Tijllo (“virgulto di castagno”) dal latino arcaico tigillum.

Nel dialetto agerolese il termine tijllo è un interressante caso di sopravvivenza linguistica (anche se pochi oramai lo usano). Esso  deriva dal medievale tigillo (castagno giovane per piantumazioni e successivi innesti). Al proposito ricordo che la più antica attestazione del termine ad Agerola risale all’anno 981 e viene dalle carte notarili medievali trascritte nel  Codice Perris (Vol. 1, pp. 4-5;  Documento V). Per l’esattezza il documento riporta il termine Tigillitu come nome di una località di Agerola. Toponimo che sicuramente viene dal latino Tigilletum, il cui suffisso -etum è quello tipico dei fitotoponimi (ad es: Quercetum da Quercus) e che qui propongo di interpretare come “castagneto di recente impianto”).

Sempre nel Codice Perris, il documento XCV del 1104 ratifica che tale Sergius (figlio del chierico Stefano e nipote di Giovanni, presbitero di San Pietro di Pianillo)  prendono a pastinato una terra del presbitero  Constantino (figlio di Leone de Constantino) e -impegnandosi a trasformare in castagneto le parti incolte (bacuum)- così  dichiarano: “ …,ubi abet bacuum pastinemus eos totum de tigillos et insurculemus eos de ipsa castaneas agentiala”.

 

Nel latino classico, il termine tigillum (plurale tigilla) viene normalmente tradotto con “travicello”, non troppo distante dal senso di “tronco giovane e retto su cui poi praticare innesti” col quale lo troviamo nei citati testi medievali amalfitani.

Un caso famoso è il “Tigillum Sororium “ (“Travicello della sorella”): un giogo in legno sotto il quale, secondo la tradizione, Horatio padre fece passare Horatio figlio per purificarlo dall’uccisione della sorella, la quale  aveva pianto la morte di uno dei Curiatii, suo innamorato. Il nome Tigillum Sororium passò poi ad indicare una  annuale festa volta a celebrare la purificazione dei militari. Il rudimentale arco col tigillum che fece Horatio padre è da parecchi considerato come l’antenato degli archi trionfali romani, passando sotto i quali gli eserciti reduci da battaglie vittoriose svolgevano il rito della purificazione delle armi.

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