Si fa presto a dire colle… Un oronimo dal doppio significato.

Nella toponomastica dei monti intorno ad Agerola (parte centrale dei Monti Lattari), ricorre abbastanza spesso il termine “colle”. Limitandosi ai toponimi che sono riportati sulle tavolette dell’IGM in scala 1:25.000, troviamo i seguenti casi:  Colle Carpeneto, Colle Ceppa, Colle dei Fiossi, Colle delle Vene, Colle di Lare, Colle di Mezzo, Colle Garofalo, Colle la Serra, Colle Maista, Colle S. Angelo, Colle Sproviere e Colle Sughero.

A questi possiamo poi aggiungere il toponimo in forma dialettale Lo Cuollo  che si trova citato nel Catasto Onciario di Agerola (anno 1752) e che è ancora in uso per una località a monte del casale Campora.  

Come significato di “colle”, il primo che viene in mente è quello di ‘altura, piccola elevazione del terreno, dosso’  (ad es. i Colli Eugane e i Sette colli di Roma).   

Ma, come riporta anche il Vocabolario Treccani, “colle” (dal latino collis, a sua volta dal greco kolonos o kolone) ha anche un altro significato ed è quello di “depressione della cresta di una dorsale montuosa che mette in comunicazione due valli”; vale a dire ‘sella, valico, passo’.

Come esempi di questo secondo utilizzo del termine, cito quelli che tutti noi  imparammo a scuola, studiando le ripartizioni della catena alpina: “Alpi Marittime dal Colle di Cadibona al Colle della Maddalena; …Alpi Graia dal Colle di Moncenisio al  Col Ferret”.

Ma a ricordarci che colle equivale talvolta a passo (nrl senso di valico), nell’Appennino tosco-romagnolo abbiamo il Passo della Colla, , nell’Appennino ligure il Passo Colla e nei nostri Monti Picentini il Varco della Colla, sul quale passa la provinciale che collega la valle di Giffoni a quella di Serino. E’ chiaro che, in tutti e tre questi casi, colla  sta per colle nel senso di valico .

 Il fatto che il sostantivo colle abbia assunto due significati così diversi  (altura e sella) pare che abbia influito la vivinanzaa collo (dal latino collum), che, tra i suoi significati, ha avuto anche quello di “sommità tondeggiante di un monte, soprattutto in quanto sia valicabile”. Così infatti si legge alla voce collo del Vocabolario Treccani, il quale aggiunge che “in questa accezione, è oggi più comine la variante  colle e la sua forma tronca còl.”

Tornando alla toponomastica storica dei Monti Lattari, faccio osservare che in essa non compaiono mai termini quali Passo,  Sella, Valico e Varco  [1], il che fa sospettare che una larga parte dei sopracitati oronimi locali a base Colle usino questo termine prorprio nell’accezione di passo, valico.

A titolo di esempio, riporto i casi diColle la Serra, Colle sughero e Colle S. Angelo.

Colle La Serra

Il luogo così denominato corrisponde alla sella (a 578 metri s.l.m.) che separa il M. Tre Callidel M. Cerasuolo; sella che viene sfruttata dall’antica mulattiera Agerola – Positano (oggi ribattezzata Sentiero degli Dei).

Colle Sughero

Riguardo a questo toponimo osservo che, da quando l’IGM l’ha segnato sulle sue carte topografiche,esso si è andato affermando come il nome del monte  sul quale cade (quota 1092 m a nord del casale Pianillo). Ma carte e documenti più antichi attestano che quel rilievo si chiamava Monte Acquara.  IMolto probabilmente il qui pro quo avvenne perché il topografo settentrionale che effettuò i rilievi cartografici nel periodo post unitario non capì che con Cuollo Suvero i montanari da lui intervistati non intendevano l’intero monte, bensì solo la selletta che esso presenta quasi in cima [2] e che è sfruttata dal sentiero che, parterndo dal versanteagerolese, passa a quello che guarda verso Pimonte e raggiunge la sorgente dell’Acquara.

Stralcio  della cartografia IGM 1:25.000  mostrante l’area del valico di Colle S. Angelo.  Il rettangolo rosso indica il sito dell’antica chiesetta-vedetta di S. Angelo ad Iugum.

Colle S. Angelo

Circa il toponimo Colle S. Angelo, ricordo che esso allude alla presenza di una chiesetta  del X secolo (oggi ridotta a poco più di un cumulo di pietre) che fungeva anche da punto di vedetta e segnalazione  e che era dedicata a S. Michele Arcangelo. Il rudere è posto esattamente nel punto in cui il crinale principale dei Monti Lattari  presenta un suo marcato minimo altimetrico (a 935 metri s.l.m.), così da costituire un comoso punto di valico che è sfruttata dall’antica mulattiera Amalfi – Agerola – Pino – Pimonte – Gragnano.  Che il termine colle stia qui per valico, lo conferma anche l’antico nome della citata chiesetta: S. Angelo ad Iugum  o Jugo,  dal latino iugum, ossia  ‘passo’.

Note

1- D. Camardo e A. Cinque (2005) La toponomastica della parte centrale dei Monti Lattari (antico Stato di Amalfi), Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana,  30, , p.122

2 –La zona sommitale del monte in questione è caratterizzata da due crinali paralleli, separati da due incisioni torrentizie, allineate e contrapposte, .che sono all’origine della citata selletta.

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