Monte Muto). Nel citato Catasto Provvisorio trovo, invece, che una delle 3 attestazione del toponimo lo unisce a Lattara (odierno Lattaro, a sud-est di Pino) come due siti limitrofi. Nel medioevo il confine tra Agerola e Pino-Pimonte era probabilmente più a nord di dove è ora. E ancora oggi Agerola ha in quella zona un lembo isolato di sua pertinenza. Circa l’origine del toponimo propongo un legame con il fatto che in zona affiorano delle rocce arenacee ricche di piccoli cristalli di mica che luccicano al sole con riflessi evocanti l’argento. Ignoro se il toponimo sia ancora in uso oggi.

 

Bomerano; MEMORANUM / MEMORANO. E’ l’attuale frazione Bomerano. La evoluzione del toponimo parte dal latino Memoranum (conservatosi come Memorano fino ad almeno il secolo XVII), transita poi per il corrotto “Vummerano” (come ancora si sente nel parlato) e giunge a Bomerano per una “ripulitura” moderna, forse dovuta ad un cartografo o geografo del settecento. Circa l’etimologia, Memoranum potrebbe derivare dal nome di persona Memor (usato nel periodo Romano) ed indicare le sue terre e la sua fattoria o “villa rustica”.

 

Cantorato; Cantorate. Precedentemente, pensavo che il nome di questa boscosa località montana ad est di Agerola potesse derivare  dal latino cantherius (= pertica). Ma dal citato Catasto Provvisorio ho compreso che il nome è –come spesso capita- legato ai proprietari: le sue selve erano, infatti,  dei Cantori del Capitolo di Amalfi.

 

Cassano; Ancora oggi in uso nella forma corrotta di Cazzano. Mi risulta (e chiedo di ciò conferma) che ad Agerola abbiamo due località con tale nome (una a Pianillo ed una a Campora). La terminazione in -ano lo fa inserire tra i probabili “prediali”, nel qual caso il toponimo sarebbe nato per indicare le terre e/o la fattoria di un tale Cassius. Insieme al già visto Bomerano, esso sarebbe, quindi, una residua traccia del periodo in cui la conca agerolese (Gerula) costituiva l’estrema propaggine meridionale del pagus (area agricolo) della città di Stabia.

 

Cavallo; A LU CABALLUM. Tenutasi viva fin ad oggi, la memoria di questo toponimo medievale è stata rinvigorita pochi anni fa con la lodevole iniziativa del Comune di usare nomi antichi nella denominazione o ri-denominazione di strade. Con Via Cavallo si è indicata la rotabile che sale alle più alte case di Pianillo e che continua poi verso Palombelle e Colle S. Angelo. In questa zona il crinale dei monti che separano Agerola da Pimonte, Gragnano e Castellammare presenta la sua elevazione minima (circa 935 m) e disegna un’ampia sella tra il Colle Sughero ed il Monte Cervigliano. Mi pare molto probabile che, in antico, si chiamasse “cavallo” proprio quella sella. Nell’ipotesi che “cavallo” stia per “sella” troverebbe spiegazione anche quella vecchia denominazione Tre Cavalli della montagna che oggi chiamiamo Tre Calli. Infatti, la sua allungata sommità si compone di quattro cime allineate, sparate appunto da tre selle.

 

 

Fossa;  FOSSA LUPARA. Non sono affatto certo che questi due toponimi (attestati rispettivamente per l’800 e per il Medio Evo agerolese) si riferiscano alla stessa località. Nè saprei dire per quale o quali zone del nostro territorio si usavano. Dei contributi da parte di lettori meglio informati saranno, dunque, particolarmente graditi. Nel frattempo sottolineo l’importanza di Fossa Lupara come testimonianza paleo-zoologica che rimanda ai tempi  in cui anche i nostri monti vedevano presenti dei branchi di lupo appenninico.

 

Gemini; GEMINI; Gemini.  Toponimo conservatosi vivo ed incorrotto per almeno un millennio per poi rischiare di finire dimenticato quando, nella zona cui esso si riferisce è stato aperto il tunnel della strada che ci collega a Castellammare (inaugurato nel 1885). Ora quasi tutti indicano la zona come ‘ncoppo ‘o Traforo o, semplicemente, Traforo. Il fatto che le carte medievali lo riportano come  LI GEMINI (in analogia a Li Villani, Li Galli, Li Rocti, ecc.) fa pensare che la localita prendesse nome da dei Gemini che vi abitavano. Come coevo cognome, Gemini non mi risulta, per ora. Non escludo, quindi, che i primi occupanti dell’area furono dei fratelli gemelli (gemini, in latino), o una famiglia così soprannominata per via di qualche “famoso” parto gemellare.

 

Goffone; Goffone. Come conseguienza del fatto che, nel Medio Evo, gran parte dei nostri boschi misti di latifoglie  fu trasformata in puri castagneti da taglio o da frutto, nel dialetto locale abbiamo una ricca serie di parole che attengono a quella specie arborea, alle relative pratiche di coltura ed ai prodotti che ne scaturivano (tijllo, riola, puonteco, falanga, pertica, palo, puntillo, inserteto, etc.). “Goffone” appartiene a quella serie  e deriva da goffa (talora voffa nell’attuale parlato), ossia  la ceppaia di castagno o, per meglio dire, la chiostra circolare di giovani e dritti castagni che si forma intorno alla ceppaia con i rigetti che seguono ad un taglio “a raso”.

 

Isca;  ISCHITO / YSCHITUM; L’isola; ‘Mponta all’isola. Tali nomi vengono tutti dal latino  insula (isoletta) e, applicati, come qui sono, ad un contesto non marino, indicano zone “isolate” dal contorno per mezzo di valloni (lingua di terreno pianeggiante o poco acclive, bordata dalle scarpate di due incisioni torrentizie sub-parallele e, alla fine, confluenti). Che io sappia si hanno oggi due località agerolesi dette “isola”: una nella frazione Ponte ed una a Pianillo (tra Case de Rosa e Li Galli). I citati casi medievali di ISCHITO/YSCHITUM pervengono da un documento che lascia intendere che la zona così denominata si trovava vicino a Gemini.

 

Juve;  S. Angiolo;  SANCTI ANGELI AD JUGO / IUBO. Trattasi di varie denominazioni  della zona di crinale già nominata a proposito di Cavallo/Caballum. Più esattamente, del luogo ove si trovano i pochi ruderi della antica chiesetta di S. Angelo ad Jugo (vedi  articoli del blog sugli antichi edifici ecclesiastici e sulle difese militari). Per  delle foto prese quando tali ruderi erano un poco più cospicui di oggi (deplorevole abbandono!) si rimanda al volume “Agerola” di Angelo Mascolo (edizione postuma curata da Mario Avellino). Il termine è passato nei secoli da Jugum (ossia “giogo” = crinale di montagna) a Jugo, Jubo e Juve (sic!), con quelle oscillazioni tra g, b e v che ono coì frequenti nel napoletano. Vicino alla chiesetta passava e passa la principale mulattiera che usciva da Agerola in direzione di Pino, Pimonte e Gragnano. Da Bomerano e Pianillo vi ci si arrivava passando per Gemini. Da Campora ci si saliva con la mulattiera Inserrata-Jubo (così denominata sulle mappe catatali antiche), principiante dalla zona dell’attuale Palazzetto dello Sport.

 

 

Dentro Lama;  A/AD LAMA; Dinto Lama.  Come chiarisce una delle attestazioni del Codice Perris, si tratta di una località nel casale di Bomerano (Memoranum). Esa è ancora oggi chiamata in modo simile (Dinto Lama) e corrisponde alla parte iniziale del vallone che dalla zona di Via Piano scende verso S. Barbara, per poi confluire nel Torrente Praia. Circa il termine Lama, ricordo che nell’area amalfitana esso è ampiamente usato, sin dall’alto Medio Evo, per indicare le gole torrentizie. E, in effetti, lama significa “gola” in greco-bizantino. Siano dunque in presenza di una eredità linguistica del periodo in cui la nostra area fece parte prima del Ducato di Napoli e poi di quello di Amalfi, entrambi collegati a Bisanzio, politicamente e commercialmente.

 

Lattara; Lattaro.  Zona posta poco a sud-est di Pino (castello amalfitano del X secolo, di cui oggi rimane in piedi solo la bella chiesa). Nel Catasto Provvisorio, una ampia selva che da Lattaro si estendeva fino ad Argentera risulta proprietà delle “Beneficiate di Casa Cuomo”. Credo si tratti di uno di quei Monti di Maritaggio che nacquero secoli fa nel Ducato di Amalfi, per iniziativa sia di comunità laiche e religiose, sia di gruppi familiari particolarmente facoltosi e previdenti (come nel caso in questione). Gli introiti ricavati coi tagli periodici della selva (legnaticum)  erano destinati a beneficiare con una dote alcune giovani donne  della famiglia Cuomo,  in età da marito, oneste e bisognose. Passando dal caso particolare alla generalità di simili istituzioni benefiche, ricordo che in certi casi le giovani cui assegnare la dote erano scelte per sorteggio. Da ciò derivò poi il gioco del Lotto, per cui esso fu inizialmente detto Beneficiata (vedi articolo sulla voce dialettale “bonafficiata”).

 

Miglino; MILLINE. Trattenutosi dall’XI secolo sino all’ottocento, questo toponimo agerolese è fdorse ancora in uso tra quelli che vivono o hanno delle proprietà nella zona così denominata (che stimo abbastanza ampia). Ad essi chiedo la cortesia di illuminarmi sulla posizione del sito in questione. Posso dire che nel primo ‘800 vi possedeva una selva, un  bosco e delle terre seminative tale Acampora Melchiorre fu Bartolomeo. Circa l’etimologia, mi pare molto probabile un legame con “miglio” (latino milium), nel senso di “area (frequentemente) coltivata a miglio”.  Analoga etimologia è stata propota per “Migliara” di Anacapri e per vari Migliarino/Migliarina del centro Italia.

 

Palombelle; PARATA DE LI PALUMBELLE; La Parata e Palombelle. Situate sul crinale dei monti che sovrastano la zona di Gemini/Traforo, le località limitrofe che oggi indichiamo coi toponimi La Parata e Palombelle, nel Medio Evo avevano un solo nome “Parata de li Palombelle”.  Col termine parata si indicava uno dei dispositivi con reti che si apprestavano (paravano) nelle zone di passo degli uccelli per catturarli (“arte dell’acupio”). L’accoppiato Palombelle deriva dal nome dei volatili che più spesso transitavano per quel valico o, forse, dei più appetiti tra gli uccelli che vi si potevano catturare.

 

S. Cataldo; RIPA DI SAN CATALDO; S. Cataldo. Zona di Campora sita a valle della chiesa di S. Martino e forse estesa (almeno in antico) fino al Rio Penise e sin presso lo scomparso mulino de La Vertìna.  Il nome proprio quella ripa (ossia terreno scosceso) lo deve al fatto che erano terre di proprietà del Monastero di S. Cataldo di Scala. Lo stesso che possedeva anche, per  metà quota, il citato mulino (l’altra metà era della chiesa di S. Marciano, sempre di Scala) prima che fosse venduto all’Università  (Comune) di Agerola verso la fine del XV secolo.

Li Ruocchi; ALLI ROCTI. Questi due toponimi, che spero di non sbagliare a ritenere equivalenti, hanno indicato (rispettivamente nell’800 e nel Medio Evo) un casale familiare di Agerola: quello della ancora presente famiglia Ruocco. La fonte medievale chiarisce che esso si trovava a Planellum (Pianillo).

 

Sala. Citato almeno un paio di volte nel catasto di inizio ‘800, questo toponimo (oggi non più in uso ad Agerola?) è ricorrente in varie parti d’Italia ed è  concordemente ritenuto di origine longobarda. Una ipotesi che potrà essere guardata con sospetto, nel nostro caso, in quanto il periodo in cui si ebbero domini longobardi in Campania, Agerola fu parte dei ducati bizantini di Napoli, prima, e di Amalfi, dopo. Ma forse quel termine “straniero” riuscì a diffondersi anche oltre i confini del territorio longobardizzato. L’ipotesi che ad introdurlo in zona furono degli immigrati longobardi (che, forse, chiamarono “sala” la loro residenza) merita qualche attenzione in virtù del fatto che le carte medievali del Codice Perris rivelano, tra gli antichi possessori di beni immobili ad Agerola, delle persone con nomi quali Goffredo, Guglielmo, Landomario, Oddone, Osmundo, Pandolfo e

Rogerio.

 

 

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Una risposta a Su alcuni toponimi rilevati nel catasto di inizio ottocento

  1. Adriano Stinca ha detto:

    Complimenti Prof. un blog interessantissimo.
    Saluti.
    Adriano Stinca di Castellammare

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