Sarno ad Agerola …e viceversa

Noi tutti conosciamo la bella cittadina campana di Sarno ed il fiume omonimo di cui essa ospita le copiose sorgenti carsiche. Ma moltissimi agerolesi ignorano che anche nel nostro territorio esiste il toponimo Sarno. Per l’esattezza è così chiamato l’alveo a deflusso effimero che, partendo da Lòcoli, prosegue lambendo ad ovest l’ampio sagrato della antichissima parrocchiale di S. Pietro Apostolo (Pianillo) e, ancora più a valle, il nucleo di Casa Milano, superato il quale confluisce nel Rio Penise. Oltre che tramandato a voce, l’idronimo Sarno, riferito a quell’alveo, lo si trova anche sulla mappa catastale di inizio ‘900. Prima di procedere a qualche accenno all’etimologia, mi soffermo a segnalarvi che la città di Sarno ci rende –per così dire – pan per focaccia: una delle sue sorgenti si chiama, infatti, La Gerula. Provate a pensare come lo diremmo (e probabilmente lo dicono) in dialetto (‘A Gérula) e l’assonanza col nome del nostro paese sarà pressocché perfetta. Ma, al di là dell’assonanza (che spesso è solo un fatto “casuale” che porta fuori strada), qui abbiamo molto di più. Da mie osservazioni sul posto, su foto aeree e su carte topografiche a grande scala, risulta che quella sorgente è situata al fondo di una conca tondeggiante leggermente depressa rispetto alla campagna circostante; forma che in Geomorfologia si classifica come “nicchia di sorgente” . Mi pare chiaro, allora, che il nome La Gerula si riferisca, prima che alla fonte, a quella conchetta tonda che la ospita; conchetta che fu così battezzata per il suo somigliare ad una “gerla” (cestone tondo per il trasporto a spalla di derrate agricole e simili; ancora in uso in qualche vallata alpina). E, come avrete letto in un’altra pagina di questo blog, una identica spiegazione io propongo per l’origine del nome Agerola, che compare ancora nella forma Jerula o Gerula in diversi documenti del X-XIII secolo: epoca nella quale passa alla forma attuale per agglutinazione dell’articolo (cosa che accadde anche alla vicina Malfa/i, divenuta Amalfi e, forse, a Trani, divenuta Atrani). Tornando al fiume Sarno dell’agro nocerino, ricordo che esso viene citato con quel nome (Sarnus) da Strabone, Virgilio, e altri autori dell’antichità, per poi essere ribattezzato come Dragone o Dragoncello nel Medio Evo. Circa l’origine dell’idronimo Sarno, segnalo che G. B. Pellegrini (a pag. 368 di Toponomastica Italiana, Hoepli, 1990) e G. Gasca Queirazza et Al. (a pag. 714 del Dizionario di toponomastica, Utet, 1997) lo ritengono derivato dalla “base” di tipo indoeuropeo ser- / sor-, col significato di “scorrere, fluire” e adattissima a definire un corso d’acqua . Ad essa si lega, forse, anche l’origine del nome dei Sarrasti, antico popolo della Campania di cui ci parla Virgilio e –piace pensarlo- il villaggio protostorico scavato pochi anni fa dalla celebre archeologa (nonché mia amica) Claude Livadie a Longola, tra Sarno e Poggiomarino. Che l’area di Agerola sia stata sede di insediamenti umani fin dall’Età del Bronzo ce lo raccontano già alcuni ritrovamenti archeologici (tra i quali ricordo quelli della Grotta di S. Barbara e del Campo Sportivo); ma il fatto che vi si sia conservato un toponimo di così antica origine come Sarno sembra indicare qualcosa di più: una continuità plurimillenaria della presenza umana che ha garantito il conservarsi di quel nome grazie alla trasmissione orale, di generazione in generazione.

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