QUANDO S. PIETRO DI PIANILLO PERSE LE SUE FORME MEDIEVALI. Le modificazioni degli ultimi 100 anni.

Ritorno a scrivere qualcosa sulla nostra parrocchiale di S. Pietro Apostolo in Pianillo dopo aver segnalato –mesi orsono- un documento che ne farebbe risalire il primo impianto al secolo XI, quando la si denominava S. Pietro ad Purzano (probabile corruzione di Porziano, toponimo patronimico dal personale Porzio).

Ovviamente, il punto è: cosa resta di quell’antichissimo edificio iniziale nella attuale architettura della chiesa pianillese? Essendo stata più volte rimaneggiata e probabilmente ampliata, vi sono ancora –e quali sono- delle parti dell’ossatura che aiutino a ricostruire la sagoma che l’edifico aveva nell’alto Medio Evo?

Delle valide risposte in merito possono darle solo dei veri esperti e –di norma- prevedono delle indagnini della struttura che superino la maschera delle intonacature e che guardino –altresì- sotto al moderno pavimento, dove abbiamo da esplorare i vani delle antiche fosse sepolcrali e-chissà- di una originaria cripta sotto il transetto.

L’edificio si allunga in direzione SO-NE ma per semplicità, nel prosieguo assumerò che l’asse dell’edificio sia esattamente Ovest-Est.

Rispettando la regola in uso nel Medio Evo, la zona absidale con l’altare fu posta verso oriente, mentre l’ingresso col sagrato e la torre di guardia-campanile furono posti a occidente.

L’edificio fu poggiato su un pendio inclinato non solo verso Sud (come scende il versante che viene dal retrostante Colle Sughero), ma anche verso Est, per via di quel solco in cui corre l’antica mulattiera per salire da Pianillo a Locoli. Ne discende il fatto che il pavimento della chiesa, mentre si raccorda bene al sagrato occidentale, risulta circa 3,5 m sollevato rispetto al piano campagna a tergo della chiesa stessa; dislivello che doveva essere circa 5 metri prima che –negli anni ottanta dell’800- la realizzazione della strada rotabile Traforo-Pianillo-Bomerano, che lambisce S.Pietro verso valle. 

Tutto ciò per dire che nella zona del transetto, vi è –e ancor di più vi era in passato- spazio verticale sufficiente per una cripta. A voler verificare con un cunicolo esplorativo che detta cripta vi fu davvero (per poi progettarne un recupero e una valorizzazione anche turistica), la soluzione più semplice mi pare essere quella di una breccia praticata dall’esterno (Est) alla base del corpo absidale, ovvero sotto il fornice in cui passa la mulattiera per Locoli.

Comunque sia, per individuare la forma iniziale del monumento possiamo anche partire da quella attuale e sottrarre le modifiche apportate nel corso dei secoli, cominciando con le più recenti.

In ciò ci viene in aiuto una fotocopia che ho ritrovato tra mie vecchissime carte e che riproduce una relazione sulla storia della chiesa di S. Pietro apprezzabile specialmente per un elenco degli interventi edilizi effettuati nel periodo 1917-1977. Credo che fu redatta poco dopo il terremoto del1980, come allegato a una pratica per la riparazione dei danni recati all’edificio sacro da quel sisma. A redigerla fu probabilmente il parroco dell’epoca; credo don Pio Bozza, ma le notizie sui lavori edilizi pregressi li ricavava da notizie scritte lasciate dal predecessore Mons. Gregorio De Stefano. I lavori elencati sono i seguenti:

LAVORI ALLA CHIESA

1917: Tutta la Chiesa fu affrescata dal pittore Salvatore Cretella di Atrani. Fu rifatto il tetto della cupola (e ?) della sacrestia. Il sagrato del piazzale antistante la Chiesa fu coperto con pietre vesuviane; furono fatte due rampe laterali di accesso alla Chiesa, con ringhiere in ferro (1).

Figura 1 –Stralci annotato della mappa catastale dei primissimi anni del ‘900. La freccia rossa indica l’interruzione del rialzo del sagrato presso il campanile; cosa di cui rimane traccia nel muraglione di sostegno (vedi foto) . Nel disegno in alto a sinistra i poligoni colorati danno le sagome attuali di edifici e strade, mentre le sagome di fine ‘800-inizio ‘900 sono mostrate dalle linee tratteggiate rosse.

Figura 1 –Stralci annotato della mappa catastale dei primissimi anni del ‘900.
La freccia rossa indica l’interruzione del rialzo del sagrato presso il campanile; cosa di cui rimane traccia nel muraglione di sostegno (vedi foto) .
Nel disegno in alto a sinistra i poligoni colorati danno le sagome attuali di edifici e strade, mentre le sagome di fine ‘800-inizio ‘900 sono mostrate dalle linee tratteggiate rosse.

Decennio successivo (anni non ben leggibili): Risistemazione generale dei tetti. Sistemazione della facciata come si presenta (attualmente) e sistemazione della canonica sovrastante la Chiesa. Sul frontespizio della facciata lo stuccatore Luca Giordano fece un bassorilievo riproducendo al centro la Madonna del Carmine e ai lati i S. Antonio Abate e Pietro Apostolo, circondati da Angeli.

1927: Costruzione del cornicione del frontespizio, in stucco e zinco, per proteggere il bassorilievo.

1931: Inaugurazione del nuovo Organo della ditta Venditti di Cava e costruzione della piattabanda e muratura di sostegno” (ci si riferisce al balcone a inizio navata centrale ove si pose l’organo).

1939: Costruzione di un nuovo vano d’ingresso al lato sinistro della chiesa.

1941: Ampliamento della casa canonica. Rifacimento del selciato del sagrato.

1944: Pavimento in marmo della Chiesa

1949: Costruzione di tre cappelle extradossali nella navata laterale sinistra, con tre altari in marmo, opera dell’artista Carotenuto di Torre”. Sopra dette tre cappelle laterali si costruiranno poco dopo dei nuovi vani della canonica, collegati a quelli ricavati in facciata negli anni Venti. Per stabilire una continuità fisica tre i cecchi e i nuovi volumi, il corpo con le citate tre cappelle e vani sovrastanti fu prolungato verso ovest fino alla linea della faccista; così come appare oggi. 

1970: Solaio in cemento armato della navata centrale; rimozione della tela del soffitto, ormai polverizzatasi, opera di Pietro Coppola del 1792, raffigurante la consegna delle chiavi a San Pietro. Ristrutturazione del presbiterio, secondo le nuove norme liturgiche del Concilio Vaticano II. Tinteggiatura in calce bianca di tutta la chiesa.” Il qui citato solaio in cemento armato venne a sostituire quello originario in travi e tavole. La ristrutturazione del presbiterio comportò lo smantellamento dell’altare maggiore a imbocco abside (già più volte rimaneggiato nei secoli e rifinito con marmi di primo Novecento) e la costruzione di quello attuale, al centro del quadrato di crociera.

LAVORI AL CAMPANILE,:

1913, trovandosi in pessime condizioni statiche, dovette essere rinforzato con catene di ferro con ferro a bullone. Contemporaneamente fu riparato il cavalletto che regge la campana grande.

1917 a seguito dei danni provocati dal gelo e dalle intemperie, fu intonacato totalmente.

1921 fu collocato l’orologio meccanico e due campanelle per il suono delle ore.

1930 il campanile subì vari danni per il terremoto. Il campanile, che allora terminava a terrazza, per lo scolo dell’acqua che si infiltrava tra le crepe, rovinava sempre di più.

1932  Per quanto appena detto, fu fatta la cupola e fu coperta con mattonelle a smalto.

1977 fu intonacato per l’ultima volta.”

Di mio aggiungo che nel 1968 vennero smantellati i due altari in fondo alle navate laterali (salvo i relativi quadri su tela incorniciati da stucchi) e ciò consentì di spostare in asse i due vani-porta che davano accesso, rispettivamente, alla Sacrestia, in fondo alla navata destra, e alla Cappella della Confraternita Madonna del Carmine, in fondo alla navata sinistra; vani-porta che prima erano angusti e ritagliati ai lati esterni dei due altari.

Sulla base delle notizie sopra riportate, possiamo concludere che fino ai primi del Novecento il campanile della parrocchiale di S. Pietro non aveva una cupola terminale (come dimostra anche una vecchia cartolina illustrata).

Inoltre, la facciata della chiesa era completamente diversa dall’odierna (vedi oltre) e la navata sinistra –non avendo ancora le tre cappelle aggiunte negli anni ’40- si presentava del tutto simile a come tuttora appare quella di destra: priva di cappelle e verosimilmente con parete esterna forata da tre finestre a luce ingrediente poste al centro di ciascuna arcata a crociera.

Non essendovi ancora i vani di canonica del fianco sinistro (della chiesa), la navata centrale prendeva luce non da tre, bensì da sei finestre di claristerion (ossia nei muri al di sopra delle arcate di collegamento tra navata centrale e laterali): tre in destra, ancora aperte, e tre in sinistra, ora chiuse.

Con i lavori eseguiti nel primo Novecento la facciata perde del tutto la bella fisionomia che aveva preso nel Medio Evo e per la quale possiamo immaginare forme del tipo ancora conservate alla chiesa della SS.Annunziata a Minuta di Scala e altre simili. Si trattava di in fronte “a capanna gradinata” (essendo la navata centrale più alta delle laterali) contro la quale poggiava il corpo avanzato del pronao, profondo circa 3,8 m e coperto da uno spiovente inclinato verso il sagrato. Similmente a quanto si vede in S. Maria la Manna, il terzo meridionale del pronao (quella davanti alla navata destra) era presa dal campanile, il cui piano terra era collegato al pronao da un arcata ogivale che –tamponata con spessore ridotto- ancora si vede.

Nel portare la facciata tutta avanti per la sua intera altezza (lavori degli anni venti del Novecento) l’area dell’ex pronao fu incorporata nelle navate e –al livello superiore- si ricavò quella sorta di ampio corridoio con tre finestre in facciata che ora porta dalle scale interne del campanile alle camere della canonica che sono sul lato nord del complesso.

A proposito del campanile e delle “rampe laterali di accesso alla Chiesa, con ringhiere in ferro” fatte nel 1917 per un più comodo accesso al sagrato dalla sottoposta rotabile, presento qui un ingrandimento della mappa catastale precedente a tali lavori. Vi si nota che il muraglione che delimita a valle il sagrato presentava verso Est una strana rientranza (2) presso il piede del campanile (freccia rossa sulla mappa). Strana perché sarebbe stato più logico prolungarlo pochi metri ancora per attaccarlo al muro perimetrale Sud della chiesa. Il mio sospetto è che ciò non fu fatto per non coprire col terrapieno del sagrato un varco che ipotizzo dovesse esistere nel basamento del campanile e che doveva rimanere accessibile dalla strada.

Figura 2 –Tre aspetti della zona dietro la chiesa di S. Pietro dove si incrociano la cosiddetta “via vecchia” (di impianto medievale) e la mulattiera per  salire a Locoli. Nella foto in basso si notano il restringimento e lo stacco tra le murature che segnano il contatto tra il corpo della Cappella del Carmine (forse di fine ‘500) e il corpo della sua sacrestia, aggiunta circa cent’anni fa.

Figura 2 –Tre aspetti della zona dietro la chiesa di S. Pietro dove si incrociano la cosiddetta “via vecchia” (di impianto medievale) e la mulattiera per salire a Locoli.
Nella foto in basso si notano il restringimento e lo stacco tra le murature che segnano il contatto tra il corpo della Cappella del Carmine (forse di fine ‘500) e il corpo della sua sacrestia, aggiunta circa cent’anni fa.

Dove portava quel varco? Una possibilità è che conducesse nel porticato-pronao della chiesa mediante una rampa di scale passante “a tunnel” sotto il campanile; un po’ come faceva l’antica strada presso S. Nicola al Ponte di Agerola e come vediamo in tanti altri casi a Ravello, Amalfi, Furore, ecc (3).

Un’altra possibilià è che qual varco a livello strada (circa 3,5 m sotto il pavimento della chiesa) entrasse nel basamento del campanile per poi subito girare a destra e penetrare in un ambiente allungato posto sotto la navata destra della basilica (che pare non abbia mai ospitato fosse sepolcrali). A cosa fosse adibito tale vano è tutto da scoprire; ma non escluderei a priori l’ipotesi cripta o corridoio verso una cripta sita in zona transetto.

Passando ad altro, il confronto della situazione attuale con quella che mostra la mappa catastale dei primissimi anni del ‘900 permette di notare anche un’altra modifica di sagoma subìta dal complesso di S. Pietro circa un secolo fa (o poco prima, se quella mappa non era aggiornata). Si tratta della aggiunta della piccola sacrestia (“sa” in figura) a servizio della Cappella dell’Arciconfraternita. Che inizialmente detta cappella fosse priva di sacrestia lo possiamo evincere anche imboccando la già citata mulattiera per Locoli e analizzando la muratura del fornice che sottopassa i due corpi edilizi in questione: essendo privo di intonaco, vi si nota facilmente lo stacco tra la parte relativa alla Cappella e la parte -anche più stretta- che sta sotto alla sacrestia.

Sulla mappa catastale antica si può inoltre notare che la “via vecchia” proveniente da Casa della Corte (oggi Museo in Piazza Unità d’Italia) aveva un decorso leggermente diverso dall’attuale. Essa incrociava la mulattiera di Locoli alcuni metri più a Sud di dove la incrocia oggi ed era orientata in modo tale da passare radente alla parete meridionale della sacrestia di S. Pietro (“S” in figura), costrita con sagoma trapezoidale proprio per i vincoli posti da quell’antico asse viario (4).

I motivi che indussero a spostare un poco quel tratto della antica strada comunale sono facilmente intuibili: a fine Ottocento, tra la rotabile appena costruita e la “via vecchia” era rimasta una striscia di terra sulla quale tutti i proprietari avevano preso ad edificare case con redditizie botteghe affacciate sulla nuova arteria. Ma ciò non era possibile nel tratto più vicino a S. Pietro, dove la distanza tra la nuova strada e la vecchia si riduceva a soli 5 metri. Il proprietario dovette quindi chiedere –e ottenere- che quel tratto della vecchia strada comunale fosse spostato qualche metro più a monte, facendola passare radente alla erigenda sacrestia dell’Arciconfraternita.

NOTE

1: (Trattasi delle gradinate in pietra lavica salenti dalla strada rotabile al Sagrato; una di esse, aderente alla fiancata sud della Chiesa, ancora esiste; l’altra, più ampia e discosta dalla chiesa, fu smantellata quando, negli anni ’70, si abbassò il settore ovest del sagrato per trasformarlo nell’attuale parcheggio)

2: La rientranza sotto al campanilee oggi è presa da un ampliarsi della rampa a gradini del 1917, ma -come mostra la foto allegata- una traccia del vecchio gomito di cui sopra è ancora leggibile come allineamento verticale di belle pietre angolari a marcare il limite tra la muratura che già c’era e quella che si aggiunse per fare la rampa gradinata nel 1917.

3: Per alcuni indizi architettonici, credo che identiche modalità di accesso si avevano a S. Maria la Manna, dove poi la scalinata venne spostata pochi metri più ad Ovest (oltre il fronte della chiesa) e infine eliminata in favore della presente rampa asfaltata parecchio discosta dalla facciata.

4: Era la principale via pubblica della metà occidentale di Agerla; quella che scendeva dal passo di S. Angelo a Jugo, attraversava Pianillo, valucava il Vernotico Li Galli e giungeva nella piazza di Bomeramo radente a S. Matteo Nuovo, da dove proseguiva dritta per il vallone Pennino, avviandosi a Furore, Paiano e Postano.

fig  3

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