Le faggete dei Monti Lattari non bastarono ai carpentieri navali dell’antica Amalfi.

 

Intorno al 1985, quando scarpinai a lungo sui monti Picentini per ricostruirne l’evoluzione tettonica e geomorfologica, perlustrai anche, insieme alla compianta collega Paola Romano, l’articolato versante nord del Monte Polveracchio (1790 m s.l.m.), grosso massiccio calcareo che si allunga in direzione est-ovest tra gli abitati di Acerno e Senerchia.  Il sistema GPS era ancora di là da venire, per cui ci si orientava con la carta topografica (tavoletta IGM 1:25000 Senerchia), sulla quale si appuntavano anche i dati geologici via via osservati. Fu allora che la mia attenzione cadde sul toponimo “Serra della costa di Amalfi”, relativo ad una zona abbastanza vasta che, allungata in direzione circa nord-sud, scende dalla cresta principale del massiccio (quota 1739) fino a  a circa 1340 metri s.l.m.

La posizione dei Monti PIcentini e del M. Polveracchio (triangolo rosso)  rispetto ad Amalfi (cerchio rosso). In basso una veduta del versante nord del M. Polveracchio (dal sito http://ars.altervista.org/)

Stralcio della tavoletta Senerchia con cerchiato in rosso il toponimo S.ra della costa di Amalfi.

Prima di procedere oltre, voglio ricordare che l’oronimo serra (molto usato in Italia meridionale) è comunemente fatto derivare dal’identica voce latina  per ‘sega’, ammettendo una metaforica assimilazione alla dentata lama di una sega delle catene di monte, a scala minore, di certi rilievi con cresta dentellata. Ma per alcuni studiosi SERRA è un tema prelatino che significa ‘montagna allungata’ [1]  e il caso specifico qui in esame pare dar ragione proprio a questa seconda ipotesi etimologica.

Riguardo al sostantivo femminile “costa”va detto che esso deriva dal latino cŏsta, il cui significato è ampio sin dall’antichià, includendo sia ‘costa / costola nel senso anatomico, ,  sia – per estensione –  il significato di ‘lato’ fianco’. In quest’ultima accezione è stato ed è usato anche per i fianchi di monti e di colline  (Quel monte a cui Cassino è ne la costa, scrisse Dante). D’altra parte, il vocabolario Treccani riporta tra i significati di costa quello di “Tratto di monte in pendenza piuttosto forte” che ne fa un sinonimo di ‘versante’. Lo si usa anche per indicare certe fasce territoriali prospicienti il mare (ad esempio Costa d’Amalfi, Costa Smeralda, ecc.), ma solo quando trattasi di una fascia rocciosa e in pendenza, ovvero del fianco di rilievi montuosi emergenti dall’acqua.

Come ultima notazione preliminare faccio presente che entrambi gli oronimi Serra e Costa ricorrono con notevole frequenza nei Monti Picentini; dopo di che possiamo parafrasare il toponimo Serra della costa di Amalfi) con ‘rilievo allungato del versante di Amalfi’.

Riguardo all’origine del toponimo, Rosanna Alaggio [2], ipotizza che  esso nacque in seguito allo sfruttamento delle locali  fustaie di faggio (tra le più belle del sud Italia) da parte di imprenditori amalfitani che agivano “su concessione della autorità longobarda competente per territorio, o del privato proprietario” [3]. Anch’io avrei pochi dubbi sul fatto che l’interesse di Amalfi per quella zona scaturì dalla necessità di integrare con materiale estratto altrove (ma non troppo lontano) l’annua domanda di legname d’alto fusto che esprimevano gli arsenali del ducato di Amalfi. Ma dei dubbi mi rimangono circa il fatto che ciò avvenne in quei secoli (IX – XI) in cui il ducato filo bizantino di Amalfi si confrontava ad est con i Longobardi di Salerno e Benevento. Quegli esboschi e quel toponimo potrebbero invece appartenere al periodo  che seguì alla conquista normanna del sud Italia, quando Amalfi continuò per qualche secolo ancora ad esercitare intensi traffici marittimi []4  e ad aver quindi bisogno di una cantieristica navale ancora notevole.; tanto che le faggete dei suoi Monti Lattari, limitate alle poche zone sopra quota mille e probabilmente impoverite dai tagli dei secoli  precedenti, risultarono  insufficienti a soddisfare la domanda, e gli amalfitani furono indotti a cercare una fonte aggiuntiva di legname di grande pezzatura nei vicini Monti Picentini, oramai non più “oltre confine”.

Note:

1- Si veda ad esempio Bessat H. & Germi O., Les noms du paysage alpin. Atlas toponymique Savoie, Vallée d’Aoste, Dauphiné, Provence. Grenoble, Ellug. 2001, pp. 34-35).

2 –Saggi di storia amafitana. Collana “Intorno a un mare”. Società Italiana di Scienze Ausiliarie della Storia 2012., p.  59

3 –A supporto di ciò l’autrice cita anche  le opinioni di N. Filippone (L’alta valle del Sele tra tardo Antico e Alto Medioevo. Il territorio, gli insediamenti, Napoli 1993) e di A. Di Muro (Le terre del medio e basso Sele in età longobarda. Istituzioni, insediamenti e economia (secoli VII-XI), in “Rassegna storica salernitana”, 33, 200

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