Le rigiole acchiuppate. Un toponimo di probabile valore archeologico.

Come ben noto, la nascita di un toponimo, ossia la scelta del nome specifico da dare a un determinato luogo, (scelta che in tempi moderni è appannaggio delle istituzioni, ma in antico era faccenda popolare) può ispirarsi non solo a un attributo del locale paesaggio (morfologie del terreno, corpi idrici, vegetazione, coltivi, ecc.), ma anche a particolari regimi fondiari, al nome o soprannome o mestiere di un abitante, a un episodio ivi avvenuto e rimasto impresso nella mente dei locali, eccetera. In questo comodo “eccetera” includo quei casi in cui un antico toponimo ci ricorda che in quel luogo sorgeva una volta una certa chiesa, o costruzione d’altro tipo, poi andata distrutta; oppure che vi erano visibili dei resti archeologici oggi non più visibili.

A quest’ultimo caso potrebbe appartenere l’antico micro-toponimo agerolese “Le rigiole acchiuppate

Per quanto io abbia potuto accertare chiedendo in giro, è un toponimo non più in uso, ma lo trovo attestato nel Catasto Onciario di Agerola (compilato nel 1752 e conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli. Esso compare anche nel Catasto Murattiano di primo Ottocento (conservato anche presso l’Archivio storico comunale di Agerola), stavolta nella forma di Le regole accoppiate: una italianizzazione che dovette adottare il funzionario catastale e che, probabilmente, travisa il senso dell’originaria voce dialettale.

A proposito di dialetto, devo spiegare ai lettori non napoletani che oggi si chiamano rigiole le moderne piastrelle ceramiche per pavimenti, mentre in passato il termine designava quadri e quadroni di cotto; forse anche le tegole piane, come per il portoghese tigiolas. L’aggettivo acchippate viene da chioppa (= ‘coppia’) e, dunque, significa ‘accoppiate’.

All’epoca in cui avevo sfogliato solo il Catasto Murattiano, fidandomi della forma ivi proposta (Le regole accoppiate) avevo pensato che il toponimo alludesse a una coppia di confini terrieri rettilinei e paralleli tra di loro. Ciò in base al fatto che il vocabolo “regola” (dal latino règulum) significa anche e ptima di tutto ‘assicella dritta di legno” atta a tirare linee dritte (dal che il più consueto termine “riga”). Ovviamente, visto che quasi tutte le particelle terriere hanno almeno due lati dritti e paralleli, il toponimo Le regole accoppiate, se quello ne fosse stato il senso, doveva essere nato per un luogo dove due confini dritti e paralleli si sviluppavano per una lunghezza insolita, tanto da essere un carattere distintivo del luogo. Per la morfologia articolata che presenta il territorio di Agerola, le particelle terriere, anche quando hanno forma di parallelogramma, mutano frequentemente di orientazione e l’unico posto dove si osservano due confini terrieri dritti e paralleli per centinaia di metri è quello della campagna quasi pianeggiante che sta alle spalle della chiesa di Tutti i Santi.

Perciò mi persuasi che quella poteva essere stata la zona che, secoli fa, fu argutamente “battezzata” col nome di Le regole accoppiate.

Ma, come dicevo, questa era la mia prima ipotesi di interpretazione e ubicazione del toponimo. Poi cominciai a studiare anche il Catasto Onciario e lì scoprii che il toponimo veniva riportato più volte come Le rigiole (e non “le regole”) acchiuppate.

Trattandosi di attestazioni anteriori a quelle del Catasto Murattiano e non italianizzate da un trascrivente colto, quelle dell’Onciario meritano maggior fede. Ma cos’erano davvero quelle rigiole per essere riuscite a determinare un toponimo?

Al momento ho in testa due ipotesi: (1) che si trattasse di una coppia di monumentali castagni secolari, quelli che oggi chiamiamo riole o (2) che in quel luogo erano affiorate, per scavo o per erosione naturale, delle antiche tombe del tipo detto “alla cappuccina”.

Molto famose tra gli archeologi, le tombe alla cappuccina sono così chiamate perché, in sezione trasversale, hanno una forma che ricorda il cappuccio dei frati. Nelle tre dimensioni, la loro forma è simile a quella di una tenda del tipo canadese o di un tetto a due spioventi. Venivano realizzate con due serie di tegoloni piani (tabellones) posti a coppie che disegnavano una V rovesciata e sul colmo si poneva una serie di coppi.

 

CAPPUCCINA DISEGNO

Schema di una tomba alla cappuccina da http://www.museodeibrettiiedeglienotri.it/?page_id=697

Il tutto copriva il defunto e stava in una fossa terragna che poi si colmava con terra. E’ una tipologia di sepoltura tipica delle classi povere e fu molto usata dall’età imperiale di Roma antica all’alto Medio Evo.

Dunque il toponimo Le rigiole acchiuppate potrebbe indicare un luogo di Agerola dove dei processi erosivi, oppure uno sbancamento fatto per terrazzare il pendio o per cavare lo strato di pomici del 79 d. C., aveva posto alla luce una o più tombe a cappuccina. La cosa non meraviglierebbe affatto, visto che in paese abbiamo molte segnalazioni, edite e inedite, di ritrovamenti archeologici di epoca romana. Ma…

DOVE SI TROVAVA QUEL LUOGO?

Purtroppo sia il Catasto Onciario che quello Murattiano sono del tipo verbale, ossia senza mappe. Di conseguenza, il tentativo di ubicazione va svolto sulla sola base delle indicazioni indirette e indiziarie che offrono le “rivele” di chi aveva proprietà nel luogo così denominato. Eccone una sintesi:

Il filatore di seta Gennaro di Rosa, abitante in casa propria nella zona detta Li Galli, possedeva a Le Rigiole Acchuppate un pezzo di orto con congiunto castagneto. Detto fondo confinava con beni della parrocchia di S. Pietro Apostolo e altri della parrocchia di S: Nicola di Bari.

Dalla rivela della parrochia di S. Nicola apprendiamo che anche questa possedeva un castagneto al luogo le Riggiole Acchiuppate, che gli era pervenuto dagli eredi di Agostino Iovieno e che confinava con beni della parrocchia di S. Pietro e di Alessio di Rosa (vedi oltre).

Nello stesso luogo, possedeva un pezzo di castagneto anche il bracciante Domenico Iovieno, abitante a Li Galli Il suo castagneto confinava con beni di Lorenzo di Rosa e di Silvestro Pisacane (vedi oltre).

Circa il castagneto della parrocchia di S. Pietro, la rivela di quest’ultima dice che esso confinava con beni di Cristiforo di Rosa (vedi oltre) e della Cappellla del Santissimo Sacramento (confraternita pianillese annessa alla chiesa di S. Pietro).

Silvestro Pisacane, bracciante, abitava “sopra S. Pietro” (zona a monte della omonima chiesa) e possedeva terreni a L’Imperati, a Le Nocelle di Lollo e a La Scippata.

Cristoforo di Rosa, magnifico, abitava in casa propria “sopra le Botteghelle” e possedeva un orto e castagneto congiunti a Li Galli, una selva a Praianese e castagneti a Scippata, ad Arminola e a Li Galli.

Infine, Alessio di Rosa, calzolaio abitante nel luogo detto Sopra le Botteghelle, possedeva –oltre che la sua casa con orto adiacente, solo un pezzo di castagneto nel luogo La Capanna, confinante con i beni di Giulio Imperato e di FIlippo D’Acamporapa.

L’insieme delle rivele porta a comprendere che il luogo detto Le rigiole acchiuppate si trovava nel casale di Pianillo, forse in vicinanza di Casa de Rosa e/o di Li Galli. Una maggior precisione la consentirebbe la rivela di Alessio di Rosa (uno dei confinanti di Le rigiole acchiuppate) , poiché essa cita solo due località: Li Galli e La Capanna. Ignoro dove fosse quest’ultima località, che purtroppo viene citata solo nella rivela di Alessio di Rosa. Per capire dove fosse possiamo studiare le rivele dei confinanti citati dal di Rosa: Giulio Imperati e FIlippo d’Acampora Il primo risulta possedere terreni a La Scippata, zona che colloco a Pianillo anche in base ai cognomi degli altri proprietari ivi presenti (molti Imperati e Cavaliere, insieme a dei Pisacane, di Martino e Naclerio). Riguardo a Filippo d’Acampora, il Catasto Onciario ne riporta tre: il primo è fuori causa perché abitava a Campora (Sopra S. Martino) e aveva terreni solo in quel casale e oltre il valico di S. Angelo (Lattara, Acqua Fredda ecc.). Il secondo abitava in casa propria con orto a Li Galli non possedeva altro. Il terzo Filippo d’Acampora aveva casa e orto a Le Caucelle (luogo del casale di Bomerano non distante da Li Galli) e non possedeva altri beni.

In definitiva, per l’ubicazione del luogo che era detto Le rigiole acchiuppate, due appaiono le zone di Pianillo maggiormente indiziate: quella di Li Galli/Casa de Rosa e quella a quota analoghe posta un po’ più ad est (a monte di Case Imperati).

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Una risposta a Le rigiole acchiuppate. Un toponimo di probabile valore archeologico.

  1. phlomis68 ha detto:

    molto interessante come sempre, una buona serata 🙂

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